05 ottobre 2011 —
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sezione: Attualità
di Gabriele Rizzardi wROMA Il siluro, che fa tremare palazzo Chigi e spinge il Cavaliere a pretendere immediata e formale smentita, parte dal Lussemburgo dove Giulio Tremonti ha appena concluso i lavori del consiglio Ecofin. La sala dove il ministro dell’Economia tiene la conferenza stampa è affollatissima. Si parla di crisi, di conti pubblici, di pareggio di bilancio. Tutto fila liscio fino a quando all’inquilino di via XX Settembre viene chiesto per quale ragione i Titoli di Stato spagnoli sono considerati sui mercati meno rischiosi di quelli italiani. Risposta: «Il fatto che gli spread del debito spagnoli siano inferiori rispetto a quelli italiani potrebbe dipendere anche dall’annuncio di elezioni anticipate, che di per sé è una prospettiva di cambiamento e quindi un’apertura al futuro». Questo vuol dire che anche in Italia serve un nuovo governo? Tremonti risponde con un sorriso tirato: «Ma no, dicevo così per dire... In realtà la differenza fra gli spread dipende da tante cose». Il ministro, insomma, prova a mettere una toppa ma la sua precisazione non convince nessuno. E l’opposizione comincia a mitragliare palazzo Chigi. Ad aprire il fuoco è il dipietrista Felice Belisario: «Adesso è ufficiale, Tremonti scarica Berlusconi e chiede le elezioni». E Andrea Lulli (Pd) non è da meno: «Finalmente un barlume di ragionevolezza. Le dichiarazioni di Tremonti sull’effetto positivo che avrebbe un annuncio di ritiro da parte di Berlusconi, una volta tanto sono serie e sensate». La frase incriminata colpisce il presidente del Consiglio in un momento difficilissimo per la maggioranza e il governo. E sebbene il ministro Brunetta spieghi che «anche professori seri come Tremonti possono dire stupidaggini» mentre il leghista Reguzzoni vede solo «battute», il ministro dell’Economia è costretto a fare una rapida marcia indietro. «Ero in Lussemburgo e ogni riferimento alla politica interna italianaè di conseguenza totalmente infondatio e strumentale» si legge in una nota diffusa in serata dal Tesoro. Al di là della battuta di Tremonti, i guai per il Cavaliere certo non mancano e Massimo D’Alema assicura che il referendum sulla legge elettorale «può accelerare la fine del governo». Ma a peggiorare la situazione e a creare le premesse per un nuovo, durissimo scontro fra la Lega e il Quirinale è soprattutto il sottosegretario ai Trasporti, Roberto Castelli, un membro del governo, che si dice «offeso» dal monito di Napolitano sui rischi della galera per chi vuole portare a compimento il disegno secessionista e si lancia a testa bassa contro il Quirinale: «Il presidente della Repubblica ha ancora in mente la repressione in Ungheria. Ricordo che qualche anno fa Violante voleva mandarci i carri armati. Anche Napolitano ha questa mentalità». ©RIPRODUZIONE RISERVATA