L'avvocato Bernot: processo da bloccare Trieste è ancora TlT

di Furio Baldassi w TRIESTE «In nome del popolo italiano...». No, quella formula di rito l'avvocato Livio Bernot, non vuole proprio sentirla riecheggiare il giorno 12 nell'aula del Giudice di Pace, nel processo che lo vede contrapposto alla collega Isabella Passeri, che lo ha querelato. Per un motivo semplice: Trieste, a suo dire, carte alla mano, non dovrebbe neanche essere considerata Italia ma Territorio libero. E dunque esiste un serio problema giurisdizionale dei giudici. Professionista del foro di Gorizia, Bernot ha chiesto la sospensione del processo e la trasmissione degli atti alla Corte Costituzionale per la valutazione sulla incostituzionalità degli articoli. 1 c.p.p. e 3 I° comma, 4 II° comma e 6 II° comma c.p., per violazione degli articoli 3 e 10, 11, 21, 22, 24, 28 e 102 della Costituzione Italiana, ha evidenziato che essendogli contestato un reato di opinione commesso a Trieste è evidente, in base ai trattati internazionali validi in Italia a norma dell'articolo 10 della Costituzione, «la carenza di giurisdizione dello Stato Italiano nella provincia di Trieste riconosciuta quale zona A del Territorio Libero di Trieste dal Trattato di Pace del 1947». E non mancano, nella sua tesi, alcune suggestive spiegazioni. In sostanza il professionista nel suo ricorso ha sottolineato come in base all'articolo 3 primo comma del codice penale italiano «la legge penale italiana obbliga tutti coloro che, cittadini o stranieri, si trovano nel territorio dello Stato, salve le eccezioni stabilite dal diritto pubblico interno o dal diritto internazionale». Inoltre, secondo il dettato dell'articolo 4 secondo comma del codice penale italiano, «agli effetti della legge penale, è "territorio dello Stato" il territorio della "Repubblica", quello delle colonie e ogni altro luogo soggetto alla sovranità dello Stato. Le navi e gli aeromobili italiani sono considerati come territorio dello Stato, ovunque si trovino, salvo che siano soggetti, secondo il diritto internazionale, a una legge territoriale straniera». Di più: l'articolo 6 secondo comma del codice penale recita: «Il reato si considera commesso nel territorio dello Stato, quando l'azione o l'omissione, che lo costituisce, è ivi avvenuta in tutto o in parte, ovvero si è verificato l'evento che è la conseguenza dell'azione od omissione». Un inciso di una certa rilevanza che non comprenderebbe Trieste e, appunto, il Territorio Libero di Trieste (TlT) che, in base a una singolare "dimenticanza" è sempre rimasto sospeso nell'aria, un relitto della storia sempre negato a parole ma mai nei fatti. Non essendo mai stato modificato il Trattato di Pace, sostiene infatti Bernot, e non potendo essere superato dal Trattato di Osimo, accordo bilaterale siglato nel 1975 tra Italia e Jugoslavia e ratificato dall'Italia nel 1977 e mai ratificato dai firmatari del Trattato di Parigi, «lo status giuridico della provincia di Trieste è quello di un territorio indipendente sotto impropria amministrazione italiana». Ci credono, e ci credono parecchio anche quelli del Movimento Trieste Libera, che il 3 novembre scorso ha in pratica sancito il passaggio da associazione culturale a struttura politica, con Sandro Giombi presidente, Stefano Ferluga segretario e Arlon Stok e Adriano Ciacchi nel direttivo. Niente a che fare col vecchio movimento indipendentista triestino. La nuova realtà è tutt'altro che un covo di nostalgici. L'età media supera di poco i quarant'anni e l'interesse attorno alla loro ricostruzione della storia sembra esponenziale. Forse perchè la crisi sortisce anche l'effetto di rivedere rapporti che sembravano marmorei, rispolverare argomenti che sembravano ormai appannaggio della fantasia di qualche vecchio indomabile. In poco tempo sono diventati un centinaio. L'effetto Bernot potrebbe moltiplicarli ulteriormente. ©RIPRODUZIONE RISERVATA