ARCHIVIO il Piccolo dal 2003

In Regione esplode la gioia dei berlusconiani Ma l’ex An Ciani annuncia: passo con il Fli

TRIESTE I ”quattro moschettieri” del Pdl triestino non resistono nemmeno stavolta e violano l’augusto parlamentino di piazza Oberdan, sventolando la bandiera del Trionfatore e il numero della sua ultima magia: 314. Il Re di Arcore ha vinto, di nuovo, e Bruno Marini, Piero Camber, Piero Tononi e Maurizio Bucci, quando la ”siesta” del Consiglio è appena terminata, festeggiano. Guasconi e provocatori.
Non tutti apprezzano, però: il centrosinistra protesta, reclama un po’ ordine, chiede un po’ di rispetto. Maurizio Franz, il presidente, reagisce. Impugna la campanella e suona, suona, suona. Invano. I quattro ”ragazzacci” raggiungono i banchi dell’opposizione e, irridenti, issano davanti allo sconfitto naso altrui la bandiera e il cartello vincenti. Non c’è alternativa: seduta sospesa, seppur per cinque minuti, il tempo di raffreddare i ”bollori”.
Roma è lontana. Eppure, nelle ore in cui ospita la madre di tutte le battaglie, è più vicina che mai: il Consiglio regionale discute la legge più sacra che c’è, la Finanziaria da sette miliardi e rotti, ma ha l’occhio e l’orecchio altrove. Incollati al televisore del corridoio dei passi perduti, ai pc, agli i-pad. Il duello tra il Cavaliere e il Delfino che fu affascina, inchioda, preoccupa: che effetti avrà sul governo? Sulla politica nazionale? E, a cascata, in casa propria?
Domande, tante domande. Ma una risposta, seppur sorprendente nella tempistica, arriva: Paolo Ciani scende dal carro del vincitore e si accosta a quello ammaccato dei futuristi. È il primo a Palazzo. Ed è solo soletto: l’ex consigliere del Pdl, cresciuto in An e molto legato a Giovanni Collino, va nel gruppo misto e non fonda il gruppo di Futuro e libertà. Non può, non ancora, deve trovare almeno due compagni d’avventura. E chissà se adesso, mentre la febbre finiana scende di brutto, li troverà. Pazienza: «Ho fatto quello che mi sentivo di fare. Da uomo libero». E così, dopo aver anticipato in mattinata l’addio al partitone del predellino, Ciani comunica ufficialmente la sua scelta all’aula. Lo fa pochi minuti dopo lo ”show” triestino: i quattro scherzano, lui si commuove. C’est la vie. «Ho sostenuto e sosterrò il presidente Renzo Tondo, che stimo, ma ho sognato e sogno un centrodestra e un partito diversi» spiega Ciani. Subito dopo, duro, contesta «la gestione a dir poco vergognosa» del Pdl friulano. Rivela d’aver ricevuto molte telefonate: ministri e big hanno blandito, dissuaso, offerto. «Ma, come ho detto a Tondo e Isidoro Gottardo, non ho chiesto né chiedo nulla: ho già avuto molto dalla politica, sono stato vicepresidente e assessore, e mi sento libero di comportarmi come sono». Il futuro? «Sabato andrò alla convention di Fli. Poi cercherò di migliorare le molte cose che, in maggioranza, non funzionano. Ma non polemizzerò con gli ex colleghi anche se so che mi criticheranno. Io, invece, li ringrazio tutti». Silenzio in aula, ed è un piccolo miracolo.
(r.g.)