Mercati in festa, soprattutto in Europa, dopo le decisioni della Bce. Un contesto favorevole per i titoli bancari, ad eccezione di Dexia (-17,24%), sospesa anche al ribasso. A Parigi Natixis ha guadagnato il 9% e Bnp l’8,6%, mentre nella City hanno corso Lloyds (+8,68%), Barclays (+7,98%) ed Rbs (+7,79%). Bene le banche in piazza Affari: Intesa Sanpaolo +5,73%, Unicredit +3,84% ed Mps +4,17%. A fine seduta Milano (+3,55%) e Parigi (+3,41%) hanno prevalso davanti a Francoforte (+3,15%). In Asia ha fatto il botto Hong Kong (+5,67%). Più tiepida Wall Street (+0,7% il Dow Jones e +1,16% il Nasdaq). BERLINO Tutto sospeso sui tassi di interesse mentre si riaprono i rubinetti della liquidità europea per le banche e l'Italia viene richiamata sulle riforme strutturali. Questo il risultato della riunione del Consiglio direttivo della Bce, l'ultima sotto la presidenza del francese Jean-Claude Trichet. In attesa che il primo novembre le redini dell'Eurotower passino a Mario Draghi, la Bce ha deciso che i tassi per il momento sono a un livello «appropriato» e che il rifinanziamento deve restare all'1,5% anche se nelle ultime settimane non sono state poche le voci, anche dall'interno del Consiglio, che chiedevano un taglio per fare fronte al deteriorarsi dello scenario economico e ai crescenti problemi di liquidità delle banche. La riunione, ha detto Trichet, si è concentrata invece su nuove misure non convenzionali, tra cui la riapertura delle aste a 12 e, per la prima volta, a 13 mesi, e del programma di acquisto di covered bond bancari (per 40 miliardi). Nessuna indicazione sulla rotta di politica monetaria (anche se i mercati anticipano un tasso di riferimento all'1% entro il primo trimestre 2012) anche perchè non sarebbe appropriato preparare il terreno a mosse che dovranno essere decise e annunciate da altri. Trichet lascia la Bce in un momento difficile, ma non perde l'occasione per ricordare all'Italia, come a tutti i Paesi dell'Eurozona, che bisogna spingere con le riforme strutturali, le uniche in grado di dare competitività all'economia e aumentare il tasso potenziale di crescita. Dalla Cancelleria, dove Trichet ha visto Angela Merkel e Christine Lagarde, per parlare di riforma del sistema monetario internazionale, il numero uno del Fondo fa sapere che ci sono «risorse disponibili» a sostenere l'Italia e allentare le tensioni sul mercato del debito sovrano, ma il Cancelliere tedesco, puntuale, aggiunge che l'Efsf «è uno sportello che serve per aiutare un Paese dell'Eurozona quando le sue difficoltà mettono in pericolo la stabilità dell'euro come valuta e con una stretta condizionalità». Ma, a proposito del nostro Paese, «il Fondo salva-Stati Efsf non sarebbe in grado di soccorrere l’Italia», ha dichiarato il presidente dell’Eurogruppo Jean Claude Juncker in una intervista al canale tedesco Phoenix Tv a Berlino. «Per l’Italia - ha detto Juncker - nel peggiore degli scenari la forza finanziaria dell’ombrello di salvataggio non sarebbe naturalmente sufficiente, e tutti lo sanno». Peraltro Juncker si è detto contrario a un rafforzamento del fondo salva-Stati. A conferma delle tensioni esistenti tra i Paesi membri, l’Eurogruppo raggiunge a fatica un accordo sulle garanzie collaterali richieste dalla Finlandia per sbloccare i nuovi aiuti alla Grecia, ma la decisione sulla sesta tranche slitta ancora, almeno fino a dopo il 13 ottobre, data in cui la zona euro avrebbe dovuto dare il via libera con un incontro ad hoc. Ma Atene, seppure non è ancora pronto il rapporto completo della Troika (Fmi, Bce, Ue) non rispetterà i target fiscali concordati per il 2012 e, anche per questo, dovrà «fare ancora di più» per i due anni successivi, ammonisce il presidente dell’organismo Jean Claude Junker che chiede nuove misure. Al termine di una riunione protrattasi fino alle mezzanotte, l’Eurogruppo ha comunque smentito ogni voce circolata dalla mattinata su un default dei pagamenti della Grecia o su una uscita dalla famiglia europea. Intanto l’Europa si muove per andare incontro alle banche: »Serve un’azione comune coordinata per ricapitalizzare», annuncia il presidente della Commissione Ue Josè Barroso, mentre i suoi tecnici lavorano a «idee» da presentare ai leader europei prima del summit del 17 ottobre e l’Eba, l’autorità europea delle banche, si riunisce per passare in rassegna le posizioni di capitale degli istituti, alla luce del quadro che va peggiorando sempre di più. «È tempo di rassicurare i mercati, gli sforzi per ricapitalizzare le banche sono già in corso, ma ne servono altri» per prevenire future catastrofi, ha spiegato Barroso, chiarendo l’intenzione di Bruxelles che finora era rimasta nel vago. Si parte dal concetto che serve «un’azione comune e coordinata» per liberarle dagli asset tossici ed evitare che la crisi dei debiti arrivi a contagiare le banche. Non significa, spiega il presidente, che tutti gli Stati dovranno fare le stesse cose, e la Commissione ha già raccolto il consenso degli Stati membri nell’ultimo Ecofin due giorni fa, durato oltre nove ore per l’allarme che Dexia ha fatto scattare. E se Bruxelles ha delle «idee» per mettere in sicurezza le neccessità delle banche e ridurre il clima di sfiducia che attualmente pesa sugli istituti, per Barroso «ancora non è tempo di illustrarle». Certo è che la Commissione sta lavorando a quello che preferisce chiamare uno «schema».