Tra i "cervelli" in fuga anche la goriziana Erica

Tra i "cervelli" italiani in fuga all'estero ce n'è uno anche di Gorizia. Non il solo, probabilmente, ma, senza dubbio, l'unico ad essere impegnato su due fronti: da una parte la ricerca scientifica, dall'altra la musica. Parliamo di Erica Bisesi che s'è diplomata in pianoforte al Tartini di Trieste; ha poi seguito corsi di perfezionamento a Latisana (con Francesco Mander, a lungo direttore del nostro Istituto di musica), a Milano e a Firenze (con Bruno Canino), a Rovereto (con Anna Kravtchenko), a Roma, Salisburgo e Zagabria; s'è esibita in tutta Italia, in Croazia, Austria e Svezia oltre che, naturalmente, a Gorizia. Per quanto riguarda il campo scientifico, s'è laureata in astrofisica a Trieste e ha conseguito il dottorato di ricerca in matematica e fisica all'ateneo friulano. Attualmente, Erica è a Graz, appunto come ricercatrice, mentre la sua carriera di concertista continua: mercoledì alle 18 suonerà Haydn e Chopin ai Musei provinciali di Borgo Castello.
Erica, di cosa si occupa in questo periodo?
Continuo a dare concerti e all'Università di Graz sto svolgendo ricerca scientifica sui diversi aspetti dell'espressività nell'esecuzione musicale. Si tratta di un progetto internazionale - esso prevede anche una collaborazione con l'Istituto Reale di Tecnologia di Stoccolma - a carattere interdisciplinare che coinvolge teoria e analisi musicale, psicologia della percezione e modellizzazione matematica. Ciò mi sta permettendo di portare avanti da un lato la mia passione per la musica, e, dall'altro, la mia attività di ricercatrice; due percorsi, che, appunto, sono diventati uno solo.
La sua attività di pianista e di studentessa deve essere stata anche economicamente molto dispendiosa.
Certo, anche se non credo che una vita di studi possa essere quantificata in termini di denaro. Dai miei genitori sono stata sostenuta sì a livello economico ma soprattutto a livello psicologico.
Perchè se n'è andata via dall'Italia?
Perchè volevo intraprendere una carriera internazionale anche se, per un motivo o per un altro, ho finito per consolidare il rapporto con il mio paese, in particolare con Udine, Trieste, Milano e Como. E se è vero che adesso sono in Austria, è anche vero che non escludo di spostarmi ancora.
Da noi la ricerca sta davvero così male?
La mia esperienza più recente riguarda Austria, Svezia e Stati Uniti. Questi paesi tengono la ricerca in grande considerazione e la pagano circa il doppio. In Italia, sì, è vero, la ricerca fa la fame non disponendo di fondi sufficienti per reggere un'attività competitiva con quella di altri paesi, che, invece, sulla ricerca investono. Piuttosto, però, ho l'impressione che in Italia contino di più la forma e l'immagine, mentre altrove si guarda al contenuto e ti viene riconosciuto un merito se hai voglia e capacità di lavorare. In Italia, spesso, uno studia tanto per poi non sentirsi realizzato; inoltre, vincere un concorso è complicato per il nostro noto problema della burocrazia; all'estero c'è una selezione più dura ma anche più trasparente e diretta.
Ma i ricercatori italiani sono preparati?
Quando sono qualificati, sono molto apprezzati quali grandi lavoratori, creativi ed originali. Purtroppo, gli italiani validi per davvero non sono valorizzati nel loro paese. Da noi un successo in ambito scientifico o artistico sembra autorizzare la superbia, ti fa appartenere ad una casta. All'estero c'è molta umiltà anche tra i più grandi. E all'estero ho potuto sentirmi libera di non dover più recitare ruoli, di non portare più alcuna maschera.
Le capita di avere nostalgia di Gorizia?
Ogni volta che ritorno a Gorizia mi sembra di non essere mai partita. Ho casa e famiglia, amici e radici; per me è una città splendida. È la casa del mio cuore.
E di Gorizia ha qualche ricordo particolare?
L'esperienza del teatro con Walter Mramor, ossia i laboratori dei suoi a.Artisti Associati: mi hanno fatto capire che non potevo vivere senza l'arte.
Alex Pessotto