29 novembre 2011 —
pagina 24
sezione: Nazionale
«Dobbiamo spostare l’azienda e per questo partirà la ristrutturazione». Le parole sono di Dino Conti, storico proprietario delle concessionarie Citroen e Opel. Dice: «La sede sarà spostata presto spostata nei capannoni della Valle delle Noghere lasciando liberi gli spazi di via Flavia. Per quanto riguarda la ristrutturazione del personale (attualmente l’organico è di una trentina di persone)confermo che sono in corso trattative e che si troverà il modo di sistemare tutto». Continua: «Si parla di tredici posti: ma non posso confermare il numero di posti che sono oggetto di trattativa. Anche perché se ne parlo rischio di scoprire le carte. Quello che stiamo facendo è tentare di riposizionare la società». Anche per quanto riguarda l’altro marchio, la Opel, sono in corso altre trattative. Ma in questo caso si tratta di una acquisizione societaria verso la Unicar srl di Pordenone. In questo caso - è evidente - la struttura triestina diventerebbe parte di una società che gestisce e amministra le concessionarie del marchio Opel che operano in tutta la regione. E che il “cervello” della concessionaria triestina dovrebbe essere trasferito proprio a Pordenone. Si tratta di razionalizzazioni che riguarderanno determinati e specifici servizi all’interno della concessionaria, come, per esempio il magazzino ricambi e l’amministrazione. E questo significa altri tagli. «Posso solo dire - chiude Conti - che le trattative stanno proseguendo e nulla è ancora stato deciso». (c.b) di Gabriella Ziani Ieri l’annuncio-choc: tutti a casa, la fabbrica chiude. I lavoratori non se l’aspettavano, i sindacati nemmeno. Per altri 35 lavoratori la crisi passa dalle notizie tv alla vita quotidiana. È quanto accade alla Alutec, azienda specializzata in serramenti di alluminio, attiva dal 1980, che si promuoveva come in possesso di soluzioni innovative e con un mercato italiano ed estero, e che dal ’90 era entrata nel gruppo veneto Savio. L’amministratore delegato Alberto Fantin ha ieri annunciato immediata mobilità, con una prospettiva di chiusura dell’azienda a metà del prossimo anno. Una mossa preventiva per evitare il fallimento, per non seguire le vie della Diaco, del Caffé degli specchi. L’intenzione di vendere quanto più possibile del magazzino, per onorare i pagamenti. La crisi di mercato ha messo l’azienda in ginocchio. I sindacati hanno rifiutato la mobilità, rettilineo per la disoccupazione. Oggi alle 15 saranno a colloquio con l’assessore regionale al lavoro, Angela Brandi, e alle 16 con l’assessore provinciale, Adele Pino. E vogliono parlare anche con il sindaco Cosolini. Di giorno in giorno, a gruppi di poche decine alla volta, lavoratori perdono il posto a Trieste, ditte falliscono, mentre sono in gioco i 35 posti della Crismani sfrattata dall’area di Porto vecchio e non basta ancora. Notizia altrettanto di ieri: rischiano il posto adesso 13 dipendenti della Dinoconti, concessionaria della Citroen con sede in Strada della Rosandra, dopo che già altre concessionarie hanno dovuto affrontare pesanti ridimensionamenti. «Chiude anche la Citroen - denuncia Franco Palman, segretario della Uilm -, sono talmente tante le situazioni di crisi, e non c’è alcun progetto. Tutti questi “senza lavoro” vanno ad aggiungersi ai 10 mila disoccupati di Trieste, persone fra i 35 e 50 anni che molto difficilmente trovano da ricollocarsi». L’Alutec è una di quelle medio-piccole aziende con produzione di alta qualità che finora, grazie a questa nobile caratteristica di nicchia tipica dell’industria triestina, avevano conquistato un loro mercato. «Ma adesso - dice Palman - se in Spagna e in altri paesi la maniglia che loro vendevano a 17 euro viene comprata a 5 con marchio cinese, la competitività è persa, non si vende più niente». I sindacati vanno a chiedere ai politici quali siano le prospettive di tutela sociale per questi 35, se si può avviare una cassa integrazione in tempi velocissimi, se la Regione può farsi parte interessata nel cercare un acquirente per questa azienda, che altrimenti fra sei mesi mette i lucchetti. ©RIPRODUZIONE RISERVATA