Parvis, gregario triestino di Baracca

Dal volume "Gli assi italiani della Grande Guerra" di Paolo Varriale, edito dalla Leg, anticipiamo il profilo del pilota triestino Giuliano Parvis (Giorgio Pessi). di PAOLO VARRIALE Il censimento del 1910 indicava come a Trieste su 229.000 abitanti, 190.000 indicassero l'italiano come loro prima lingua. Molti erano leali sudditi di Francesco Giuseppe, ma molti avrebbero preferito invece Vittorio Emanuele III come sovrano e quando fu chiaro che l'Italia si sarebbe unita all'Intesa numerosi decisero di attraversare il confine. Fra questi vi era Giorgio Pessi che, nato a Trieste il 17 novembre 1891 da una famiglia di forti sentimenti italiani, aveva studiato a Vienna e Monaco. Arruolatosi volontario nell'esercito italiano, allo scoppio della guerra era sottotenente e fece domanda per la scuola d'aviazione, prestando servizio come istruttore alla Malpensa prima di essere trasferito al fronte in un reparto da caccia. Come altri espatriati, l'ufficiale fu costretto a cambiare nome con la speranza di evitare il capestro in caso di cattura e Giorgio Pessi diventò Giuliano Parvis. Distaccato alla 91ª Squadriglia per il passaggio sullo Spad, fu notato da Baracca che lo volle con sé. Dopo un primo successo il 29 settembre altre due vittorie arrivarono il 26 ottobre nei giorni di Caporetto, Parvis volò come gregario di Baracca e la coppia rivendicò due biposto avversari, uno a Nord di Cividale e uno sul Monte Matajur. Il 6 novembre Parvis diventò asso cogliendo un'altra doppietta con Baracca. Quella mattina si scontrarono con una coppia di Albatros D.III della Flik 41/J vicino al Tagliamento e mentre Baracca attaccava il leader, Parvis cominciò a duellare con il Feldwebel Radames Iskra. Dopo un breve combattimento il suo avversario fuggì verso Ovest (avrebbe disertato atterrando presso Treviso) e Parvis si unì a Baracca. Il secondo Albatros, pilotato dall'Oberleutnant Szepessy-Sokoll, tentò di sfuggire scendendo in spirale, ma in prossimità del suolo fu costretto a raddrizzarsi e venne colpito. Con una pallottola nella schiena Sokoll riuscì ad atterrare, ma morì poco dopo. La seconda vittoria della giornata fu ottenuta poco dopo ai danni di un Dfw C.V tedesco abbattuto vicino a Godega. Un altro biposto fu abbattuto il giorno dopo ancora da Baracca e Parvis, ma il 23 novembre il pilota triestino rischiò di finire nella lista delle vittorie di un osservatore austroungarico. Al ritorno da un volo di scorta a bombardieri Caproni su Feltre, con Guido Keller attaccò un biposto nei pressi del Grappa ricevendo però diversi colpi a bordo. L'arrivo di una pattuglia della Flik 55/J costrinse a interrompere l'azione gli italiani, che riuscirono a disimpegnarsi e tornare al campo, dove lo Spad di Parvis fu classificato fuori uso. Il maltempo si unì a un periodo di licenza nell'impedirgli di cogliere ulteriori vittorie fino a marzo, quando fu allontanato dal fronte assieme a tutti gli irredenti per decisione del Comando Supremo, che voleva esporli a una condanna per alto tradimento in caso di cattura. Parvis fu inviato negli Usa a esibirsi in voli dimostrativi a bordo di bombardieri Caproni. Rientrato in Italia alla fine della guerra, nel 1919 tornò a New York e volò con il grosso trimotore sotto il ponte di Brooklyn. Riacquistata la sua vera identità trovò un lavoro presso la Società di Navigazione Aerea Aero Espresso Italiana trasportando passeggeri sui Dornier Wal prodotti a Pisa. Il 18 luglio 1933 partì da Brindisi diretto a Rodi via Atene sull'idrovolante I-Azee. Il bimotore, l'asso dai due nomi e i suoi compagni di viaggio scomparvero senza che nessuna traccia venisse più ritrovata.