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LO SCONTRO

di DANIELE FERRAZZA


ROMA Fosse per lui, abolirebbe anche il primo maggio. Non pago del disagio suscitato dal voto contrario dei ministri della Lega Nord alla festa nazionale del 17 marzo, Roberto Calderoli rilancia e dà un nuovo grattacapo al governo. Mentre il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, dice che vale la pena di festeggiare l’Unità d’Italia.
«Pure la festa dei lavoratori andrebbe celebrata lavorando, altro che scampagnate». Per fortuna, il primo maggio non dipende da Calderoli.
La proposta di abolire la festa dei lavoratori suscita l’immediata reazione del mondo politico e sindacale: «Gli unici Paesi in cui non si può festeggiare il primo maggio - commenta Susanna Camusso, segretario generale della Cgil - sono i Paesi delle peggiori dittature». Anche la Cisl è sorpresa: «Speriamo che quella del ministro sia stata solo una battuta infelice» sostiene il segretario confederale Paolo Mezzio. «È sconcertante e allo stesso tempo ridicolo» aggiunge Giovanni Centrella, segretario generale dell’Ugl.
Per l’ex segretario della Cgil ed europarlamentare del Pd Sergio Cofferati quelle di Calderoli «sono parole in libertà di chi, sentendosi venir meno la terra sotto i piedi, pensa di poter recuperare terreno aggiungendo insensatezza e assurdità. Una volgarità».
Ma nella stessa Lega non tutti condividono le parole del ministro per la Semplificazione: «Dal mio punto di vista il 25 aprile e il primo maggio fanno parte della storia del Paese e non si toccano» osserva l’europarlamentare del Carroccio Matteo Salvini. E aggiunge: «Appunto per questo nuove celebrazioni retoriche e ridondanti non servono. Un Paese che ha bisogno di un comico per spiegare il testo dell’inno nazionale, dimostra che c’è qualcosa che non funziona».
Proprio Roberto Benigni, all’indomani dell’esibizione-record di Sanremo, confessa: «È stata un’emozione incredibile. La più forte da quando faccio televisione. Mi dicono che a Radio Padania telefonano leghisti della prima ora, un po’ arrabbiati con il partito: ma come nell’inno di Mameli c’è la battaglia di Legnano? Perchè non ce l’avete mai detto? Alberto da Giussano è un eroe italiano non padano».
Dispiaciuto per le divisioni si dice Giuliano Amato, che elogia Benigni e mostra dispiacere per le polemiche suscitate dalla festività nazionale: «Benigni ha aiutato moltissimo a rendere popolari Mameli, il suo inno e non solo fra tanti italiani. Avevo suggerito che contava arrivare a una scelta condivisa. E invece siamo approdati a una soluzione non condivisa».
Per stroncare le polemiche, ieri pomeriggio è intervenuto anche Silvio Berlusconi: «Credo valga la pena di festeggiare» ha detto all’uscita da Palazzo Grazioli. E il Presidente della Repubblica ha esortato a «valorizzare ciò che ci unisce come nazione. Quello che conta è che ci sia piena e attiva consapevolezza, a tutti i livelli istituzionali, del significato delle celebrazioni di questo storico anniversario». Confidando che nella festa «potranno riconoscersi tutte le forze politiche, sociali e culturali, e potranno aver spazio tutte le sensibilità».
Ma la festa per i centocinquant’anni dell’Italia rischia di essere celebrata a macchia di leopardo. Gelido è l’Alto Adige, il cui governatore diserterà le iniziative. Freddo è pure il Veneto, il cui presidente Luca Zaia dichiara contrarietà alla festa. E la Regione Piemonte, se non fosse per il sindaco di Torino Sergio Chiamparino che presiede il Comitato Italia 150, non ne farebbe grandi palcoscenici. Insomma, un compleanno a geografia variabile.
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