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L’America? L’hanno scoperta due veneziani

Chissà se i veneziani fratelli Antonio e Nicolò Zen, mercanti, arrivarono davvero nel Trecento in America prima di Colombo. Chissà se il loro pronipote, Nicolò Zen, nel Cinquecento, si inventò in tutto o in parte il racconto di viaggio degli antenati navigatori. Forse, alla fine, poco importa. Ciò che importa davvero sono lo tracce, la memoria, le suggestioni di un’avventura che oggi, a sette secoli di distanza, continua a riverberarsi sul nostro presente. Tutto inizia ai giorni nostri quando Andrea di Robilant, storico e scrittore, mentre si trova al lavoro in quel tempio del sapere che è la Biblioteca Marciana di Venezia, si imbatte per caso (c’è un turista americano che se ne interessa) in quel che rimane di un antico palazzo dedicato “A Nicolò e Antonio Zen, nel secolo decimoquarto navigatori sapientemente arditi dei mari nordici”. Incuriosito, di Robilant si mette in caccia, e presto gli capita fra le mani un libro stampato nel 1558: “Dello scoprimento dell’isole di Frislanda, Eslanda, Engroneland, Estotiland et Icaria fatto per due fratelli Zeni”. Sembra un libro di fiabe e leggende, un atlante di terre fantastiche. Invece è il resoconto del viaggio dei fratelli Zen, redatto dal pronipote Nicolò sulla base di lettere ritrovate in casa e di una straordinaria mappa che, scoprirà di Robilant, fu usata dal grande cartografo Gerardo Mercatore per tappare i buchi delle terre incognite del suo celebre mappamondo. Isole di Frisalnda? Eslanda? Engroneland? Stregato dall’enigma, di Robilant continua la ricerca. Poi fa i bagagli e parte. Vuole capire, scoprire, seguire le tracce degli Zen lungo le rotte che li portarono verso l’estremo Nord, fra tempeste, guerre, monaci, guerrieri e principi di regni lontani. Il risultato è “Irresistibile Nord” (Corbaccio, pagg. 210, euro 17,60), libro che è un po’ reportage, un po’ saggio storico, un po’ memoriale e tutte queste cose insieme. Di Robilant è bravissimo nel coinvolgere il lettore in questa esplorazione che si addentra nei paesaggi meravigliosi del grande Nord, tra luoghi dai nomi impronunciabili e personaggi bizzarri, memorie tramandate e tracce inaspettate. Il tutto sullo sfondo delle guerre fra Genova e Venezia, i commerci medioevali, le missioni cristiane in Islanda, gli inuit della Groelandia, l’impero britannico di Elisabetta I. Affrontando inoltre di petto la questione che sta alla base di questa “cerca”, è cioè l’attendibilità del libro di Nicolò il Giovane, a tutt’oggi messa in dubbio. Alla fine dell’avventura geografico-letteraria di Robilant ne è convinto (e noi con lui): «Oggi - scrive - gli studiosi danno per scontato che i viaggi degli Zen siano apocrifi, soprattutto nei paesi nordici (...). Io, invece, continuo ad essere affascinato da questa storia. Il lettore avrà ormai capito che considero Nicolò il Giovane un onesto pasticcione ma non un bugiardo; e penso che la storia dei suoi antenati che ci ha tramandato offra spunti importanti di un passato misterioso e remoto». Pietro Spirito