MILANO Si è aperta la trattativa tra azienda e sindacati sul riassetto di AnsaldoBreda, la controllata di Finmeccanica che produce treni. Nell’incontro di ieri sono stati illustrati i principali aspetti del Piano di riorganizzazione e risanamento: l’internalizzazione del lavoro fatto fuori, una quota di riduzione della parte dirigenziale e l’efficientamento del sito di Palermo. Il prossimo incontro sarà il 20 gennaio quando sarà affrontata la questione dei carichi di lavoro. AnsaldoBreda «continua a generare perdite, l’amministratore delegato Manfellotto ci ha esposto diagnosi e strategie d’aggressione ai centri di costo, ma se entro maggio la tendenza non si inverte deve trarre le giuste conseguenze»: ha detto il segretario nazionale della Uilm Giovanni Contento al termine dell’incontro che i sindacati metalmeccanici hanno tenuto col management della controllata di Finmeccanica. «L’ad è stato interessante nelle argomentazioni proposte e nelle conseguenti analisi sui problemi relativi all’efficienza e alla competitività di AnsaldoBreda», ha detto Contento, ricordando che l’azienda «fino al 2010 ha perso 830 milioni di euro e al 30 novembre di quest’anno altri 200 milioni, somme ripianate dalla Capogruppo. Ancora non conosciamo il dato finale del consuntivo dell’anno in corso, ma possiamo anticipare un’altra cifra in rosso. Così proprio non può continuare. Siamo fuori tempo massimo e Ansaldo Breda vive una situazione fallimentare che continua a generare perdite». di Massimo Greco wTRIESTE L’accordo sindacale raggiunto il 21 dicembre - senza la firma di Fiom - va nella giusta direzione, c’è l’impegno del governo a rilanciare la cantieristica pubblica e a tenere aperti gli 8 siti produttivi, verrà esercitata pressione sulle pubbliche amministrazioni interessate affinchè vengano rispettati gli accordi sottoscritti per gli interventi strutturali riguardanti Genova Sestri e Castellammare, viene infine formulato l’invito ai sindacati perchè ritrovino la strada dell’unità e della responsabilità. Questo il Passera-pensiero espresso ieri sera sulla vertenza Fincantieri in occasione dell’“esordio” del ministro sul bollente dossier navalmeccanico. Il ministro ha sottolineato l’importanza strategica del settore per l’economia nazionale, ha garantito il supporto governativo alle azioni commerciali del gruppo, ha confermato i finanziamenti in tema di ricerca e sviluppo. Ma ha chiesto capacità di diversificare e ampliare l’offerta produttiva a “piattaforme specializzate”, per coprire le esigenze operative dei cantieri. Nuovo appuntamento fra tre mesi, per verificare termini e modalità di applicazione dell’accordo “solstiziale”. Intanto l’esecutivo cercherà di capire se a Bruxelles, in sede comunitaria, ci sono margini per ottenere risorse sulla “rottamazione” delle navi obsolete. Va inoltre ricordato che lo Stato, con il tramite di Fintecna controllata dal Tesoro, è proprietario di Fincantieri. Alla riunione al ministero dello Sviluppo Economico non c’era l’azienda, c’erano i vertici sindacali dei metalmeccanici: Landini per Cgil Fiom, Farina per Cisl Fim, Palombella per Uilm, i rappresentanti di Uglmetalmeccanici. Erano accompagnati dai rispettivi coordinatori di settore: Pagano (Fiom), Monticco (Fim), Ghini (Uilm). Secondo fonti sindacali, l’incontro, nonostante le premesse non fossero delle più incoraggianti, si è svolto in un clima disteso. Fuori dal ministero manifestavano dipendenti Fincantieri, che provenivano dagli stabilimenti più esposti alla crisi: Sestri, Palermo, Castellammare, Ancona. Hanno parlato tutti gli esponenti sindacali, rimarcando posizioni e divisioni della vigilia. Critici Landini, che reputa “deludente” l’incontro con Passera, e Pagano: la Fiom respinge l’accordo sulla cassa integrazione firmato il 21 dicembre, vuole la riapertura del tavolo negoziale, la presentazione di un nuovo piano industriale, la ridistribuzione dei carichi di lavoro tra gli stabilimenti per non lasciar sguarnito alcun sito. Per Landini si è di fatto tornati indietro, alla situazione di giugno, con due cantieri, Castellammare e Sestri, solo formalmente “attivi” ma al momento senza missione produttiva. La Fiom si riserva iniziative di lotta, non escludendo - ha detto il leader della Fiom - il ricorso al referendum sull’accordo del 21 dicembre. Decisamente diversa la valutazione di Fim e Uilm. Per i metalmeccanici della Cisl, Farina e Monticco hanno ribadito la positività di un’intesa, che non chiude alcuno stabilimento e che non lascia a casa i lavoratori. Non solo, lo stesso ministro - secondo gli esponenti di Fim e Uilm - ha giudicato buono il piano di riorganizzazione presentato da Fincantieri e ottimo l’accordo di dicembre. L’importante, ha commentato Palombella (Uilm), era avere assicurazioni sulla volontà di tenere in vita gli 8 stabilimenti. ©RIPRODUZIONE RISERVATA