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Venerdì di sangue nella Siria in rivolta Decine di morti

Chi pensava che l’America puritana avesse già scaricato Herman Cain, è rimasto deluso. A sorpresa, un sondaggio pubblicato dal Washington Post e dalla Abc, mostra che malgrado lo scandalo sessuale che lo sta travolgendo, l’ex “pizzaziolo” di colore resta in pista a giocarsi la nomination repubblicana, a un anno dal voto per la Casa Bianca. Ormai sono passati molti giorni dallo scoop di Politico.com che ha rivelato al mondo le sue presunte molestie ai danni di addirittura tre donne. E man mano che la vicenda si arricchisce di nuovi particolari, ormai tutti i media Usa non parlano d’altro. E anche Cain sembra patire la pressione. Nelle ultime ore ha dato segni di nervosismo attaccando prima i giornalisti progressisti, colpevoli di «volerlo distruggere». Poi se l’è presa con un suo avversario diretto, Rick Perry, accusandolo di aver orchestrato lui tutta questa campagna diffamatoria. Eppure, malgrado tutti questi segnali, la gente, almeno per il momento, è ancora con lui. L’ex Ceo di “Godfather’s Pizza” mantiene infatti un tasso di popolarità del 23%, un punto appena sotto Mitt Romney, considerato da tutti gli osservatori, e soprattutto dalla Casa Bianca, il candidato repubblicano da battere. DAMASCO Il primo venerdì di protesta da quando è stato annunciato l’accordo formale tra Lega Araba e regime siriano è stato segnato dall’uccisione - secondo attivisti - di almeno 19 civili e un disertore, ma i mezzi d’informazione ufficiali smentiscono questo bilancio e attribuiscono la responsabilità delle violenze a terroristi armati. Questi, secondo il ministero degli interni, potranno però beneficiare di un’amnistia se non si sono macchiati di crimini di sangue e se si presenteranno, da domani fino a sabato 12 novembre, ai commissariati di zona e consegneranno le loro armi. Una decisione che non rientra nel piano concordato con la Lega Araba per scongiurare un allargamento della guerra civile in corso in alcune regioni chiave del Paese, prime fra tutte quella centrale attorno a Homs. Secondo il bilancio dettagliato fornito in serata dal Centro di documentazione delle violazioni in Siria, legato ai Comitati di coordinamento degli attivisti anti-regime, solo a Homs città otto civili sono stati uccisi dalle forze lealiste. Sette manifestanti che partecipavano a uno dei numerosi cortei di protesta in questo ennesimo venerdì di rivolta sono stati uccisi a Kanakir, sobborgo di Damasco. Un’altra vittima si è registrata a Saqba, a est della capitale, mentre due persone - di cui una un soldato disertore - sono state uccise nella regione meridionale di Daraa, colpite da cecchini mentre tentavano di fuggire nella vicina Giordania. Due manifestanti sono morti, raggiunti da colpi di arma da fuoco esplosi dalle forze di sicurezza nella regione di Hama. Il piano prevede la fine delle violenze, il ritiro delle truppe militari e paramilitari dai centri abitati, il rilascio di tutti i civili - circa 13.000 secondo gli attivisti - arrestati in quasi otto mesi di rivolta, l’apertura delle frontiere a osservatori arabi e a giornalisti arabi e internazionali. Dal canto suo l’agenzia ufficiale Sana riferisce stasera del ferimento di quattro tra poliziotti e militari e dell’uccisione di un terrorista a Kanaker. E del rinvenimento di due ordigni, rispettivamente di dieci e due chilogrammi di esplosivo, a Dayr az Zor, capoluogo della regione orientale. Nel frattempo una società italiana finisce nell’occhio del ciclone a causa dei suoi affari con il regime. È Area Spa, un’azienda italiana con base in Lombardia, a due passi da Milano Malpensa: secondo l’agenzia Bloomberg, sono infatti propri i tecnici della compagnia che da mesi stanno aiutando Damasco a rafforzare la propria capacità di controllo del dissenso, con un sistema che consentirebbe di monitorare internet a 360 gradi, intercettando le e-mail e creando una mappa dello scambio dati telematico che sulla carta può aiutare a individuare i network degli attivisti che contestano il regime. Il sistema, scrive Bloomberg, si chiama «Asfador», il nome deriva dal personaggio che ha contattato l’azienda italiana nel 2008 per chiederle di partecipare al bando per il progetto. Il costo è di oltre 13 milioni di euro: i tecnici italiani lavorano fianco a fianco con gli 007 del regime, che sarebbero impazienti di mettere le mani sul sistema. ©RIPRODUZIONE RISERVATA