Proroga per il bollo sui capitali scudati, fissazione per il primo acconto dell’Imu dell’aliquota di base, intervento sullo spesometro. Sono alcune delle misure che potrebbero essere contenute nel decreto sulle semplificazioni fiscali al quale il governo sta lavorando. Il 16 febbraio è il termine ultimo per il versamento dell’imposta straordinaria sui capitali scudati, prevista dalla manovra Monti di fine 2011, il cosiddetto Salva-Italia. Una proroga di questo termine sarebbe scontata anche perché la norma presenterebbe qualche dubbio interpretativo che potrebbe essere risolto contestualmente allo slittamento della scadenza. Ora è da vedere se il rinvio riuscirà ad entrare nel pacchetto delle semplificazioni fiscali o se verrà inserito nel primo “veicolo” utile, magari in sede parlamentare. Il cantiere della riforma fiscale sarebbe in piena attività e si muoverebbe su due vie parallele: quella del decreto, in cui entrerebbero alcuni primi provvedimenti, e quella della delega dove dovrebbe essere messa mano a temi di più ampio respiro. Potrebbe arrivare un intervento sulle detrazioni fiscali: il rischio è quello di avere un altro rincaro dell’Iva a partire da settembre. Ipotesi che il governo vorrebbe evitare. Sempre nella delega potrebbero essere inserite le norme che legano i frutti della lotta all’evasione all’alleggerimento del carico fiscale. ROMA Stretto fra la valanga di emendamenti sul pacchetto liberalizzazioni e i paletti dei sindacati sulla riforma del lavoro, Mario Monti trova la “sponda” del Quirinale e il sostegno di Berlino per proseguire sulla strada del rinnovamento. Ma è soprattutto sul fronte della trattativa con le parti sociali che il presidente del Consiglio riceve due “assist”: il primo dal capo dello Stato, il secondo dal presidente della Repubblica tedesca, in visita ufficiale in Italia. Napolitano invita a riflettere su quanto fatto in Germania, sottolineando che il nodo non è tanto la questione salariale, bensì la competitività che deve crescere di pari passo con la solidarietà, anche attraverso la «flessibilità». Concetti ripresi in gran parte dal presidente tedesco che, accanto a Napolitano, individua nella lotta alla burocrazia e nell’ammodernamento del mercato del lavoro le due priorità italiane. Anche Wulff, come Angela Merkel prima di lui (cancelliera che ha Monti sentito al telefono nel pomeriggio anche per concordare i prossimi incontri internazionali), si dice impressionato dalle misure già varate dal governo e dall’ampio sostegno parlamentare ricevuto, ma ammonisce che questo sforzo non deve fermarsi a metà perchè i mercati attendono novità anche su questo fronte. «Bisogna combattere la disoccupazione giovanile che è inaccettabilmente alta», dice Wullf. Parole, quelle dei due presidenti, che suonano come musica all’orecchio di palazzo Chigi. Anche perchè gli stessi concetti Wulff li ripete sia nel colloquio privato avuto con Monti a villa Madama, sia nella successiva colazione di lavoro allargata ai tre leader sindacali italiani, agli imprenditori italiani e tedeschi e ad alcuni ministri. E anche Monti, riferisce chi c’era, ha voluto sottolineare la necessità di proseguire sulla strada delle riforme, lavoro incluso. Durante il pranzo è intervenuta anche Susanna Camusso, leader della Cgil, per sottolineare che si deve dare priorità alla lotta contro la disoccupazione giovanile e alle disparità uomo-donna. Ma non si ha notizia di incontri o colloqui a margine, che anzi un po’ tutti smentiscono, a cominciare da palazzo Chigi. Un incontro con le parti sociali ci sarà, ma mercoledì a palazzo Chigi dove il governo ha convocato sindacati e Confindustria. Sul tema delle riforme Monti è intenzionato a mantenere il calendario fissato, che prevede una riforma del lavoro entro marzo e il via libera del Parlamento alle liberalizzazioni con «cambiamenti minimi». Sul delicato tema dell’articolo 18, la linea non cambia: il premier continua a pensare che freni gli investimenti e che l’istituto debba essere riformato, soprattutto per dare maggiore «oggettività» ai pronunciamenti dei giudici del lavoro e assicurare così tempi certi alle imprese e allo stesso lavoratore. Sul fronte delle liberalizzazioni, invece, c’è grande attenzione nel governo, anche se nell’agenda di palazzo Chigi al momento non figurano incontri con i partiti, visto che la cena serale al Quirinale per Wulff non appare - almeno agli occhi del premier - il momento giusto per discutere di certe cose. La situazione in Parlamento, spiega però un ministro, appare «delicata, anche se tanti emendamenti sono raggruppabili». La speranza è che gli sforzi di Renato Schifani, che ha detto di voler vigilare sul testo delle correzioni, diano i frutti sperati. Tanto che la fiducia non è ancora certa: «Non è esclusa, ma speriamo ancora di poterla evitare», riferisce un membro del governo.