Da "Gomorra" a Montecitorio l'epopea di Nick 'o merecano

di Alberto Alfredo Tristano wROMA Politici chiacchierati ce ne sono diversi, e anche uno solo sarebbe abbastanza per indignarsi; così come territori ad alto rischio non mancano. Ma essere il politico più chiacchierato e per di più di "Gomorra" - come il successo planetario di Roberto Saviano ha ribattezzato Caserta e la sua provincia - è con ogni evidenza il punto che pone Nicola Cosentino da Casal di Principe sul filo pericoloso del baratro e dell'ignominia pubblica a venire. E oggi il difficile equilibrio che finora l'ha salvato avrà da sostenere la prova più dura, quella del voto nell'aula di Montecitorio, che stabilirà se lui, Nick 'o merecano, come è soprannominato, ha da andare oppure no in carcere. Il casalese, i Casalesi. Per i magistrati, uno stretto legame di interessi li unisce. Il politico, il clan dei camorristi. Il primo sul burrone, i secondi decapitati nel dicembre scorso del loro capo assoluto, Michele Zagaria: l'hanno trovato in un bunker sotto terra, nel suo paese, Casapesenna. Ma attenzione, il clan non è finito, è un'organizzazione forte, complessa, piovresca: non un fenomeno di gangsterismo urbano come molta della camorra campana (non per questo meno violenta e pericolosa, naturalmente), ma un sodalizio presente e potente e influente a casa loro, lì a Caserta e in Terra di Lavoro, così come nelle più linde e ricche e armoniose città del Settentrione, fin dentro il cuore della capitale del business, Milano, e oltre i confini frontalieri. Dove c'è possibilità di affare, si appalesano, lo ricorda ogni volta Saviano, casalese anche lui, nel senso di cittadino di Casal di Principe. E proprio in questo paesone di 20mila abitanti, che Mussolini ribattezzò Albanova (ma il vecchio nome fascista è rimasto solo alla locale squadra di calcio), nasce anche Cosentino e il cosentinismo. Che non è un semplice potentato locale, come in fondo ce ne sono ovunque, quale più quale meno limpido. Cosentino è il capo del partito berlusconiano, il Pdl, della seconda regione italiana, la Campania. Potere vero, e Cosentino lo esercita in maniera certo non eterodiretta da Roma o Arcore. Cosentino non è un ventriloquo. Se ne ebbe chiara visione quando, per il coinvolgimento in inchieste di camorra, nel 2010 la pressione su di lui e sul premier Berlusconi fu tale che dovette dimettersi da sottosegretario all'Economia, ma nessuno osò mettere in discussione la sua leadership regionale. Tanto che ancor oggi, al centro della tempesta perfetta, l'onorevole lotta e difende il suo fortilizio: «Non mi dimetto. Se andrò in carcere, ci andrò da coordinatore regionale, da prigioniero politico. In Campania si vuole distruggere quel Pdl che ha sconfitto il sistema di potere bassoliniano». Sì, Berlusconi deve molto a Cosentino, perché è con lui che ha conquistato la regione. E non stupisce se il partito, lassù in alto, stia facendo di tutto per salvarlo: Berlusconi premendo su Bossi - ma senza successo, almeno nel voto di giunta, in aula si vedrà - per non far mancare i voti della Lega per il no all'arresto, Cicchitto evocando ripercussioni politiche sulla tenuta del governo Monti se Cosentino dovesse andare in carcere. Tutti segnali che danno l'esatta misura di quanto Cosentino conti, di come in fondo il suo declino sia temutissimo nel partito perché oltre si vede lo sfascio. In città, a Casale, lo chiamano Nick 'o merecano. Soprannome ereditato dal padre, che fondò un'azienda di commercio di gas e carburante grazie ai rapporti con le basi americane in Campania. Nick è dei fratelli quello che ha studiato, è avvocato. Ha fatto crescere gli affari dell'Aversana Petroli, e quando ha compiuto il salto nella grande politica, a Montecitorio, nel 1996 (oggi è alla sua quarta legislatura), la guida dell'azienda è passata formalmente ai fratelli. Parentele pericolose: due di loro hanno sposato sorelle di capoclan. E ad incupire l'anima nera di tutta questa storia c'è anche una tragedia avvenuta lontana da Casale, molto presente nella memoria collettiva: ricordate la strage ferroviaria di Viareggio? Il carico di gas liquido che provocò il disastro era di proprietà dell'azienda Cosentino. Ma nessuno ha fermato Nick, che avanzava nelle gerarchie del partito, diventando vicecoordinatore regionale. Poi il numero 1. Nel 2008 Berlusconi è tornato al governo, e al governo ci è andato pure lui, e nel dicastero più pesante, quello di Tremonti. Nel 2009 i magistrati hanno chiesto di arrestarlo per concorso esterno in associazione camorristica: l'aula ha respinto. Il leader del Pdl in Campania nutriva ambizioni grosse, e la più grossa di tutte era la definitiva affermazione: diventare il governatore della sua regione. Il capo, e non solo del suo partito. E per farlo non esitava - sono le accuse dei magistrati, nell'ambito della inchiesta sulla P3 - a ricorrere a sistemi sporchi: infangare il nome del suo concorrente interno più forte, Stefano Caldoro, facendo girare la voce che andava a trans. Insomma, una specie di Marrazzo napoletano. Ma il ricatto non è riuscito, Caldoro ha dimostrato che era tutta una montatura, a Nick hanno chiesto un passo indietro: e così si è ritrovato a portare voti e far vincere il candidato che voleva affossare. No, il colpo grosso non gli è riuscito. E intanto ha cominciato a stringersi la morsa della giustizia. Il suo nome in vari procedimenti giudiziari. Lo spettro di Gomorra, suo spettro di Banco. Oggi sapremo se la parabola Nick 'o merecano prenderà davvero, e come, la curva della discesa. ©RIPRODUZIONE RISERVATA