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E il ricco Clark preferì Renoir alle industrie dei Singer

yyAperta al pubblico fino al 19 giugno La mostra "Impressionisti. Capolavori della Collezione Clark" resterà aperta a Palazzo Reale (Piazza Duomo, 12) a Milano fino al 19 giugno. Orari: Lunedì 14.30-19.30; martedì, mercoledì, venerdì e domenica 9.30-19.30; giovedì e sabato 9.30-22.30. La biglietteria chiude un'ora prima. Biglietti: Intero 9 euro; ridotto 7,50 euro; ridotto scuole 4,50 euro. Diritto di prevendita: singoli e gruppi 1,50 euro; scuole 1 euro. Infoline 199500200 (dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 20, sabato dalle 8 alle 13. Telefono 026597728. Biglietteria on line 0288450177. www.vivaticket.it Produzione e organizzazione: Palazzo Reale e Arthemisia Group. Catalogo pubblicato da Skira. di Sergio Buonadonna wMILANO Il protagonista è Renoir. La sua luce vibrante, i suoi colori saturi, la forza dell'intimità, i tocchi profondi che solcano i volti a partire da se stesso, riempiono la scena dell'affascinante mostra di Palazzo Reale a Milano "Impressionisti. Capolavori della Collezione Clark". Curata da Richard Rand con Stefano Zuffi racconta una singolare pagina del collezionismo mondiale: settantatré opere del mecenate americano Sterling Clark, in buona parte mai viste in Europa. Era Clark, un ricco gentiluomo del primo '900, erede della dinastia Singer (le famose macchine da cucire). Influenzato dalla madre anche lei collezionista, quest'americano a Parigi preferì l'arte figurativa alle preoccupazioni industriali, si rifugiò nella Ville Lumiére, s'innamorò di Francine, attrice della Comédie française, e siccome disponeva della cospicua dote di un vasto isolato di Manhattan e di 50 milioni di dollari da dividere con tre cugini, investì nelle opere degli amatissimi impressionisti ma anche di quei pittori che durante e dopo quella felice stagione artistica la favorirono (Millet e Corot), la osteggiarono (gli accademici Gerome e Stevens), ne estesero le facoltà interpretative (Gauguin e Toulouse-Lautrec) o la affiancarono con suggestive soluzioni timbriche (Baldini, Daumier, Fantin-Latour). Il risultato è un format non certo nuovo nelle mostre europee ma che funziona sempre e infatti a Milano c'è la coda. Non solo perché gran parte delle opere esposte ritornano nel Vecchio Continente per la prima volta ma anche perché - mentre nella casa madre di Williamstown nel Massachussets si eseguono i lavori di restauro - "Impressionisti" comincia dall'Italia un tour mondiale: Londra, Texas, Montreal e i maggiori musei di Cina e Giappone. Renoir la fa dunque da padrone. I suoi stimoli percettivi passano nei ventuno quadri esposti lungo un cammino diviso in dieci sezioni, la prima delle quali prende e dà il nome al tutto, "Impressione", il titolo che un giorno Monet dette a un suo quadro e un critico estese all'intero movimento. Oltre all'Autoritratto vediamo di Renoir alcune pregevolissime figure femminili: "La ragazza con l'uncinetto", "Ragazza con ventaglio", "Il palco", lo stupefacente ritratto di Madame Monet, un "Tramonto", le sue peonie e le cipolle che tanto piacquero a Cézanne e i paesaggi italiani da Venezia a Napoli. Ogni sezione scruta nella necessaria sintesi delle opere un tema della rappresentazione e della immaginazione estetica della seconda metà dell'Ottocento: Luce, Natura, Mare, Città e campagna, Viaggi, Società, Corpo, Volti, Piaceri, il che permette di meglio comprendere l'incantato post-accademismo e la calligrafia di Corot (stupendo il suo ritratto di Luis Arduin), l'inquietante figurativismo di un Gerome a tratti metafisico, il rapporto tra pittura e nascente fotografia (da Manet a Caillebotte a Pisarro), la precisione quasi iperrealistica ("La fattoria nelle Lande" di Rousseau), l'attenzione sociale di Baldini, il ferrarese che sedusse la borghesia parigina, e il tuffo nell'erotismo e nel mistero dei Balli di Degas e della Carmen sensualissima e trasgressiva Carmen di Toulouse-Lautrec. Ma spicca infine nella sapiente partitura di questa speciale galleria l'accostamento di due nudi tanto diversi per concezione e tempo: la morbida e burrosa "Bagnante bionda" di Renoir e il nudo seduto quasi mitologico e rinascimentale di Bouguereau, cioè di un magnifico nemico dell'Impressionismo. ©RIPRODUZIONE RISERVATA