«Dietro ci sono emarginazione e rabbia repressa»

Più che commentare il fatto di Melara si arrabbia. Molto. Perchè dopo una vita passata a smontare i luoghi comuni sul mondo degli "zingari" ogni nuovo episodio pare una miccia per innescare, una volta di più, un certo razzismo strisciante che si sta insinuando nell'Europa. Alexian Santino Spinelli, già docente di lingua e cultura Romanì all'università di Trieste , insegnante e musicista prodotto da quella comunità, si inalbera direttamente. «Sono stufo di queste stupidaggini. Si ruba per cultura, si è nomadi per cultura, sono cose che non stanno in piedi. Sul mondo Rom non si sa nulla. Sono stereotipi applicati senza alcun criterio. Una persona è bilingue? È l'effetto dell'emarginazione e del degrado. Forse che un triestino non ruba? Guardiamo piuttosto cosa c'è dietro: emarginazione, disagio, malessere, rabbia repressa, qualcosa di particolare. Bisogna scindere, capire, non generalizzare. Così come non tutti gli italiani sono mafiosi o pedofili o terroristi così, anche a Trieste, molti rom sono integrati, mentre altri non lo sono. Ma l'integrazione è come l'amore, si fa in due...».
Il problema, fa capire Spinelli, è quello dell'assenza di una reale volontà di valorizzazione culturale dei Rom. E della volontà politica di non integrarli. «Guardate Sarkozy, in Francia. Era in calo di consensi e si è inventato il problema, facendo leva sull'ignoranza diffusa. Berlusconi gli è andato subito dietro e il ministro Maroni a sua volta fa ancora leva sul problema della sicurezza. Ma io dico: i Rom sono appena 170mila, sono veramente loro il problema dell'Italia? Tanti sono cittadini italiani e vivono nella normalità totale. Organizzano eventi culturali artistici, concorsi letterari, lezioni universitarie, come il sottoscritto. Ma i loro, i nostri festival non hanno la stessa rilevanza mediatica che, si dà, per esempio, a un fatto di sangue eclatante. Come si fa a non pensare che dietro ci sia una strategia precisa?».
Un problema di cattiva volontà? No, secondo Spinelli anche di cattiva informazione. «L'opinione pubblica è traviata, è come quando all'estero si dice italiano mafioso... Ma come facciamo a integrare chi non conosciamo? L'unica arma è quella della cultura, della musica e dell'arte, mediata da un'Europa unita, solidale e senza discriminazioni».
Sullo specifico dell'incidente Spinelli, attualmente a Lanciano, evita accuratamente gli stereotipi. E con le sue dichiarazioni li affossa. «Sono d'accordo: va punito chi si comporta male, ma senza fare distinzioni. E invece i Rom sono diventati una roulotte sgangherata, il campo nomadi il simbolo stesso della segregazione. Ma questo è un crimine contro l'umanità e mi chiedo: dove sono gli intellettuali italiani?».
Come prossima mossa, quella sì, anche mediatica Spinelli lancia adesso l'Orchestra europea della Pace, presentata a Roma nella Sala del mappamondo, che suonerà a Strasburgo il 7 ottobre, il 6 novembre a Lanciano e il 18 novembre a Bruxelles. «Una maniera di ribadire – conclude Spinelli – che noi Rom vogliamo un'Europa unita e senza discriminazioni. Che passa anche attraverso musicisti di estrazioni completamente diverse. Cerchiamo di non dimenticarci che i Rom hanno inventato il flamenco in Spagna, il jazz manouche in Francia, czardas e dervununkos in Ungheria, solo per citarne alcuni...(f.b.)