25 marzo 2011 —
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Economia
Le imprese italiane non hanno bisogno solo di "quote rosa", ma anche di quote a favore dei giovani per trovare nuovo slancio. La proposta è stata avanzata da Alessandro Profumo, numero uno di UniCredit fino a settembre scorso, e da Federico Marchetti, fondatore e amministratore delegato del gruppo Yoox. Marchetti ha sottolineato che in Italia «non ci vogliono solo le "quote rosa", ma anche le "quote giovani" che sono anche più importanti. Ci vorrebbe almeno un consigliere quarantenne in ogni cda». Alessandro Profumo ha ricordato di essere stato «l'introduttore delle quote rosa nel gruppo che guidavo». «Penso che il problema della presenza delle donne si possa risolvere solo assieme a quello dei giovani». di Sergio Carlin wMILANO Si riaprono i giochi per il controllo della Parmalat con all'orizzonte la materializzazione di "un'ipotesi Telco" (alleanza sul tipo della holding che controlla Telecom) fra i francesi di Lactalis e una maxi-cordata italiana capeggiata da Ferrero. Dopo l'approvazione del decreto antiscalate da parte del governo, che nel caso del gruppo alimentare di Collecchio proroga fino al 30 giugno i termini per la convocazione dell'assemblea, riprendono quota le chanches tricolori grazie al doppio impegno di Intesa, al lavoro sul fronte finanziario, e del gruppo dolciario piemontese che produce la Nutella, al lavoro invece su quello industriale. Una cordata che, dopo le perplessità confindustriali sul provvedimento antiscalata (per le ricadute negative che potrebbe avere sulla capacità del nostro Paese di attrarre investimenti esteri futuri) ha incassato anche il sostegno della presidente dell'associazione degli imprenditori Emma Marcegaglia. «Nel rispetto delle regole auspichiamo una soluzione italiana», ha affermato infatti l'industriale che si è anche detta pronta ad aiutare il fronte guidato da Ferrero. I tre mesi in più di tempo garantiti dal decreto rispetto all'assemblea del gruppo di Collecchio, ad oggi convocata per il 12, 13 e 14 aprile, sono «uno dei presupposti su cui stiamo lavorando, non è l'unico ma il più rilevante», ha rivelato invece l'amministratore delegato di Intesa Corrado Passera, secondo cui «i Ferrero potrebbero essere interessati a un progetto industriale di lungo periodo». Affermazioni queste che ieri, in tarda mattinata, hanno subito scaldato nuovamente in Borsa le quotazioni del titolo Parmalat, reduce nelle ultime sedute da un pesante ritracciamento (+2,16% a 2,36EUR a fine giornata). A Parma ambienti vicini al gruppo alimentare fanno sapere che sul fronte formale l'amministratore delegato Enrico Bondi sta aspettando la pubblicazione del decreto sulla Gazzetta ufficiale prima di prendere decisioni e, eventualmente, riconvocare il consiglio di amministrazione uscente per fissare una nuova data per l'assemblea. Intanto, fallito nei giorni scorsi, secondo indiscrezioni di stampa non commentate né da parte italiana, né da parte francese, un primo approccio dei Ferrero a Lactalis (ora al 29%) si starebbe facendo largo fra le parti coinvolte una nuova ipotesi di lavoro che prevedrebbe la creazione di una holding comune di controllo tra i due gruppi del latte. Secondo il quotidiano transalpino Les Echos, l'idea del gruppo piemontese sarebbe quella di aprire poi la holding stessa ad altri investitori tricolori come Granarolo e le banche, a cominciare da Intesa. Un fronte questo a cui poi si aggiungerebbero anche Mediobanca e UniCredit («Se ci sarà richiesto valuteremo», ha detto l'ad Federico Ghizzoni). Le dichiarazioni di ieri di Antonio Sala, presidente di Lactalis Italia, hanno rafforzato questo scenario. «Siamo disponibili a condividere il nostro progetto con altri investitori che come noi sono intenzionati a rafforzare la Parmalat», ha sottolineato il manager che, riferendosi al decreto del governo, ha giudicato «scorretto cambiare le regole in corsa». ©RIPRODUZIONE RISERVATA