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Geronzi: su Generali-Ppf è tutto chiaro

I francesi di Lactalis crescono ancora nel capitale di Parmalat e portano la loro partecipazione al 13,67 per cento. In Borsa le azioni del gruppo di Collecchio hanno frenato (meno 5,15% a 2,46 euro) ma con scambi sempre da capogiro: sono passate di mano circa 69 milioni di pezzi (4% del capitale). di Piercarlo Fiumanò wTRIESTE Cesare Geronzi non interviene per sedare uno scalpitante Vincent Bolloré: «Parlano gli atti ufficiali. È tutto chiaro». Eppure i tre consiglieri indipendenti di Generali (Carlo Carraro, rettore dell'università Ca' Foscari; Paola Sapienza, docente di Finanza all'università di Chicago; Cesare Calaro, economista della Banca Mondiale e professore all'università John Hopkins di Washington), avevano chiesto al presidente del Leone di «intervenire a tutela del valore della compagnia e per discutere a breve di nuove regole per la comunicazione». Posizione condivisa da diversi soci. La replica di Geronzi è stata lapidaria: «Non esistono i presupposti per una mia dichiarazione». Sapienza, Calaro e Carraro, tre nomi autorevoli, avevano definito «dannose» le parole del vicepresidente Vincent Bollorè nel passaggio di un'intervista dove rilanciava forti critiche per quanto riguarda l'esposizione del gruppo nella joint venture siglata nel 2007 con Ppf. Nel mirino di Bolloré l'impegno previsto verso Petr Kellner nel caso il socio e consigliere ceco esercitasse l'opzione a vendere alla compagnia il suo 49%. Cifra -sottolineano invece i tre consiglieri indipendenti- «molto inferiore ai 3 miliardi di euro» indicati da Bolloré. E, a differenza di quanto affermato dal vicepresidente francese, la nota con l'esposizione di Trieste «non è stata aggiunta al bilancio dopo lunghe discussioni ma c'era fin dall'inizio». Anche Diego Della Valle, protagonista della disfida con Geronzi, interviene sulle esternazioni di Bolloré e invita a fidarsi solo del Ceo Group, Perissinotto, e non delle «stupidaggini» su Generali-Ppf. Da Praga arriva anche la reazione del portavoce di Ppf: «La politica del gruppo è di discutere internamente al cda le questioni attinenti al cda». Ma ciò che preoccupa i tre consiglieri indipendenti del Leone non sono solo valutazioni che considerano errate ma soprattutto questo clima di esternazioni nel cda delle Generali dove «tutti intervengono su tutto» lontano anni luce dalle consuetudini del gruppo triestino. Bollorè, che si è astenuto sul bilancio 2010 delle Generali, in un'altra esternazione ha precisato di non avere alcuna intenzione di cedere la propria partecipazione in Mediobanca. Una frase che molti hanno interpretato come il segnale che la disfida sul Leone potrebbe trasferirsi ai piani alti, a Piazzetta Cuccia. Di fatto Bollorè (dopo lo stop della Consob all'ingresso di Groupama in Fonsai, il movimentismo francese sul fronte Edison, l'incursione di Lactalis in Parmalat) sembra rappresentare anche un clima di insofferenza e isolamento francese che potrebbe estendersi a una resa dei conti nel patto di Mediobanca che scade a fine anno e dove i soci transalpini controllano l'11%. Sono evidenti le possibili ricadute su Generali, il gioiello della corona. Nonostante ieri, al termine del cda Rcs, Diego Della Valle abbia invitato a «non fare film» sui possibili effetti sull'azionariato di Mediobanca il clima resta teso. Sul tema si inseriscono le sottolineature del vicepresidente di Unicredit Fabrizio Palenzona: «Mediobanca ritiene strategica Generali, dove può esercitare la stessa funzione di Unicredit in piazzetta Cuccia». I francesi sono avvertiti. Una posizione condivisa, nella visione di Palenzona, anche dal costruttore Caltagirone e dalla Fondazione CrTorino (il segretario generale, Angelo Miglietta, è entrato nel comitato esecutivo del Leone al posto di Leonardo Del Vecchio). E mentre le truppe si schierano, il management triestino, dopo avere ottenuto l'appoggio di soci importanti come Pelliccioli (De Agostini), la finanza del Nordest racchiusa in Ferak, e tre consiglieri indipendenti di prestigio, mantiene saldo il timone in un clima teso e difficile. ©RIPRODUZIONE RISERVATA