Mai perdere di vista il pensiero di Foucault

Pubblichiamo l'inizio del primo capitolo del saggio di Tiziano Possamai "Consulenza filosofica e postmodernità", edito da Carocci. di TIZIANO POSSAMAI Interrogarsi sul ruolo e sul significato di una pratica come la consulenza filosofica in relazione al suo contesto di emergenza e ai soggetti che costituiscono e si costituiscono all'interno di quel contesto conduce innanzitutto a interrogarsi sulle condizioni (storiche, sociali, psicologiche) che possono aver favorito questo emergere. La domanda che da subito si pone è la seguente: a quale cultura e soggettività (cor)risponde una pratica come la consulenza filosofica? Una domanda che richiede uno sguardo d'indagine diverso rispetto a quello messo in campo, quantomeno fino a questo momento, dalla consulenza filosofica, impegnata perlopiù a (rin)tracciare i propri spazi di movimento, giustificare la propria emergenza, produrre consenso, senza preoccuparsi troppo, ma questo si sa è il limite – e la forza – di ogni pratica, di riflettere sulle proprie condizioni di possibilità e di produzione. E il cui referente principale può essere proprio quel Michel Foucault che se da un lato critica l'idea, tanto cara a una certa tradizione filosofica, di un "soggetto come fondamento, come nucleo centrale di ogni conoscenza", dall'altro non smette di chiedersi "come si produce attraverso la storia la costituzione di un soggetto che non è dato definitivamente, che non è quello a partire da cui la verità arriva alla storia, ma di un soggetto che si costituisce all'interno stesso della storia, ed è a ogni istante fondato e rifondato dalla storia"; e più precisamente dalle pratiche che la attraversano, a loro volta sempre attraversate da reti più o meno ampie, visibili e articolate – quelle che Foucault andando al di là delle grandi contrapposizioni socioeconomiche chiamerà a un certo punto microfisiche – di sapere e di potere. Qui si apre un campo d'indagine più specifico all'interno dell'ampia prospettiva da cui siamo partiti, e cioè il ruolo della consulenza filosofica nei confronti dei sistemi di sapere e di potere ("regimi di veridizione" li chiama anche Foucault) in cui è a vario titolo implicata.