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Duello Gavio-Salini per Impregilo

di Marco Girardo wMILANO C’è un costruttore romano rampante, il Gruppo Salini, che ha fame di commesse e proiezione sui mercati internazionali. L’altra stella nascente del mattone made in Italy, la famiglia Gavio di Tortona (gli eredi di Marcellino), non è da meno. I due sfidanti si contendono Impregilo, peso massimo fra i general contractor italiani, controllato fino a qualche tempo fa da un inedito triumvirato – gli stessi Gavio, FonSai (Ligresti) e Atlantia (Benetton) – attraverso una delle tante scatolette cinesi del capitalismo italiano, Igli, titolare del 29,9% di Impregilo. I Ligresti stanno vendendo tutto per salvare quel che resta del loro impero e, a malincuore, il capostipite Salvatore ha dovuto rinunciare anche al suo terzo di Igli, per ora a favore dei Gavio. I Benetton, a loro volta, sono alle prese con “grandi opere”, ma di ristrutturazione domestica, e in questo momento pensano più al business delle concessioni che a quello delle costruzioni e dell’engeneering. Giovedì scorso Atlantia ha incaricato ufficialmente l’Ad Giovanni Castellucci di trattare con Beniamino Gavio la cessione della quota parte detenuta in Impregilo attraverso Igli. Se ne verrà a capo a breve – entro il 2 marzo, comunque, quando scadrebbe l’opzione di Atlantia su mezzo pacchetto messo in vendita da FonSai – e a quel punto i Gavio avrebbero il 100% di Igli e quindi il 30% del general contractor. Quota che però potrebbe non bastare, visto che Salini ha rastrellato nel frattempo azioni fino a portarsi al 20% d’Impregilo. Si sa, titolo conteso, titolo che vola: in tre mesi le azioni del Gruppo si Sesto San Giovanni sono lievitate del 23% e, negli ultimi sei, del 44%. Ma il finale della storia è tutt’altro che scritto. Per i Benetton, a dire il vero, la trama è più che abbozzata: chiamarsi fuori. La partita se la giocano quindi gli altri due contendenti. L’obiettivo del costruttore romano è scalare Impregilo e creare così “un grande Gruppo italiano nelle costruzioni e nelle concessioni, con il know-how e le dimensioni necessarie per competere nel settore globale delle infrastrutture”. Da qui la decisione di salire ulteriormente al 20%, dopo aver portato la propria quota dal 15,01% al 18,24% lo scorso 31 gennaio. Da allora gli acquisti non si sono fermati, proseguendo fino all’ultima settimana. Ma la grande incognita, per Salini, è appunto il riassetto di Igli. In cambio del controllo totale della “scatola”, i Gavio passerebbero ad Atlantia la propria quota nella joint- venture autostradale cilena (Autostrade Santiago del Cile, controllate al 47% da Gavio, al 45% da Atlantia e all’8% da Mediobanca). I Salini vorrebbero fondersi con Impregilo, ai Gavio è sufficiente la certezza di dominare l’azionariato. Ma il controllo assoluto potrebbe richiedere ulteriori acquisti. Per evitare che a maggio, nel corso dell’assemblea Impregilo, Salini raggruppi più voti. E qui entra in gioco Mediobanca. Oltre agli affari sudamericani con i Gavio, infatti, Piazzetta Cuccia ha da poco concesso alla famiglia di Tortona la possibilità di accresce la sua quota fra i soci. Ottimi sono soprattutto i rapporti fra Beniamino Gavio e il presidente di Mediobanca, Renato Pagliaro. La banca d’affari potrebbe quindi appoggiare finanziariamente un’eventuale Opa Gavio sul general contractor. E il titolo, in questo modo, continuerà probabilmente a festeggiare. Ma il gioco, sotto il profilo industriale, vale la candela? Impregilo ha chiuso i primi nove mesi del 2011 con ricavi complessivi per un miliardo e mezzo e un risultato netto attribuibile ai soci della controllante di 58,7 milioni. La redditività è rimasta dunque positiva, pur in una congiuntura complicatissima, soprattutto grazie alla diversificazione geografica che il Gruppo persegue da anni e che sta dando ottimi risultati nel settore Costruzioni negli Stati Uniti, in Romania e in Italia. ©RIPRODUZIONE RISERVATA