G8, la Corte dei conti: milioni di danni per lo Stato dalle «ordinanze urgenti» della Protezione civile

ROMA Decine e decine di milioni di danni per lo Stato, per i cittadini. È quanto, secondo la Corte dei Conti, potrebbero essere costate le «ordinanze urgenti» della Protezione Civile per i Grandi eventi, per il G8 alla Maddalena e poi all'Aquila, per il Louis Vuitton Trophy alla Maddalena, per la Scuola Marescialli di Firenze, l'Auditorium nel capoluogo toscano, le piscine dei mondiali di nuoto, le innumerevoli opere pubbliche legate alla celebrazione dei 150 anni dell'Unità d'Italia. Appalti per centinaia di milioni di euro, danni erariali, si ipotizza nelle carte della Corte dei Conti, per decine e decine.
Soldi che, se provato il comportamento contrario agli interessi della pubblica amministrazione, dovranno essere restituiti. Dagli amministratori, dai titolari delle imprese, dai progettisti, dalle centinaia di persone che hanno ruotato intorno a questi appalti.
E non sono solo i membri della cricca, del sistema gelatinoso, gli Anemone, i Piscicelli, i Balducci, a rischiare. Fra chi potrebbe essere chiamato a restituire i soldi c'è anche il presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, che le ordinanze della Protezione civile ha firmato, cosë come il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Gianni Letta, e Guido Bertolaso, il capo della Protezione Civile che l'uso delle ordinanze urgenti lo ha elevato a sistema.
La svolta si è avuta in queste settimane, dopo sette mesi di lavoro della Corte dei Conti. L'ultima Finanziaria, approvata a dicembre, contiene infatti una norma che, di fatto, rende il lavoro dei magistrati contabili più difficile: si può indagare sul «danno erariale» solo in presenza di «casi specifici», ben determinati. La collaborazione fra la Procura di Perugia, titolare dell'inchiesta sulla cricca, e il procuratore generale della Corte dei Conti, Mario Ristuccia, ha permesso, da gennaio in poi, il continuo passaggio di carte fra i magistrati. E non solo da Perugia verso Roma, ma anche sulla direttrice contraria. L'iscrizione al registro degli indagati dell'ex ministro Pietro Lunardi e del cardinale Crescenzio Sepe viene da una segnalazione della Corte dei Conti.
Ora però sono migliaia e migliaia di pagine di verbali, intercettazioni, interrogatori, passate da Perugia a Roma. I magistrati contabili le hanno analizzate e sono arrivati a indicare, caso per caso, ordinanza per ordinanza, se ci sia stato un danno per lo Stato e, anche, a provare a quantificarlo (sono state affidate alcune perizie e altre saranno affidate nelle prossime settimane i primi dati parlano di aumenti del 10, 30%). E' stato possibile, insomma, «appurare specifiche e concrete notizie di reato» che ora rendono dimostrabili i danni. I fascicoli sono stati aperti, sono decine. Alcune delle persone coinvolte sono già state sentite, è il caso di Guido Bertolaso. «Non qualsiasi grande evento rientra nella competenza della Protezione Civile», scriveva mesi fa il procuratore della Corte dei Conti del Lazio, Pasquale Iannantuono.
Sul fronte dell'indagine riguardante la P3, ieri il Tribunale della Libertà di Roma dovrà tornare a pronunciarsi sull'ordinanza di custodia cautelare emessa nei confronti di Flavio Carboni e Pasquale Lombardi, indagati per associazione a delinquere finalizzata alla violazione della Legge Anselmi. Lo ha deciso la Corte di Cassazione annullando con rinvio il provvedimento con cui nel luglio scorso il Riesame aveva confermato il carcere. La Sezione feriale della Suprema Corte, presieduta da Severo Chieffi, ha accolto così i ricorsi di entrambi gli indagati, che sono detenuti dall'8 luglio scorso e che per ora non torneranno in libertà.