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Pdl diviso sul Cav e Monti Gli ex An cercano la Lega

Un rafforzamento del Terzo Polo verso un progetto di Costituente nazionale con i centristi di Casini. Su queste direttive Futuro e Libertà va verso l’assemblea in programma a Marina di Pietrasanta il 17 e il 18 marzo. La linea è stata messa a punto nell’ultimo ufficio di presidenza di Fli, presente anche il leader Gianfranco Fini (foto). La convention servirà anche a trovare una sintesi tra le due strategie emerse fra i futuristi: quella sostenuta da Italo Bocchino, Roberto Menia e Fabio Granata per ricostruire dalle fondamenta le parole e l’identità di una destra moderna lanciando il progetto della “Nuova Destra Italiana” che si rifaccia ai valori della legalità, dei diritti civili e della cittadinanza, e quella di un progetto identitario che vada a includere altre esperienze politiche, caldeggiata da Benedetto Della Vedova, Enzo Raisi e Flavia Perina. di Marina Nemeth wROMA L’ennesima smentita, l’ennesima giravolta del giorno dopo. Berlusconi ci ha abituato a continue piroette politiche, a dichiarazioni fragorose seguite a frettolose retromarce. Come quelle rilasciate l’altro ieri da Bruxelles: sulla candidatura alle primarie del segretario Alfano («Gli voglio bene ma gli manca un quid»), sull’idea di una grande coalizione fra Pd-Pdl e Terzo Polo per il 2013, su un ipotetico scioglimento del Pdl in un nuovo partito, nome già pronto, “Tutti per l’Italia”, e logo pubblicato in anteprima dal Foglio di Giuliano Ferrara. Ieri, la marcia indietro a 360 gradi. «Sono molto dispiaciuto – scrive il Cavaliere alle agenzie e sulla sua bacheca Facebook - perché le mie presunte dichiarazioni sul segretario del Popolo della Libertà Angelino Alfano non rispondono assolutamente al mio sentire. Alfano è stato eletto per un grande progetto di cambiamento in un momento difficile che sta gestendo con indubbia capacità. Pertanto, quando saremo chiamati a scegliere il nostro candidato premier, lo faremo sì attraverso lo strumento delle primarie, ma io ho già detto e ripetuto che sosterrò lui». Quanto all’ipotesi di una Grosse Koalition e di un nuovo partito, Berlusconi precisa che «alcuni hanno cercato di forzare una mia cautissima risposta ad una domanda sulla possibilità di una eventuale grande coalizione, altri mi hanno attribuito addirittura la fondazione di nuovi partiti. Anche in questi casi la realtà è ben diversa da quella inventata dai giornali». Insomma, tutta colpa della solita stampa malandrina, pronta a fuorviare, strumentalizzare, forzare. In realtà, secondo fonti interne al Pdl, Berlusconi avrebbe tentato un’uscita a sorpresa per saggiare l’umore del partito e vedere l’effetto che fa. Ma il passo è stato più lungo della gamba e ha scatenato l’ira di quella parte del Pdl che subisce con fastidio l’appoggio al governo Monti. Come l’area degli ex An, ma anche altri esponenti, ad esempio il vice capogruppo vicario dei deputati Pdl alla Camera Massimo Corsaro, che vorrebbero riallacciare il rapporto con la Lega (anche in vista delle prossime elezioni amministrative dalle quasi si ha paura di uscire malconci) e vedono come il fumo negli occhi la rinuncia ad un confronto bipolare. «Non c’è dubbio – ammette il deputato Giuliano Cazzola – in questo momento nel Pdl agiscono due anime: quella che insegue ancora Bossi e non vede di buon occhio il governo del tecnici. A cui si affianca però una parte del partito convinta dell’utilità dei provvedimenti messi in atto dall’esecutivo». Fra i fautori di un appoggio a Monti, Cicchitto, Lupi, e anche l’ex ministro Brunetta che, insieme con il parlamentare del Pd Bressa, avrebbe predisposto la norma sui super manager, lavorando poi perché il governo la presentasse. Un esempio significativo delle divisioni che affliggono il partito è un provvedimento bipartisan sulla copertura economica delle iniziative per il lavoro dei carcerati (un milione e mezzo di euro) bocciato dalla commissione bilancio. Se fosse approdato in aula infatti avrebbe spaccato il Pdl: una parte dei parlamentari si sarebbe schierata con la Lega, contraria. Mentre La Russa, Gasparri, Matteoli e Galan si compiacciono apertamente delle rettifiche del Capo e sottolineano come «Le grandi coalizioni costituiscano solo delle eccezioni, l’auspicata normalità è quella del confronto bipolare. Se i terzi poli diventano il piccolo grimaldello della sinistra, sarebbe una scelta contraria agli obiettivi dei propri elettori» (Gasparri), altri si limitano a confermare il pieno appoggio al segretario. Anche il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto fa quadrato, bollando come «suggestioni» il nuovo partito lanciato da Ferrara. «Alcune battute di Casini – aggiunge - o non ci convincono, o richiedono ulteriori approfondimenti. Ragione per cui, siccome i partiti è molto facile smontarli o distruggerli, ed è molto difficile costruirne di seri, forti e stabili, intanto il Pdl ce lo teniamo stretto». Fuori dal coro l’ex ministro Francesco Nitto Palma. «Un nostro appoggio ad un governo di grande coalizione è ipotesi da verificare. Certo, alla cauta apertura di Berlusconi non mi pare ci sia stata una risposta positiva. Ma uno scenario di questo tipo sarebbe in linea con il gesto di responsabilità del presidente con le sue dimissioni e con l'appoggio leale a Monti». Un ragionamento che confermerebbe quanto filtra dall’entourage del Cavaliere. L’ex premier guarderebbe al dopo Monti come ad un appuntamento atipico, nel quale di potranno determinare scenari politici ben diversi rispetto al passato, con i partiti in crisi di identità. E qui entra in ballo una nuova legge elettorale con la quale andare alle urne nel 2013. Magari costruita in modo da non costringere più il Pdl ad allearsi con la Lega, ma obblighi l’Udc a scegliere dove stare. ©RIPRODUZIONE RISERVATA