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Prandelli: in tribuna i bambini, non le foto

di GUIDO BARELLA


TRIESTE Le maxi-foto dei tifosi distese sugli spalti per coprire i vuoti in tribuna? Molto meglio invitare i bambini allo stadio.
Aspettando il momento di tornare sulla panchina del ”suo” Franchi alla guida però non della Fiorentina ma della Nazionale, Cesare Prandelli ha trovato il tempo, ieri, di commentare l’iniziativa della Triestina e quelle foto con gli spalti del Rocco ”affollati” di tifosi virtuali che ieri sono comparse anche su tutti i quotidiani nazionali. «Quella della Triestina è stata solo una provocazione - ha commentato il neo ct azzurro -. Io per ovviare alla carenza di spettatori allo stadio ho una proposta: tanti bambini amano il calcio, sarebbe l'occasione giusta per invitarli ad entrare gratis allo stadio».
Risponde così Cesare Prandelli a Stefano Fantinel che intanto ribadisce di essere pronto non certo a lasciare ma, anzi, a raddoppiare: «La società vuole portare a 24 mila il numero dei tifosi ’in foto’ della tribuna Colaussi». Nuove idee per riempire gli spalti? Inutile, tutto già sperimentato, e senza troppo successo. «Nonostante tutte le iniziative promozionali attuate in questi anni, i tifosi al Nereo Rocco non sono mai stati più di 8-10 mila. E in uno stadio che ne può contenere 30 mila - ha dichiarato Fantinel rispondendo indirettamente a Prandelli - non sono proprio tantissimi. Nonostante l'impegno nostro e di tutte le società professionistiche il problema non è stato risolto. Nè lo possiamo risolvere - ha concluso Fantinel - con la ’tessera del tifoso’ che obbliga gli ultras avversari senza abbonamento ad assistere alle gare insieme ai nostri abbonati».
Il dibattito è aperto. E da Milano un triestino eccellente quale è Cesare Maldini sorride. E racconta: «Quando ho visto le immagini mi sono detto ’beh, c’è finalmente tanta gente allo stadio a Trieste’. Ma mi sono poi subito accorto che c’era qualcosa di strano: ’ma stanno tutti fermi’ ho pensato, ’è impossibile’. E allora da una parte posso pensare che si tratti di una provocazione anche divertente a modo suo da parte del presidente della Triestina ma dall’altra non posso non esprimere tutta la mia amarezza per una realtà come questa. E penso ai giocatori: d’accordo sono professionisti, ma sono e restano uomini, ragazzi che giocano per il piacere anche degli applausi del proprio pubblico, che vivono del calore del pubblico».
È un fiume in piena, Cesarone. E, soprattutto, non gli va giù che questa nuova frontiera - il tifo viruale - sia stata varcata proprio nella sua Trieste. Anche se... «Anche se, e da triestino posso permettermi di dirlo, il pubblico alabardato è un po’ particolare, non proprio caldissimo e partecipe, soprattutto se mancano i risultati. È sempre stato così: la gente di Trieste va allo stadio solo se la squadra va bene, anzi benissimo. Ma senza pubblico - aggiunge l’ex ct azzurro - la squadra difficilmente trova gli stimoli giusti. Figurarsi poi con gli spettatori ritratti in fotografia. Con gli amici della palestra, qua a Milano, scherzavo, a proposito di questa notizia, dicendo che adesso penseranno anche agli applausi virtuali. Poi sono tornato a casa e ho sentito che in effetti il presidente Fantinel sta pensando anche a quelli... E allora non ci capisco più niente, mi sembra fantascienza».
Il problema però rimane: come fare per riportare la gente allo stadio? «Per carità il problema c’è, ed è concreto. Per questo mi piace pensare che Fantinel abbia pensato a una provocazione per sollevare il dibattito. Del resto io la famiglia Fantinel la conosco bene, mi incontro spesso con loro qua a Milano, anche con lo stesso Stefano: si parla spesso proprio della difficoltà di fare calcio a Trieste e io li prendo in giro dicendo che si lamentano perché sono friulani... In realtà, al di là delle battute, so benissimo quale è la situazione nella mia città e del resto anche questa che io voglio considerare una provocazione è una denuncia molto forte e chiara. Ma il calcio, lo ripeto, ha bisogno di pubblico. Pubblico vero, non virtuale».
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