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«L’assessore? Ci chiedeva soldi per altre rassegne»

«La mostra che si aprirà venerdì in via Torino sarà seguita entro la prossima primavera da altre due: una a Fiume, nei locali della comunità italiana e un’altra all’Istituto italiano di cultura di Budapest. Lì abbiamo avuto una fabbrica negli anni Venti. Contatti sono già bene avviati».
Guido Crechici, amministratore unico della Modiano, svela anche gli ultimi dettagli delle mostre e delle iniziative editoriali con cui ha deciso di raccontare i 140 anni di attività della sua azienda. «Stiamo stampando una quarta cartella per la mostra che sarà ospitata a partire da venerdì nei locali dell’Irci. Le prime tre cartelle erano legate a quanto è stato esposto a Gorizia nelle sale concesse gentilmente dalla Fondazione Cassa di Risparmio, a Monfalcone e a Romans». Crechici non lo dice ma tutte queste cartelle con una ottantina di accurate riproduzioni di manifesti, bozzetti pubblicitari, foto e cartoline, tutte stampate in quadricromia su un cartoncino di ottimo spessore, sono state regalate ai visitatori. Altrettanto accadrà a Trieste.
«Noi non andiamo a pitoccare nulla. A Trieste ho potuto parlare a livello di assessorato alla cultura solo anni addietro, quando lo gestiva Roberto Damiani. Nella nostra città ora bisogna mettersi in fila. Più di un anno fa sono riuscito a parlare con l’assessore ma mi sono sentito chiedere soldi per finanziare altre mostre... Anche il volume sulla nostra attività più che centenaria lo stiamo facendo da soli. Ma andremo a Fiume e a Budapest, come siamo stati a Gorizia e Monfalcone. La Modiano oggi ha 80 dipendenti, produce carte da gioco che portano il nome di Trieste nel mondo, ma abbiamo anche altre attività, ad esempio la cartotecnica, gli astucci. No, non produciamo più cartoline e manifesti».
La digitalizzazione del patrimonio storico dell’azienda è avviata da tempo ma molto resta da fare a livello di ricerca. Lo dimostra proprio il lavoro di Piero Delbello che sta mettendo in relazione le fotografie, con le cartoline, i bozzetti e i manifesti. Nel settore della grafica il curatore della mostra ”naviga” sapientemente da quando portava i calzoni corti e collezionava come tutti gli scolari le figurine dei calciatori stampate dalla ”Panini”. Poi, grazie ai vicini di casa - abitava in Campo San Luigi, nei pressi della clinica che fu dell’Inam - è passato alle cartoline antiche, conservate in ogni famiglia. Infine, assieme agli altri ragazzini in via del Farneto, si è imbattuto nelle lastre di vetro di quello che fu lo studio del fotografo Emersic - Emersi. Fu un fragoroso amore a prima vista, perché molte lastre all’epoca andarono in mille pezzi per mano di quei ragazzi.

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