Legge Bavaglio: arresto per i giornalisti

di Maria Rosa Tomasello wROMA La norma che mette il bavaglio alla stampa, cancellando la possibilità di rendere note le intercettazioni fino alla cosiddetta «udienza-filtro», è nero su bianco nel testo del ddl intercettazioni, mentre per i giornalisti rispunta l'ipotesi del carcere. Il comitato dei nove della commissione Giustizia della Camera ha dato a maggioranza l'ok all'emendamento Costa-Contento, che stabilisce il divieto, uno strappo rispetto all'intesa faticosamente raggiunta dalla presidente Giulia Bongiorno, che prevedeva la possibilità di pubblicazione dei colloqui «nel contenuto», con la discovery completa durante il processo. Davanti al parere favorevole del governo, come aveva annunciato, Bongiorno si è dimessa dal suo incarico di relatrice, parlando di «violazione» degli accordi. Via libera anche all'emendamento firmato da Manlio Contento, che prevede la reclusione da 6 mesi a 3 anni non solo per chi pubblica intercettazioni destinate alla distruzione, ma anche quelle ritenute dal giudice «irrilevanti». «Trovo inaccettabile che sia bastato uno schioccar di dita del premier per mandare in fumo due anni e mezzo di lavoro per cercare un accordo» ha detto Bongiorno. «Alfano avrebbe dovuto tenere il punto. Invece si è voluto procedere con una modifica inaccettabile anche per chi, come me, è contrario a pubblicazioni indiscriminate. Ora c'è un serio rischio di black-out». Secondo la parlamentare di Futuro e libertà «tutte le intercettazioni che verranno conosciute anche dalla difesa non solo non potranno essere pubblicate, e questo va bene, ma neppure se ne potrà dare notizia». In base al nuovo testo, i dialoghi potranno essere resi noti solo dopo l'udienza-filtro, un vertice in cui magistrati e legali della difesa decidono quali siano le parti rilevanti. E' stato raggiunto invece un accordo bipartisan sulla norma «anti-blog», che ha suscitato tra l'altro la clamorosa protesta dell'enciclopedia più famosa della rete, Wikipedia. Con voto unanime, l'obbligo di rettifica entro 48 ore resterà solo per le testate on line registrate e non per i siti amatoriali. Il provvedimento è ora nelle mani del nuovo relatore, il capogruppo Pdl in commissione Enrico Costa, che sul carcere per i giornalisti frena, mentre il ministro della Giustizia Nitto Palma, davanti a un'analoga proposta di Maurizio Paniz, ha affermato: «Non credo sia interessante». «Non si può negare alla stampa il diritto a informare» ha commentato seccamente il presidente dell'Associazione nazionale magistrati Luca Palamara, mentre il vice presidente del Csm Michele Vietti ha definito l'udienza-filtro «una soluzione ragionevole». Amareggiato il segretario del Pd Pierluigi Bersani: «In un paese che sta organizzando i funerali di cinque donne che lavoravano per quattro euro l'ora e davanti alla sentenza di Moody's, discutere di intercettazioni non quadra». Per i democratici, che non escludono il ricorso alla corte di giustizia europea, il divieto è «un de profundis per il diritto di cronaca» e «dovrebbe essere dichiarato inammissibile perché a grave rischio di incostituzionalità». Ieri mattina, tuttavia, l'aula di Montecitorio ha respinto le questioni pregiudiziali di costituzionalità sul ddl presentate da IdV e Pd e quella del Pd sul merito. Astenuto il Terzo polo, che però vede allontanarsi ogni possibilità di mediazione. «Noi stiamo dimostrando che se vogliono fare una legge seria per impedire abusi c'è lo spazio - aveva commentato prima del sì agli emendamenti il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini - ma se vogliono fare qualcos'altro è chiaro che non possiamo essere complici. Tira una brutta aria». Per Italo Bocchino, Fli, lo «stravolgimento della legge» è l'atto finale: «Non esistono più le condizioni per proseguire il dialogo». ©RIPRODUZIONE RISERVATA