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La Lucchini in vendita si affida a Chindemi

di Silvio Maranzana wTRIESTE È stato per quasi un anno, nel corso del 1997, direttore della Ferriera di Servola per cui conosce la situazione dello stabilimento triestino e saprà come gestirne la vendita l’ingegner Francesco Chindemi che ieri è stato nominato amministratore delegato del Gruppo Lucchini, subentrando a Francesco Calcagni. Nomina formalmente decisa dall’assemblea degli azionisti tenutasi a Milano e cha ha rinnovato l’intero consiglio di amministrazione insediando anche Giuliano Mari presidente, Maurizio Ria chief restructuring officer, Fausto Azzi chief financial officer e Carlo Simeone vicepresidente. Chindemi è stato sostanzialmente scelto dalle banche, in prima fila Bnp Paribas, Unicredit, Intesa San Paolo e Monte dei Paschi, che hanno in pegno le azioni del gruppo dopo la ristrutturazione del debito con l’omologa di concordato del Tribunale di Milano. Il gruppo bresciano, che è controllato dal magnate russo Alexei Mordashov (51% direttamente, 49% attraverso Severstal), al 31 ottobre 2011 aveva debiti per un miliardo 168 milioni 413mila 500 euro. Come ricorda Francesco Semino, responsabile relazioni esterne della Lucchini, Chindemi che ha 68 anni si è formato alla Teksid del Gruppo Fiat e ha ricoperto incarichi dirigenziali, oltre che a Servola, alle acciaierie di Piombino, all’Ilva di Taranto e ultimamente in Belgio per la Duferco. «É un tecnico siderurgico puro il che è positivo», commenta Enzo Timeo segretario di Trieste della Uil. Chindemi dovrà ora dare stabilità al lavoro industriale fornendo un contributo decisivo al processo di vendita. «Bisogna attendere tutte le manifestazioni di interesse - ammonisce Semino - e alla fine si potrebbe anche tornare a decidere di vendere in blocco, anziché procedere allo spacchettamento». Ipotetici interessamenti al gruppo sembrano per il momento venire soltanto da Est: dall’Ucraina e dall’India. In particolare dall’indiana Jspl (Jindal steel & power limited) la stessa che ha preso in affitto per cinque anni la Sertubi di Trieste. Una delegazione del gruppo indiano ha visitato nei giorni scorsi l’acciaieria di Piombino, il maggiore degli stabilimenti della Lucchini forse per valutare l’utilità di un acquisto in blocco del Gruppo, ma fonti toscane rivelano come non siano giunte novità su intenzioni di avviare una due diligence per valutare l’opportunità dell’acquisto. Eppure a Trieste in qualche modo la Jspl c’è già e la sopravvivenza della stessa Sertubi è legata alla ghisa di Servola per cui non è un mistero l’interesse degli indiani sulla ferriera. «Ma non abbiamo visto alcun piano industriale - lamenta Timeo - per lunghi anni tutti i politici si sono disinteressati dell’industria a Trieste. Forse qualcosa con il ministro Clini sta cambiando, aspettiamo imprenditori che mirino anche a salvaguardare l’occupazione, non investitori». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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