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Ci sono anche la triestina Franchin e Angela, la figlia di Missoni fra le 100 donne ”top” nella moda

di ARIANNA BORIA


Sono cento le donne che dettano legge in Italia nella moda, nella bellezza e nel design. Una mappa del potere in campi tradizionalmente femminili, dove però le signore non rivestono più, come in passato, solo il ruolo di responsabili del marketing e della comunicazione, ma occupano le poltrone di amministratore delegato, direttore generale, sono creatrici di tendenze, fondatrici e proprietarie di negozi che influenzano il costume a livello internazionale. Donne che schiacciano i bottoni giusti nelle relative stanze, che orientano il mercato, ne inventano nicchie, cacciano e, a volte, ”costruiscono” a tavolino i creativi destinati a conquistare le nuove generazioni.
La rosa delle ”cento donne di eccellenza” l’ha stilata il mensile Elle. E tra loro c’è la triestina Barbara Franchin, amministratore unico dell’agenzia ”Eve” che organizza, da nove anni, ”Its”, International Talent Support, il concorso per talenti emergenti della moda, degli accessori e della fotografia. Molti dei designer dell’ultima generazione sono ”nati”, creativamente parlando, sotto la sua ala. Barbara, talent scout instancabile, ha offerto la prima passerella in assoluto a studenti delle accademie di fashion design di tutto il mondo o a giovanissimi stilisti, che, dalla fascinosa ma periferica ex Pescheria di Trieste, si sono trovati catapultati nel giro di una notte negli uffici stile di griffe come Dior, Louis Vuitton, Galliano, Lanvin, Valentino, Armani, Dolce&Gabbana, Vivienne Westwood.
«Io una donna di potere? Visto che per me potere significa decidere della mia vita, essere libera di scegliere, sì, mi sento una donna di potere», ammette Barbara Franchin. «Il potere sta nel costruire, nella capacità del fare, nel poter realizzare le cose che ti piacciono senza nuovere a nessuno. Mi sento libera, è vero, e questa libertà mi è costata non poco».
Se Franchin è uno dei volti più nuovi su cui Elle ha deciso di puntare - con uno spazio, in una specie di ”cencelli” del glamour, pari a ”mostri” del settore come Franca Sozzani, direttrice di ”Vogue”, a Beatrice Trussardi, numero uno dell’omonimo gruppo, a Daniela Sacerdote, amministore delegato di Collistar - nella lista delle ”cento” ci sono altre signore legate a Trieste e al Friuli Venezia Giulia.
Quando Angela Missoni, 52 anni, disse al padre che avrebbe voluto occuparsi di accessori, il leggendario ”Tai”, olimpionico e inventore delle ”maie” a zig zag, che fin dai tempi dell’Oberdan a Trieste preferiva dormire che farsi vedere a scuola, le rispose: «Fallo, sotto il cappello dell’azienda, ma da sola, senza dover lavorare tutti i giorni come tua madre».
Oggi la sua primogenita è direttore creativo della Missoni e responsabile dell’ufficio stile della linea donna, mentre dal 1997, insieme ai due fratelli, è anche amministratore delegato del celebre marchio creato da Ottavio e Rosita. Liceo non finito, tre figli avuti giovanissima - a 23 anni Margherita, che oggi è testimonial della griffe e considerata una delle donne più affascinanti del mondo, a 25 Francesco e a 28 Teresa - Angela, tra il ’91 e il ’92, l’anno del suo divorzio, decide di dare una svolta anche alla carriera, creando una linea col suo nome. «La mamma - racconta - diventa la mia prima cliente. Un giorno mi chiede di occuparmi della prima linea perchè ”quello che fai è la Missoni che vorrei oggi”».
Due donne nella moda legate a Trieste, due a Udine. La prima è Michela Piva, 46 anni, amministratore delegato della Gianfranco Ferrè, dove, dopo la vice presidenza vendite di Cerruti, è approdata nel 2003 per assumere importanti ruoli in Europa, Asia e Usa. L’altra, nel settore design, è Patrizia Moroso, art director dell’omonimo marchio fondato nel 1952 dai genitori, con il quartier generale a Cavalicchio, in provincia di Udine. A lei, che ha alle spalle una laurea al Dams di Bologna, il merito di aver rinnovato radicalmente l’immagine dell’azienda, oggi anche sponsor della Biennale di architettura di Venezia, e avviato rapporti con maestri del design contemporaneo come Tord Boontjie, Kostantin Grcic, Marcel Wanders e Patricia Urquiola.
Spulciando i personaggi scelti dallo speciale di ”Elle”, Trieste, pur così lontana dalle direttrici lungo cui sfrecciano le nuove tendenze, si rivela un piccolo, ma significativo crocevia di incontri, un ”puntino” al centro di un network di contatti ad alto livello. Grazie a ”Its”, molte delle signore incluse nella lista del ”who is who” della moda, sono passate e ancora passano di qui nel wekeend delle mostre e della sfilata all’ex Pescheria. Lo faranno anche quest’anno, quando, a metà luglio, ”Its” festeggerà i dieci anni di vita, con mostre, appuntamenti, incontri e oltre cento ex finalisti che ritorneranno a Trieste da tutto il mondo.
Qualche nome? Della giuria di ”Its” ha fatto parte l’Anna Wintour italiana, Franca Sozzani, che ora ha ceduto il testimone alla nipote, Sara Maino (figlia di Carla, di Corso Como 10), talent scout per ”Vogue”. Tra i giurati, è ormai una consuetudine incontrare Valentina Maggi, che dirige il dipartimento di Practice design di Floriane de Saint Pierre & Associés, società parigina di risorse umane nel comparto de lusso, ovvero ”cacciatrice di teste” nel campo della moda, degli accessori, dei gioielli per marchi da capogiro.
A Trieste, nelle giornate della moda, sono ospiti Laura Lusuardi, fashion director di Max Mara, da cui dipendono oltre duemila negozi in cento paesi, Patrizia Marras che, con il marito Antonio, ha scelto più volte per l’ufficio stile della griffe alcuni dei giovani finalisti, Linda Loppa, direttrice per trent’anni del dipartimento di Fashion Design di Anversa e oggi al vertice di Polimoda di Firenze (per lei far parte di ”rose” eccellenti non è una novità, già ”Time Magazine” l’ha indicata come una delle persone più influenti nel fashion system), Daniela Riccardi, nuovo amministratore delegato di Diesel, principale sponsor del concorso triestino. In pratica, da queste parti, si dà appuntamento una volta l’anno un ”concentrato” del potere e del talento femminile nella moda.
«Ho cominciato desiderando un vestito speciale per la maturità», racconta Barbara Franchin. «Vicino a casa mia c’era un laboratorio tenuto da una ragazza. Ci andavo per le prove e sono rimasta rapita dalla magia della creazione. A venticinque anni di distanza ho conquistato il saper fare le cose che prima sognavo di fare. E il rispetto di me stessa e di alcune persone, tra cui quelle del mio staff con cui condivido questa avventura. Sono diventata donna con un’anima da bambina che non perderò mai».
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