Portano la Venezia Giulia nel cuore, pur lontani. Chi in Australia, chi in Argentina, chi in Canada. Continenti differenti, storie diverse ma in comune la terra dorigine. Cinque percorsi raccontati in queste righe, per altrettanti Giuliani nel mondo che hanno raggiunto importanti traguardi in Paesi lontani.
È il caso di
Gianfranco Cresciani, che occupa incarichi istituzionali di rilievo nel governo del Nuovo Galles del sud in Australia. Autore di saggi, pubblicazioni e documentari sulla storia dellemigrazione dallItalia, nel 1994 è stato insignito dellonorificenza di Cavaliere al merito della Repubblica italiana. È emigrato «in Australia nel 1962 - racconta Cresciani - con i miei genitori, per ricongiungerci con mio fratello. Come tutti, o quasi, gli emigranti triestini, si pensava di rimanere per un paio di anni, per poi ritornare. I due anni sono diventati una vita». Allinizio, lintegrazione nella nuova realtà non è stata semplice: «Si veniva apostrofati come dago, cioè portanti una dagger, un coltello, per la vecchia mitologia dellitaliano accoltellatore, o come wop che stava per without official papers cioè emigranti illegali, oppure con lepiteto dispregiativo di wogs o di ities», dice ancora Cresciani. Il tempo ha cambiato le cose, dallambiente universitario le tensioni erano peraltro lontane. E, sbarcato nel mondo del lavoro in una ditta italo-australiana, Cresciani potè anche ritrovare lamato dialetto triestino, «parlata franca» fra colleghi. Grazie al suo ruolo accademico di storico dellemigrazione italiana nella terra dei canguri, partecipa spesso a convegni in Italia e anche a Trieste: i legami diretti con la terra natale, dunque, vengono coltivati così con una certa costanza. A permetterlo, anche il ruolo di vicepresidente del Comitato regionale per lemigrazione e la collaborazione avviata da oltre 15 anni proprio con lassociazione Giuliani nel mondo.
«Trieste dopo il 1954 era un centro industriale dimenticato. Nessuno voleva investire capitali in una città dove i rapporti tra Italia e Jugoslavia erano di guerra fredda. Lunica alternativa era quella di partire allavventura in cerca di fortuna». Così fece
Romeo Varagnolo, deluso dalla situazione in cui era venuta a trovarsi Trieste, lasciata «il 7 settembre 1955 con la nave Toscanelli diretta a Sydney». «Avevo 23 anni - ricorda Varagnolo -, mi sentivo sicuro, parlavo la lingua inglese, avevo una certa esperienza dufficio e conoscevo il disegno tecnico. Decisi quindi di partire da solo per lAustralia». In realtà proprio «limmigrazione triestina era per lindustria e per il governo una manna. Finalmente unimmigrazione urbana, cittadina, non contadina ma tecnica e industriale. Personalmente - prosegue limprenditore - avevo sempre il pallino di voler far arrivare a Sydney il marmo di Trieste, quello di Aurisina». Finché il sogno si concretò. «Attualmente tre palazzi alti di Sydney sfoggiano esternamente il marmo di Aurisina, Rupingrande e Zolla». E i contatti con Trieste rimangono vivi «tramite i viaggi di ritorno» oppure grazie ai «vari circoli e club giuliano-dalmati», conclude Varagnolo.
DallAustralia al Canada. Originario dellisola di Lussino, già presidente della Federazione giuliano-dalmata,
Konrad Eisenbichler è docente ditalianistica alla Victoria University di Toronto e autore anche della traduzione inglese del libro di Arrigo Petacco LEsodo. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano lha insignito del titolo di Commendatore della Repubblica italiana. «Questa nomina - ha affermato a riguardo il premiato - è qualcosa di più (rispetto ad altri premi e riconoscimenti ricevuti negli anni, ndr). Riguarda la mia professione e la mia attività ma anche la sfera dei sentimenti. LItalia ha riconosciuto oggi la mia italianità». Nel suo curriculum professionale, 14 libri monografici o collezioni di saggi, traduzioni, critiche, articoli su riviste scientifiche o allinterno di saggi, recensioni e 13 poesie originali. Ma non solo: si è occupato dellorganizzazione di 32 congressi internazionali. Nel 2009, in occasione del Giorno del Ricordo ha ricevuto il Premio internazionale Anvgd. Raccontando ai suoi colleghi canadesi della sua terra dorigine, Eisenbichler incontra delle piccole difficoltà nel trasmettere precisamente alcuni aspetti: «Il concetto di confine è per loro quello con gli Stati Uniti dove, comunque, si parla la stessa lingua. Ovviamente ci sono delle differenze tra un canadese e un americano, ma non così profonde come tra un italiano e un austriaco o uno slavo».
Gianfranco Tuzzi ha scelto di battezzare la sua agenzia di viaggi, aperta a Buenos Aires nel 1985, così come si chiama la città dove nel 1948 è venuto al mondo: Gorizia. Per la precisione Gorizia viaggi srl. In Argentina, è sbarcato nel 1950, dopo essere partito dal porto di Genova assieme alla madre e alla sorella per andare a raggiungere il padre, trasferitosi a sua volta già lanno precedente. In ambito commerciale si è costruito una carriera di successo e una posizione che lha visto per sei anni guidare la Fiera internazionale del turismo nella veste di direttore. Sempre per sei anni ha guidato lassociazione delle agenzie di viaggi e turismo della Repubblica argentina e per otto quella di Buenos Aires. Allattivo, Tuzzi ha anche due incarichi da presidente: dellorganizzazione congressi di turismo nazionali e internazionali e del gruppo agenzie di viaggi - categoria minorista. Naturalmente molte sono anche le attività svolte in seno alla collettività italiana, a partire da quella per la Regione Friuli Venezia Giulia come membro del Comitato dei corregionali allestero e dei reimpatriati in rappresentanza dellassociazione Giuliani nel mondo in Argentina. Dal 1994, poi, è presidente della Federazione dei circoli giuliani in Argentina e dal 1988 dellassociazione Emigrati dei comuni goriziani.
Non solo emigrati di successo, ma anche i figli dei giuliani trasferitisi altrove nel mondo hanno saputo conquistare a loro volta spazi importanti. Come
Duilio Ferlat, il cui padre Olivio è nato a Gorizia vivendo sempre a Trieste prima di partire. Cavaliere della Repubblica italiana dal giugno del 2005, Duilio Ferlat in Argentina in effetti ci è nato. Precisamente nel 1965, a Buenos Aires. Ma alcuni dei suoi prestigiosi incarichi danno la misura di quanto forte sia il legame con lo spicchio dItalia più a Nordest del Belpaese: docente invitato e consulente del Mib School of management di Trieste dal 2002, consulente per lAmerica Latina in materia di rapporti internazionali e cooperazione internazionale allo sviluppo per la Regione Friuli Venezia Giulia dal 2006 al 2009 e, ancora, coordinatore dei rapporti con lItalia per la Fondazione Pensar.