La tratta Trieste-Venezia è diventata un ramo secco per la miopia di Trenitalia

Trieste è finita su un binario morto. E' questa la filosofia di questa campagna stampa lanciata dal nostro giornale contro i disservizi di Trenitalia. Questa volta niente inchieste, niente reportage ma tutta una serie di efficaci testimonianze raccolte tra professionisti, scrittori, artisti, manager che utilizzano il treno per raggiungere la nostra città o per partire da qui. Tutte persone che da anni devono fare i conti con l'inadeguatezza delle nostre Ferrovie. Chi si sposta spesso in treno per lavoro è ormai rassegnato ed esasperato.La lista di lamentele per l'amministratore delegato Mauro Moretti è lunghissima. A continuare questa serie di testimonianze è la scrittrice triestina Susanna Tamaro(nella foto). di SUSANNA TAMARO Caro direttore, come forse lei ha visto, ho scritto un articolo sul Corriere della Sera sulla tragica situazione di Trenitalia e particolarmente sulla rotta della nostra città. La risposta ricevuta dal Direttore Media di Trenitalia, Fabrizio Fabretti, non ha fatto altro che confermare quello che dicevo nell'articolo, cioè che non c'è nessuna volontà di migliorare l'efficienza della rete ferroviaria al di fuori del totem di Frecciarossa. Dice infatti Fabretti: "Non ci sarà mai alcuna società ferroviaria in grado di offrire un treno Orvieto-Trieste se a chiederlo saranno (come oggi sono) 0,5 viaggiatori al giorno. Chi ripaga le perdite? Lo Stato Italiano? Quello tedesco o austriaco? E' un fatto ineluttabile di cui, con realismo, prima o poi si dovrà prendere atto". Trenitalia sostiene che non ci sono soldi e che noi poveri infelici, che non abitiamo dalla linea benedetta da Frecciarossa, dobbiamo stare zitti e non disturbare, perché siamo pochi e con il prezzo dei biglietti ci fanno praticamente la carità. Non mi risulta che la linea Firenze-Roma o la Trieste-Venezia possano essere considerate delle linee di traffico secondario. Certo, quando il servizio è pessimo e il numero dei treni è costantemente tagliato, quando per la stessa distanza ci si mette il doppio del tempo che si impiega ad andare in macchina, è evidente che la clientela cala. La gente va dove ci sono i servizi, e lo straordinario successo di Frecciarossa ne è la conferma. Fabretti parla di un piano di investimento di 2 miliardi per i treni secondari. I risultati, però, di questi investimenti ancora non sono visibili. Anzi, si assiste a un decadimento della qualità e della quantità dei servizi davvero preoccupante. Mentre in Europa i paesi stanno rinforzando tutto il sistema ferroviario, perché in Italia la maggior parte dei finanziamenti sono andati a incrementare il sistema autostradale, quando è chiaro che la comunicazione del futuro, soprattutto per le distanze entro le cinque ore, sarà quella ferroviaria? In Spagna ad esempio, paese economicamente a noi vicino, c'è un treno superveloce tra Madrid e Siviglia, uno tra Barcellona e Madrid e da dicembre anche da Madrid e Valencia. 15 treni al giorno che impiegano 95 minuti contro le 3 ore 30 di prima. Eurostar inoltre prevede che, nel 2014, si potrà raggiungere Londra da Amsterdam in sole 4 ore e la stessa Londra da Ginevra in solo 5 ore Una volta, come ha fatto notare Paolo Rumiz, da Trieste si poteva andare ovunque in treno, era la porta privilegiata verso l'Est Europa, adesso, mentre i paesi vicini e confinanti, tipo la Croazia, varano piani di investimento ferroviario, Trenitalia considera la tratta Trieste-Venezia come un ramo secco. Come mai, in tanti anni, le amministrazioni cittadine e regionali non sono riuscite a far sentire la loro voce sulla questione? Tutti quello che conosco, mi dicono: "Ah, Trieste, deve essere una città bellissima, come vorrei andare" Ma nessuno poi ci va, perché Trieste rimane un luogo dell'immaginario, irragiungibile. Come possiamo noi - clienti poco clienti perché non siamo messi nella condizione di scegliere - protestare attivamente perché questa situazione cambi?Già, perché fino ad adesso i frequentatori delle linee secondarie hanno potuto soltanto sopportare. Sopportare l'incuria, la disorganizzazione, i guasti, il menefreghismo, la sporcizia, i ritardi e la follia degli orari. Si devono infatti trascorrere ore e stazione aspettando le coincidenze, senza poter usufruire neppure una sala d'aspetto. Chissà quanti triestini sono diventati alcolisti alla stazione di Mestre! Per anni, chi era diretto a Trieste con l'Intercity da Roma vedeva partire la coincidenza sotto il suo naso. Per evitare l'alcol sono diventata amica della signora Milena, che gestiva la piccola libreria. Ma ora purtoppo anche lei ha chiuso e dunque la stazione di Mestre è un incubo di gelo e cemento che non ho più il coraggio di affrontare. I lavoratori fanno sciopero, ma noi, cosa possiamo fare? Bloccare le stazioni? Inondare Trenitalia di lettere di proteste che cadranno nel silenzio più assoluto? Ovunque, in Italia, ci sono comitati di pendolari che protestano, ma non sembra ottenere grande ascolto, perché pagano ‘pochissimo', come ha ricordato ancora il direttore Media, e dunque è un gatto che si morde la coda. Chi ha detto che non pagheremmo di più, per un servizio migliore? Malgrado la sottile presa in giro del dottor Fabretti nei miei riguardi, sono sicura che le linee austriache e tedesche non farebbero un cattivo affare a scendere tra Firenze e Roma o da Venezia e Trieste. Sono linee altamente turistiche e piene di potenziali viaggiatori. E per finire, una parola sulla Stazione di Campo Marzio. Un gioiello che, in altre città, costituirebbe il polo principale di attrazione turistica, ora abbandonato alla buona volontà di un gruppo di appassionati e ora al cupio dissolvi di Trenitalia. Il mondo dei treni è pieno di appassionati, se poi si organizzassero dei viaggi particolari con carrozze d'epoca, il successo sarebbe garantito. Basta pensare ai treni panoramici svizzeri o altre realtà in Europa. Perché farsi sempre del male? Trieste è una città di enormi possibilità turistiche, ed è un vero dolore vedere come vengano costantemente sprecate. Mi sono sempre chiesta, ad esempio, come mai non esista un'autostrada del mare che, partendo dalla nostra città, tocchi tutte le rotte adriatriche, per arrivare fino a Brindisi e alla Grecia. Soprattutto in estate ci sarebbe un interessante afflusso di turisti del Nord Europa, oltre a offrire un importante sgravio anche al traffico dei Tir. Una volta c'era l'Adriatica, poi, con il suo fallimento, è rimasto il deserto. Un servizio aliscafi tra Trieste e Venezia non sarebbe una bella cosa? E come non ricordare la grande occasione sprecata della ex Pescheria, trasformata in un malinconico Salone degli Incanti? Non sono un'esperta di trasporti e turismo, ma soltanto una persona di buon senso che vuole bene alla sua città natale e soffre nel vedere queste situazioni. Un caro saluto ©RIPRODUZIONE RISERVATA