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Il killer di Tolosa può colpire ancora

Un elenco, o meglio una lista di proscrizione con i nomi di 163 professori universitari italiani, compare sul sito d’ispirazione neonazista «HolyWar». I docenti, chiamati sayanim - “i devoti”- sono definiti «molto pericolosi», collaboratori dell’intelligence israeliana. Nella lista nera i cattedratici di 26 atenei d’Italia. Nella lista ci sono filosofi, storici, letterati, economisti, giuristi, tra cui molti noti intellettuali. Le università finite nel mirino del sito antisemita hanno sede in tutta Italia: Roma, Trieste, Torino, Udine, Venezia, Milano, Pavia, Bologna, Ferrara, Modena, Reggio Emilia, Genova, Firenze (la presenza di quattro docenti dell’ateneo del capoluogo toscano è indicata su “Il Corriere Fiorentino”), Pisa, Perugia, Urbino, Macerata, Napoli, Chieti, Cassino, Lecce, Bari, in Calabria e a Palermo. Sul sito compaiono anche i nomi di due professori italiani che insegnano in Inghilterra e in Germania. In’altra lista nera pubblicata sul portale, i nomi di altre personalità accusate di essere «complici» di Israele: tra gli italiani, direttori di giornali, editorialisti, cronisti, semiologi, filosofi, scrittori, deputati, parlamentari europei, esponenti della comunità ebraica. TOLOSA Quattro giorni: questa la cadenza infernale scelta dal killer per colpire. Prima a Tolosa e Montauban, facendo strage di parà, poi alla scuola ebraica di nuovo a Tolosa, dove ha infierito contro tre bambini e un insegnante. Se mantenesse il ritmo, il “Terminator”, come lo chiamano i tolosani, potrebbe tornare a colpire venerdì. L’esercito di inquirenti e poliziotti, agli ordini diretti del ministro dell’Interno, Claude Gueant, ha ingaggiato una corsa contro il tempo. La sensazione è che gli inquirenti comincino ad avere in mano qualcosa e tentino di confondere le acque e non scoprire le carte. Anche quelle poche certezze - lo scooter Yamaha T-Max usato per tutte e tre le azioni, o la telecamera che l’assassino si sarebbe legata sul petto - sono svanite fra le 17.30 e le 18.00, quando ha preso la parola il procuratore della Repubblica di Parigi, Francois Molins. Il magistrato, che riunisce sotto di lui le tre divisioni da cui dipendono i 200 inquirenti spediti sul terreno, compresi quelli della Dnat (l’antiterrorismo), non ha fatto che gettare acqua sul fuoco, dando però l’impressione che i suoi sforzi fossero tutti protesi a nascondere e non a spiegare. Soltanto quando un giornalista gli ha chiesto della cadenza di quattro giorni, Molins è stato colto di sorpresa: «Sì, abbiamo notato tutti questa periodicità». Per il resto, ha confermato che tutto quello che la polizia ha in mano è contenuto nella registrazione della videocamera di sorveglianza della scuola, quella che gli specialisti stanno visionando. Secondo il procuratore, con pochi risultati: «Che lo scooter sia lo stesso delle altre due azioni è un’ipotesi, così come la telecamera fissata sul petto». Molins è sembrato invece attratto soprattutto dalla cadenza dei crimini e dal rituale, «un colpo alla testa di tutte e sette le vittime», ha sottolineato. La pista dei tre parà espulsi dal reggimento di Tolosa per neonazismo nel 2008 e sospettati di aver cercato la vendetta sembra tramontata, anche se in questo caso Molins l’ha resuscitata: «Nulla si può escludere al momento». Le notizie sul «mostro in libertà», come l’ha definito il presidente Nicolas Sarkozy, o su Terminator, come lo chiamano a Tolosa, sono però circolate fuori dall’ufficialità. Con insistenza, qualche media francese ha diffuso una prima descrizione del ricercato: «Un uomo bianco, un metro e 75, magro, occhi chiari». In serata anche la voce che sul petto non avesse una telecamera, come era circolato insistentemente in giornata: quella che si vede dai filmati della videosorveglianza sarebbe una fondina con imbracatura destinata all’arma di riserva, ovvero la pistola utilizzata effettivamente dal killer quando la prima si è inceppata. La sensazione è che il «piano Vigipirate scarlatto», qualcosa di mai visto in Francia, un dispositivo di estrema emergenza previsto dalla Costituzione in presenza di una «minaccia grave e certa» per i cittadini, stia segretamente dando i suoi frutti. Ma la polizia, coordinata sul posto dal ministro Gueant, vuole andarci con i piedi di piombo. L’attenzione mediatica mondiale e la concomitanza con una campagna elettorale soltanto in parte sospesa ma comunque in dirittura finale, comportano un imperativo categorico: non si può sbagliare. Meglio aspettare ed essere sicuri che cogliere l’obiettivo sbagliato. Intanto Ozar Hatorah, la scuola martire di Tolosa, riapre oggi. Un segnale di speranza, per indicare ai bambini come uscire dal lutto. Negli occhi di tutti, quelle quattro bare - tre piccole, chiare, da bambini - che lasciano per sempre la loro scuola per l’ultimo viaggio, verso Gerusalemme. Tolosa è schiantata dal dolore e angosciata dal futuro. Da 24 ore, la sua cornice è il silenzio. Tutta la notte, parenti e amici hanno vegliato, recitando salmi e preghiere, i corpi delle vittime esposti nella palestra: Jonathan Sandler, 30 anni, con i suoi figli Gabriel, 4, e Arieh, 5, e la piccola Myriam, 7 anni. Di primo mattino, a gruppi, sono arrivati i compagni di scuola, gli amici, abbracciati l’uno all’altro, in lacrime. Poi il temuto momento del distacco, terribile, quello di dire addio al professore amato da tutti e a quei tre bambini, tutti con la doppia nazionalità franco-israeliana. Saranno sepolti in Israele. Alle 11, il minuto sacro di raccoglimento al Capitole, il cuore di Tolosa, si è irradiato in tutte le scuole di Francia, ferme e immobili nello stesso istante.