Liliana Cossovel e la mostra mai fatta a Parigi

La mostra, curata dal conservatore della Galleria Annalia Delneri, è visitabile fino all'11 marzo (martedì, sabato, domenica 10–19; mercoledì, giovedì, vennerdì, 15–19, lunedì chiuso). Ingresso: intero 3 euro, ridotto 2. Visite guidate su prenotazione 4 euro (almeno 10 persone). Domenica alle 16 visita guidata gratuita. Incontri collaterali alle 16.30: 20 gennaio e 17 febbraio con Nico Stringa, docente di Storia dell'arte contemporanea Ca' Foscari; 27 gennaio e 10 febbraio con Stefania Portinari, ricercatore; 24 febbraio con Luca Massimo Barbero, già direttore Museo Arte Contemporanea Roma. di Marianna Accerboni wGRADISCA Di lontana ascendenza kossovara, dal fisico sottile e scattante, connotato da un'aggraziata grinta un po' balcanica, la pittrice Liliana Cossovel (Gorizia 1924 - Cittadella, Padova 1984) è presente con una personale esaustiva e di rilievo, intitolata "Sincerely yours" (Sinceramente sua), nei rinnovati spazi della Galleria "Luigi Spazzapan" di Gradisca: 63 lavori, prevalentemente pittorici - acquerelli, chine e inchiostri su carta e oli e tecniche miste su tavola e tela - che ripercorrono il suo itinerario artistico, dai primi cimenti a Venezia, dove si trasferì dalla città natale all'età di 23 anni per iscriversi all'Accademia di Belle Arti, al Liceo artistico e alla Facoltà di Architettura, sino al periodo di una fervida maturità, interrotta troppo presto dalla morte. Basti pensare che nel 1986, Patrice Leleu, ignaro della sua scomparsa, le inviò una lettera, invitandola a organizzare una mostra a Parigi, che non si realizzò mai. La rassegna, voluta da Maria Masau Dan, Isabella Reale e Raffaella Sgubin e accompagnata da un accurato catalogo, ha curiosamente luogo proprio in quello spazio, cui l'artista guardava già nel 1981, proponendosi per una personale con due lettere indirizzate all'allora presidente della Galleria, Luciano Zuttion, in cui ricordava come la sua famiglia avesse dato «anche in epoche meno recenti (…un) apporto alla cultura...» grazie ai meriti del prozio, il poeta Francesco Cossovel, e del nonno Emilio, pittore. Non è un caso comunque, la scelta da parte di Liliana di trasferirsi, giovanissima, a Venezia: al di là degli studi formativi che vi potè svolgere, nel dopoguerra la città, con personaggi come la collezionista statunitense Peggy Guggenheim, la quale vi aveva "esportato" l'avanguardia americana, e con pittori come per esempio lo spazialista Mario De Luigi e, più tardi, con il gallerista di origine triestina Leo Castelli, offriva un humus fertile, vivace e stimolante. Temperamento preciso, affascinante, piena d'interessi, colta e organizzata - come la descrive il nipote Toni Follina, architetto e proprietario delle opere esposte, in un'intervista rilasciata alla curatrice Annalia Delneri - la Cossovel trovò senz'altro nel ricco ambiente artistico-culturale veneziano, motivi d'ispirazione e d'approfondimento, che favorirono la sua ricerca, condotta con grande professionalità e coerenza. Complice anche l'incontro, avvenuto alla Scuola Libera di Nudo con Vinicio Vianello, pittore e designer di qualità (premiato nel '57 con il Compasso d'oro), che sarebbe divenuto suo marito e compagno per tutta la vita. E all'inizio avrebbe influenzato la pittura della moglie con la sua apertura verso il Novecento italiano, come testimonia la prima personale di Liliana nel '53 al Circolo della Stampa di Gorizia. Dopo questi lavori, successivi a prove eccellenti di "perizia figurativa", quali i ritratti di sé e del marito e diversi paesaggi, la Cossovel abbandona il linguaggio figurale per immergersi nella libertà del gesto, del segno e del colore, componendo così con rigore e fantasia un linguaggio sensibile alle istanze del suo tempo, cioè alla sintesi onirica e metafisica, e sceverato attraverso la poetica informale e materica verso l'astrattismo lirico. La mostra culmina nel ciclo "Sincerely yours", che dà il titolo alla rassegna, alludendo in forma ironica, stile pop art nell'intersecarsi di pittura, scrittura e dell'icona di Marilyn, a un commiato da questo mondo, che l'artista intuiva non sarebbe stato lontano. ©RIPRODUZIONE RISERVATA