di Massimo Greco wTRIESTE Candidatura all’insegna della continuità contro la volontà di sparigliare il gioco. Un chimico contro un meccanico. Entrambi imprenditori della grande scuderia lombarda. Da una parte Giorgio Squinzi, patron della Mapei, dall’altra Alberto Bombassei, patron della Brembo. Oggi nella sede romana di viale dell’Astronomia la giunta di Confindustria, composta da 187 membri, sceglie tra queste due indicazioni, emerse negli scorsi giorni dal giro di consultazioni effettuato dai cosiddetti tre “saggi”. Si tratterà di voto segreto, quindi è prudente non azzardare troppo scontate previsioni: sulla carta Squinzi è accreditato di un ampio vantaggio rispetto a Bombassei, diciamo all’incirca 2/3 contro 1/3. Si è trattato di una campagna elettorale dura, con qualche coltellata sotto il tavolo, per cui chi vince dovrà ricucire. Ma Bombassei se l’è giocata fino alla fine, per quanto avvertito dai “saggi” della distanza che sembra dividerlo dal concorrente. L’altro giorno ha trasmesso un appello agli elettori giuntali, nel quale insiste sulla necessaria discontinuità di una Confindustria che non sia preda dei “professionisti” dell’associazione. Bombassei, considerato un “falco” nei rapporti con i sindacati, rimarca con preoccupazione la perdita di competitività del Paese e ricorda come la forza trainante dell’Italia sia la manifattura industriale. Durante la corsa elettorale ha ottenuto un’importante apertura di gioco da Sergio Marchionne, il quale ha detto che, se prevalesse Bombassei, Fiat ritornerebbe nell’alveo confindustriale. Con Bombassei si sono schierati nomi pesanti dell’economia italiana: Luca Montezemolo (di cui è socio in Ntv), Franco Bernabè, Carlo De Benedetti, Diego Della Valle, Andrea Merloni. A livello territoriale, oltre a Torino, la sua forza si concentra nel Nordest: Veneto e Friuli Venezia Giulia lo appoggiano. Compreso Riccardo Illy. Con qualche discrasia, però: il presidente di Federlegno Snaidero voterà Squinzi, il presidente udinese Luci e il veronese Ettore Riello hanno preso le distanze, mentre - da quanto è dato sapere - Antonio Costato, imprenditore rodigino nel comparto molitorio, con attività nel porto di Trieste, sarebbe intenzionato ad astenersi dal voto odierno. Il presidente della Confindustria veneta, Andrea Tomat, che in questi giorni ha dovuto far fronte alla clamorosa uscita della Save dall’associazione veneziana, auspica comunque una soluzione unitaria e preannuncia atteggiamento di grande collaborazione verso chiunque sarà presidente nazionale. Ampia condivisione programmatica su cui ha insistito, nell’appello diffuso la settimana scorsa, lo stesso Squinzi. A parte il Nordest, Brescia, Bergamo, Torino, mezza Emilia Romagna, nella geografia confindustriale Squinzi vince praticamente dappertutto. A livello associativo raccoglie la netta maggioranza delle federazioni (dal legno all’acciaio, dalle costruzioni agli elettronici presieduti da Claudio Gemme), è notoriamente amico di Fedele Confalonieri, gode dell’appoggio della presidente uscente, Emma Marcegaglia. Non ritiene l’articolo 18 una priorità e, sia come imprenditore che come presidente di Federchimica, ha sempre cercato di colloquiare con i sindacati, come del resto suggerisce la sua formazione e le sue frequentazioni cattoliche. Per Squinzi dovrebbe votare anche la mano pubblica, dal petroliere Scaroni al ferroviere Moretti. ©RIPRODUZIONE RISERVATA