Da Skoglund a Zola, quanti precedenti

di Bruno Lubis wTRIESTE Si era nel 2004 e la Triestina, in mano al presidente Amilcare Berti, era una protagonista della serie cadetta. Anzi, contendeva un posto per la promozione ad altre grandi squadre e non ce la faceva ad arrivare in serie A solo perché era troppo giovane nella categoria. Forse non prometteva tanti investimenti. Allo stadio Rocco apparve il Cagliari che anoverava nelle sue fila Gianfranco Zola, appena tornato da Londra dove era chiamato Magic Box nel Chelsea che stava risalendo la china della classifica e delle considerazioni. Zola aveva già 34 anni e guidava dal campo una formazione che sarebbe approdata nella massima serie, pur con gli alti e bassi dovuti al caratteriale presidente Cellino. Con Cellino anche Zola ebbe qualche diversità di opinioni, pur essendo il fantasiste di Oliena uno dei grandi giocatori in attività. Ebbene, si era sul pareggio al Rocco. Zola scattò su un allungo della sua difesa. Dal centro dove stazionava per risparmiare energie, allungò la corsa sulla destra. Arrivò primo sul pallone e, invece di fermarlo magari d'esterno destro e poi girarsi, lo allungò dalla riga laterale verso il centro del campo in direzione dell'area alabardata. Mauro Esposito intuì la giocata del compagno e si trovò mezzo campo libero davanti. Allungo e gol. Il Cagliari aveva vinto sulla Triestina. Prima di questo frangente il Cagliari era arrivato a Trieste solo nei campionati din serie C e B. Mentre l'Inter aveva dato prova di se medesima già negli anni d'oro della Triestina. Basti pensare che negli Anni '50-'51 l'Inter allenata da Foni e poi vincitrice dei successivi due scudetti, aveva ingaggiato l'alabardato Licio Rossetti. Bel ragazzo, aitante, biondo, dalla corsa aerea. Purtroppo Rossetti a Milano aveva fato comunella con Nacka Skoglund, biondo prosciugatore di contenitori alcolici. Lo svedese, classe immensa e dribbling da sciancare le anche dei terzini d'allora, aveva proseguito la carriera anche senza raggiungere quelle vette che poi Best toccherà, mentre Rossetti scontò un calo di velocità negli allunghi e non ebbe la gloria che si sarebbe meritato. Quell'Inter annoverava anche Nyers, aduso a passare negli uffici della sede nerazzurra per farsi allungare in anticipo un premio partita, promettendo uno o due gol, secondo valore degli avversari e importanza dell'incontro. L'ungherese diventato apolide, dotato di una forza fisica non comune (praticava anche il pugilato e non era conveniente offenderlo o stuzzicarlo), era uno dei grandi goleador della serie A italica. Gli era compagno di reparto Lorenzi, detto Veleno, quello che aveva coniato l'aggettivo più pungente per Boniperti (Marisa), visto che il bianconero si faceva vedere troppo sovente in compagnia del vicepresidente della sua Juventus, Umberto Agnelli, che aveva fama di saper apprezzare anche gli efebi. Per l'epoca era una bestemmia e per il calcio una dannazione, sol che si pensi che Lippi qualche stagione fa aveva negato la conoscenza del fenomeno omosessuale nel calcio. L'Inter a Trieste aveva vinto e perso, ma negli anni ormai lontani della serie A. Quando la Triestina vivacchiava tra i cadetti, tra i pali alabardati giostrava un gran ragazzone, Miniussi, nativo della Bisiacheria. Miniussi da Trieste era passato in nerazzurro, vi aveva disputato qualche campionato e poi era tornato a Turriaco a vivacchiare di ricordi e rimpianti. Fino ad affogare nell'alcol il suo passato di un certo pregio e morire solo e abbandonato da tutti. Della sua morte, una decina d'anni orsono, si ebbe notizia dopo la sepoltura mentre avrebbe meritato un lungo corteo di sportivi. Sabato Cagliari e Inter si affrontano a Trieste in uno stadio moderno, senz'altro sovradimensionato, ma dalla visuale corretta. Il Sant'Elia, nonostante Italia 90, non è stato ancora messo in ordine. Per Trieste un'occasione da non perdere. Almeno lo stadio è da categoria superiore, non certo la squadra e tanto meno le dirigenze che si sono avvicendate negli anni dopo la gestione di Amilcare Berti. Vada a quel presidente almeno la nostra nostalgia. ©RIPRODUZIONE RISERVATA