L'INFORMAZIONE "OSCURA" DEL MINISTERO

di MICHELE A. CORTELAZZO "Abrogazione di norme della legge 7 aprile 2010, n. 51, in materia di legittimo impedimento del presidente del Consiglio dei ministri e dei ministri a comparire in udienza penale, quale risultante a seguito della sentenza n. 23 del 2011 della Corte costituzionale. Il quesito propone l'abrogazione di norme in materia di legittimo impedimento del presidente del Consiglio dei ministri e dei ministri a comparire in udienza penale, quale risultante a seguito della sentenza n. 23 del 2011 della Corte costituzionale". Un testo assurdo. Che senso ha spiegare un quesito ripetendo, parola per parola, il testo del quesito? Tanto più quando si tratta di un testo estremamente tecnico, scritto nel più becero burocratese (basta porre attenzione a quel burocraticissimo "quale risultante a seguito della sentenza ecc."). Comunicare così, significa venir meno al dovere di informare i cittadini, i quali non vengono messi nelle condizioni di "conoscere per deliberare", come ci ammaestrava Luigi Einaudi. Probabilmente i quesiti di un referendum abrogativo non potranno mai essere immediatamente comprensibili per il cittadino comune. Ma proprio per questo è necessario attuare serie campagne di comunicazione istituzionale. Il Ministero dell'interno cerca di farlo, ma interpreta questo ruolo in una chiave puramente formalistica. È puro formalismo, e non volontà di venire incontro ai bisogni di conoscenza degli elettori, spiegare il quesito con il quesito stesso. Se fosse questa l'unica via percorribile, sarebbe meglio non fare nessuna campagna informativa, dato che in questo modo non si informa per nulla. Ora, l'elettore italiano per prendere le sue decisioni ha a disposizione solo le argomentazioni di parte dei sostenitori del sì e del no, e non una preventiva informazione per poter poi soppesare gli argomenti, per loro natura controvertibili, dei portatori delle due posizioni. Certo, dare informazioni neutrali delle ragioni contrapposte è difficile e il rischio di orientare l'elettore verso una posizione o l'altra è sempre in agguato. Ma preparare una spiegazione corretta dei quesiti e delle posizioni contrapposte è possibile. Lo dimostra l'esperienza svizzera. Da anni, per ogni referendum, gli elettori della Confederazione elvetica ricevono a casa un opuscolo, nel quale trovano spiegazioni sull'oggetto dei referendum e sulle posizioni delle parti in campo. Perché in Italia non dovrebbe essere possibile fare la stessa cosa e inviare ai cittadini un'affidabile e condivisa illustrazione dei contenuti dei referendum? Ma in un altro campo il Ministero è fermo come una pesante statua di marmo. Anche quest'anno presidenti di seggio e scrutatori avranno a disposizione le arcaiche "Istruzioni per le operazioni degli uffici elettorali di sezione": uno strumento che ricalca un modello costruito nelle prime elezioni della Repubblica e che da allora è riproposto con lo stesso stile e lo stesso schema. Uno strumento che non ha certo le caratteristiche che dovrebbe avere, quelle di una guida chiara e di rapida consultazione per i cittadini impegnati a compiere un ufficio essenziale in democrazia, quello di garantire la realizzazione del diritto di voto di tutti. Anni fa i miei studenti hanno proposto una traduzione in italiano di quel manuale (reperibile anche nel sito www.maldura.unipd.it/buro). Ne è risultato "un manualetto agile, redatto in uno stile limpido e chiaro a tutti", per citare il giudizio di uno scrittore come Gianrico Carofiglio. Il Ministero pare però impermeabile anche alle proposte più concrete e alla "pappa fatta" e le "Istruzioni per le operazioni degli uffici elettorali di sezione" continuano a essere stampate a ogni elezione con gli stessi difetti delle edizioni precedenti, senza alcun ripensamento. A che santo ci si deve affidare per sperare che il Ministero dell'interno esca dal suo immobile, polveroso e inefficiente formalismo e prenda la strada doverosa di una comunicazione chiara ed efficace? ©RIPRODUZIONE RISERVATA