Vongole e cappelunghe inquinate ritirate dai mercati ittici all'ingrosso

di LAURA BORSANI


Vongole e cappelunghe ritirate dal mercato all'ingrosso, prima di approdare sulle tavole dei consumatori. È accaduto a ridosso delle festività natalizie relativamente a una partita di prodotto ittico, quasi 50 chili del valore di 500 euro all'ingrosso, risultato non conforme ai parametri di legge.
Si è trattato, in particolare, di 35 chili di vongole e di 13 chili di cappelunghe, i cui requisiti in relazione al contenuto microbiologico dell'escherichia coli, sono risultati alle analisi dell'Azienda sanitaria leggermente superiori al tetto fissato dalla normativa. La quantità di prodotto ittico, proveniente dalla Cooperativa pescatori di Grado, era stato venduto a stabilimenti all'ingrosso di Monfalcone, Trieste, Grado e Marano Lagunare.
Alla luce degli esiti sulle analisi eseguite dall'Ass nell'ambito dei controlli sanitari ordinari, per la campionatura del prodotto ittico risultata non conforme è stato pertanto disposto il ritiro. Un'operazione eseguita con estrema tempestività e professionalità da parte della Cooperativa pescatori di Grado che in poco tempo ha provveduto a recuperare le vongole e le cappelunghe dai grossisti. Il tutto si è articolato a partire dal 23 dicembre, garantendo il completo recupero del prodotto.
Il sistema di controllo sanitario ha pertanto funzionato alla perfezione, assicurando l'efficacia del servizio preventivo ai fini della sicurezza di fornitori, commercianti e consumatori.
La procedura è stata condotta dall'Azienda sanitaria 2 Isontina, attraverso il Servizio veterinario, per quanto concerne in particolare il territorio monfalconese di competenza. Anche l'Ass 5 della Bassa friulana ha collaborato, procedendo per parte sua alle verifiche relative al prodotto ittico distribuito in uno stabilimento situato tra i comuni di Carlino e San Giorgio di Nogaro.
Si è trattato, dunque, di "lotti" dalla quantità limitata di prodotto, quasi 50 chili, distribuiti nei centri all'ingrosso della regione, per un valore complessivo stimato in 500 euro.
Secondo quanto si è potuto apprendere, il prodotto in questione proveniva dalla laguna di Grado e Marano, in una zona di pesca libera. Il tutto, quindi, nel rispetto delle regole e delle normative in materia.
La rilevazione dell'anomalia sul parametro relativo all'escherichia coli, è stato spiegato, potrebbe essere riconducibile alle condizioni meteorologiche avverse di questo periodo, caratterizzate da forti precipitazioni e mareggiate. Un evento dunque ritenuto "comune", quello dello sforamento dei parametri, che si può verificare durante i controlli ordinari dell'Azienda sanitaria. La risposta della Cooperativa pescatori di Grado è stata quindi immediata ed efficace, ottemperando alle procedure previste in questi frangenti. Lo sforamento del parametro, è stato ancora spiegato, è stato minimo, comunque tale da comportare l'attivazione della necessaria procedura sanitaria. La cottura del prodotto, tuttavia, annulla ogni eventuale effetto collaterale.
Ieri il presidente della Cooperativa gradese, AntonioSantopolo, ha confermato il completo ritiro del pescato, a garanzia della bontà della filiera ittica.
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