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«Fini oscurato da Casini nel rapporto col premier»

L’INTERVISTA di MARINA NEMETH


ROMA Un pezzo importante del terzo polo (Casini e Rutelli) apre a Berlusconi «per il bene del Paese».
Professor Tarchi, Fini rischia di rimanere con il cerino in mano?
Il rischio c’è – risponde il politologo - perché l’estrema personalizzazione del conflitto con Berlusconi lo rende un interlocutore meno gradito e meno attendibile per la controparte. Molto dipenderà dal grado di compattezza del ”Polo della nazione”. Certamente, Casini non si farà in quattro per lasciare spazio ad un alleato che è nel contempo un concorrente. Inoltre, c’è nel Fli un antiberlusconismo viscerale che rischia di far passare ogni ipotesi di accordo per un ”nuovo centrodestra” che includa il Pdl come un tradimento o una sconfitta di principio.
E se fosse una strategia concordata per spaccare il Pdl, stante che Bossi dell'Udc non vuol sentir parlare?
Questa potrebbe essere l’ipotesi di riserva, se gli inviti a Casini non venissero accolti. Per un personale politico qual è quello dell’Udc, le lunghe permanenze all’opposizione sono sempre indigeste. Ancor di più quando ci si trova di fronte alla possibilità concreta di uscire da questa sgradita condizione.
Il neonato Polo della nazione è corteggiato anche da Bersani, che però su una possibile alleanza con i moderati centristi è contestato da una parte consistente del suo partito.
Credo che un’alleanza fra Pd e ”terzo polo” non gioverebbe né al primo né al secondo. Il partito democratico ne risulterebbe menomato in visibilità e capacità strategica, perché di fatto il perno dell’accordo sarebbero i centristi. Non è un caso che D’Alema abbia ventilato l’ipotesi di una candidatura Casini alla presidenza del Consiglio qualora si costituisse un ”fronte repubblicano” anti-Berlusconi. Anche un buon numero di elettori moderati potrebbero essere scontenti di una coalizione con gli ex-pidiessini e tentati di sfilarsi, astenendosi o passando al centrodestra. Il gioco mi sembra a somma negativa.
Ora che ha saltato il fosso, che prospettive si aprono a Futuro e Libertà?
Le strade aperte sono varie. Ritornare a giocare solo la carta della ”Destra rispettabile”, sobria nei comportamenti e moderata nei toni, significherebbe fare marcia indietro su alcune posizioni assunte negli ultimi anni, su immigrazione e temi etici, ma soprattutto sulla costante polemica ad personam contro Berlusconi. Puntare sul terzo polo significa rassegnarsi, nell’immediato, ad un profilo più basso che negli scorsi mesi, lasciando a Casini e Rutelli più spazi di mediazione e di visibilità, cercando nel frattempo di rafforzare le basi del nascente partito, che per il momento appare un contenitore eterogeneo, i cui collanti (già poco compatibili fra loro) sono un’umoralità antiberlusconiana epidermica e il desiderio di parecchi quadri intermedi e locali del Pdl desiderosi di rivalersi nei confronti di chi li ha trascurati o emarginati.
Fini ha annunciato la sua intenzione di non dimettersi da Presidente della Camera. La considera una posizione coerente?
Se si guarda alla prassi parlamentare consolidata, no. Combattere il governo e cercare ogni modo per farlo cadere e interpretare il ruolo del garante super partes è un’ipocrisia. Se si prende atto però che l’ipocrisia è una componente tutt’altro che secondaria dell’azione politica in qualunque tempo e luogo, non c’è da scandalizzarsi: ognuno combatte con le armi che ha in pugno.
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