LaBruce, tutta la pornografia è arte

GORIZIA «Per me, tutta la pornografia è arte». Bruce LaBruce sgombra il campo da ogni equivoco, elude i tentativi di chi vorrebbe sentirgli dire che, pure nel porno, esiste una serie A e una serie B. «Il cinema porno è sempre un atto creativo. Il fatto che possa piacere o no è un altro discorso» continua il regista che, del porno indipendente, è fra gli attuali protagonisti. «Il problema è un altro. Oggi viviamo in pieno conservatorismo, in tempi di caccia alle streghe e sulla pornografia si vuole puntare il dito: non le si perdona che, almeno a quanto molti, sbagliando, pensano, voglia negare alla donna la possibilità di essere madre». E ciò a sottendere un problema ancor più drammatico: «Si ha la tendenza a credere ancor oggi che la donna non sia fatta per provare piacere». Canadese, 48 anni, braccia tatuate e anelli alle mani dalle fogge più strane, LaBruce è stato ospite ieri a Gorizia di un incontro di FilmForum dedicato ai Porn Studies, sezione - una delle cinque di cui la parte goriziana della rassegna è composta - curata da Federico Zecca, Giovanna Maina ed Enrico Biasin. «Nemmeno il web - continua LaBruce - è esente da censure. Alla sua nascita sembrava un Far West senza regole: ma oggi la situazione è cambiata. E di molto: si tenta di regolamentarlo e non credo nel futuro diventerà più libero, più democratico». A supporto del suo pessimismo, o, se si preferisce, realismo, attinente al porno d'oggi, porta un'esperienza: «Ho scritto la sceneggiatura di un santo che fa miracoli attraverso atti osceni ma non mi è stato possibile realizzare il film: forse, dieci anni fa ci sarei riuscito...». Almeno, LaBruce nel parlare di conservatorismo e censura non punta il dito contro l'Italia. «L'Italia prende il cinema porno molto seriamente, con una tradizione intellettuale molto forte e che deriva dal modello di Pasolini, per me una grande forma d ispirazione sia nei suoi film più spirituali come "Il Vangelo secondo Matteo" sia in film di genere diverso come "Salò"». Già, Pasolini. All'incontro alla mediateca Ugo Casiraghi di Gorizia hanno preso parte anche Susanne Sachsse, attrice che deriva dal teatro ma che ha recitato in più film di LaBruce, lontana un miglio dalla classica immagine della pornostar, e Marc Siegel, docente all'università di Francoforte. Tutti d'accordo nel giudicarlo un modello. La Sachsse, in particolare, ha sottolineato la sua predilezione per "Teorema" mentre Siegel ha ravvisato, fra i padri fondatori di certe avanguardie, oltre a Fassbinder e Genet, proprio Pasolini: «Le nuove generazioni dei cineasti - ha chiosato Siegel - gli debbono molto». Alex Pessotto