26 maggio 2011 —
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sezione: Attualità
di Giulio Garau wMONFALCONE Ridimensionamento produttivo con la chiusura della capacità di ben tre cantieri (le previsioni dicono che per i prossimi 3-4 anni ci sarà un'insaturazione produttiva di circa 4-4,5 milioni di ore annue lavorate) e taglio dei posti di lavoro con forte impatto sugli assetti occupazionali: 2551 persone. Un piano che colpisce in particolare alcuni siti, quelli sul Tirreno e risparmia, in un certo senso, quelli sull'Adriatico. L'ad di Fincantieri, Giuseppe Bono ha insistito tante volte sulla necessità di aumentare efficienza e produttività e si è scagliato contro il "morbo" dell'assenteismo. Una malattia che colpisce in maniera particolare soprattutto Monfalcone. Ma non è stato questo il filo conduttore della scelta dei tagli o della preferenza di alcuni cantieri rispetto ad altri, quanto piuttosto le carenze infrastrutturali e logistiche di alcuni siti industriali. Monfalcone e Marghera sono i siti migliori e più moderni ed è qui che verranno concentrate le realizzazioni delle future navi da crociera. Altri come Sestri Ponente, Castellammare di Stabia e Riva Trigoso hanno problemi gravi. Nonostante questo, dei 2551 esuberi una parte (1400) riguarderà Campania e Liguria, un'altra (1151) il resto dei cantieri compresa Monfalcone e le sedi direzionali e progettuali di Trieste e Genova. Ma ecco una radiografia sulle ragioni che hanno spinto Fincantieri a propendere per la chiusura dei alcuni cantieri rispetto agli altri. Sestri Ponente. È davvero il cantiere più problematico perchè è letteralmente "tagliato in due" dalla linea ferroviaria. Per continuare a lavorare deve essere letteralmente "ribaltato a mare" con un intervento radicale. Il governo ha stanziato 70 milioni di euro nel famoso Decreto milleproroghe, ma non è stato ancora firmato il nuovo accordo di programma (azienda, Autorità portuale, Comune di Genova, Eni porto petroli, sindacati, Regione e Confindustria). Dall'inizio i lavori, se partiranno, dureranno almeno tre anni. Verrà chiuso Castellammare di Stabia. In questo cantiere si lavora come un tempo, senza un bacino e con un piano di lavoro inclinato dove le navi, una volta realizzate, scivolano a mare. Un cantiere antico e romantico, ma completamente inadeguato e anti-economico. Anche questo sito sarà chiuso. Riva Trigoso. In realtà il cantiere non avrebbe problemi infrastrutturali. La questione è che è uno stabilimento praticamente sulla spiaggia, non è in una zona industriale e crea non pochi disagi. Per questo sito si pensa a una riduzione con il trasferimento del personale al Muggiano. Marghera. Il cantiere in realtà è salvo e sarà "focalizzato sulla produzione cruise" ma ha bisogno comunque di interventi di adeguamento. Mancano infatti aree, ci sono problemi logistici, di banchine e pure di fondali. Monfalcone. È il cantiere migliore e più adatto dal punto di vista logistico e di aree, adatto insieme a Marghera a realizzare navi di grandi dimensioni. C'è comunque un problema di assenteismo che sfiora il 13-16%. Ancona. Non è un sito messo male, ha un bacino e la sua mission sarà quella di fare "sinergia" con gli altri due stabilimenti adriatici di Monfalcone e Marghera: lavorerà sui tronconi delle future unità di crociera e svilupperà con questi siti produttivi e con il centro direzionale triestino una parte delle pre-attività di progettazione ed ingegneria. Palermo. Servono lavori di ristrutturazione dei due bacini di carenaggio, rimarrà focalizzato sulle riparazioni navali. Muggiano. Un cantiere ad alto livello di diversificazione. Continuerà a operare nel settore militare e in quello degli yacht superiori ai 70 metri di lunghezza in sinergia con l'Arsenale di La Spezia. ©RIPRODUZIONE RISERVATA