Ungheria, ali tarpate per la Malev

di Stefano Giantin wBELGRADO Nuova tegola sull'Ungheria, pesante sia sotto il profilo economico, sia per l'immagine del Paese. Questa volta non si tratta della messa in mora di Budapest da parte dell'Ue per le leggi "autocratiche" approvate dal governo Orban. Sono state tarpate le ali, letteralmente, alla super indebitata compagnia aerea nazionale. Dalle «ore 6 del 3 febbraio», ha annunciato ieri la sua dirigenza, la Malev ha sospeso i voli «dopo quasi 66 anni». «Malgrado la fiducia dei passeggeri fosse rimasta inalterata e ci fossero le prospettive per continuare a operare, i nostri partner hanno iniziato a pretendere di essere pagati in anticipo per i propri servizi», continua la breve nota. La triste fine delle aerovie magiare, acquisite nel 2007 da un consorzio russo prima di essere rinazionalizzate nel 2010, era attesa. A gennaio, la Commissione europea aveva ordinato all'azienda di restituire 200 milioni di aiuti di Stato, che le erano stati concessi tra il 2007 e il 2010 dal governo ungherese, secondo Bruxelles in violazione delle regole Ue. La botta era stata troppo forte e aveva fatto fuggire anche potenziali nuovi investitori stranieri interessati a Malev. «Quello è stato solo il colpo di grazia verso la bancarotta, già prima Malev era gravata da 500 milioni di euro di debiti. Il problema maggiore era la totale dipendenza dagli aiuti pubblici di un'azienda non sostenibile e non competitiva, con più di 15 direttori succedutisi in 20 anni», illustra Peter Kreko, direttore del think tank Political Capital. «Lasciare a terra la Malev è stato doloroso. Abbiamo provato a continuare a farla volare, ma questa è la fine. Non possiamo proseguire su questa strada, senza correre il rischio di vederci sequestrare gli aeromobili che si trovano all'estero», ha spiegato il primo ministro Viktor Orban. Orban che aveva tentato di salvare in extremis la compagnia, senza fornire nuova liquidità ma dichiarandola «azienda d'interesse strategico» per lo Stato e ponendola sotto protezione straordinaria contro i creditori. Tutto inutile. «Simbolicamente, è un cattivo messaggio che la compagnia sia fallita durante il "governo nazionale", anche se la responsabilità non è sua», aggiunge Kreko, «ma l'esecutivo ha dato l'impressione di essere completamente impreparato per questo scenario considerato che le voci sulla bancarotta circolavano da mesi. Malev ha 2600 dipendenti e non si sa quale sarà il loro futuro. E mentre le compagnie private» - come Ryanair, che ha già annunciato lo sbarco in forze a Budapest - «sembrano occupare rapidamente la nicchia che Malev aveva, diventa molto difficile progettare una nuova compagnia nazionale». ©RIPRODUZIONE RISERVATA