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Tutti gli affari Roma-Tripoli, da Finmeccanica all’Eni

ROMA Dalla storica presenza in Fiat, passando per il calcio, per arrivare infine a sedere, come grande azionista, nel salotto buono della finanza italiana. Sono vecchi e molteplici gli interessi libici in Italia, controbilanciati da una rilevante presenza delle big italiane nel paese nordafricano. Dall'Eni a Finmeccanica, fino ai grandi costruttori, tra tutti Impregilo e Italcementi, impegnati nell'opera di infrastrutturazione della ex colonia italiana, a partire dai 1700 km della nuova ”superstrada” Rass Ajdir-Imsaad, la cui realizzazione sarà affidata a imprese italiane.
Ecco, in sintesi, i principali settori nei quali è attivo l'asse degli affari Tripoli-Roma.
BANCHE È questo il settore più recente, ma che ha fatto molto discutere, sul quale la Libia ha messo gli occhi e anche molti soldi. All'inizio di agosto la Libyan Investments Autorithy (Lia), il braccio finanziario del leader Muammar Gheddafi nato con lo scopo di gestire i proventi del petrolio, ha annunciato di aver portato la propria partecipazione in Unicredit sopra la soglia del 2%, facendo così lievitare l'intera compagine libica intorno al 7%, visto che la Banca Centrale Libica e la Libyan Arab Foreign Bank sono insieme titolari del 4,98%: con quest'operazione i libici sono diventati il primo socio della banca, superando anche gli Aabar di Abu Dhabi.
CALCIO In questo caso la presenza libica in Italia è invece di vecchia data. La Libyan Arab Foreign Investment Company (Lafico) detiene il 7,5% della Juventus. Della quota in Fiat, invece, non si sa nulla dall'agosto 2006, quando Tripoli scese sotto il 2%. L'anno scorso circolò addirittura l'indiscrezione che Gheddafi fosse interessato al Milan, ma a stretto giro arrivò la smentita della Fininvest.
TLC Interessi libici sono presenti anche in Retelit, la società costituita nel 2007 e che ha successivamente vinto l'asta per il Wi Max nelle regioni del Nord Italia. La quota in mano alla Lafico è del 14,8%.
TV La Laftitrade, finanziaria del Colonnello, e la Fininvest sono presenti con quote rispettivamente del 10% e del 22% nel capitale della società di produzione e distribuzione cinematografica Quinta Communications, fondata da Tarak Ben Ammar.
COSTRUZIONI La ”voce” più importante è quella relativa all'Autostrada sulla costa mediterranea della Libia: il Trattato di amicizia tra i due Paesi prevede che Roma versi a Tripoli cinque miliardi di dollari per la realizzazione dell'opera alla quale, ha detto il premier Silvio Berlusconi, parteciperanno imprese italiane: la fase di prequalifica è conclusa e sono interessate 21 aziende del nostro Paese. Sempre nel settore, c'è da registrare che la Lybian Development Investment Co si è associata con Impregilo nella Impregilo Lidco. E perfino il lussuoso hotel Al-Ghazala, che sorgerà nel centro di Tripoli, sarà ”made in Italy”: i suoi lavori sono infatti stati assegnati al gruppo Trevi.
FINMECCANICA La Lybia Africa Investment Portfolio ha avviato una nuova joint venture con la holding italiana (dopo la Liatec, Libyan Italian Advanced Tecnology Company, costituita nel 2006 per realizzare elicotteri). Il consorzio formato da Ansaldo Sts e Selex Communications ha firmato con Zarubezhstroytechnology, società controllata dalle Ferrovie Russe Jsc Rzd, un contratto da 247 milioni di euro per realizzare sistemi di segnalamento, alimentazione e comunicazione sulla tratta da Sirte a Bengasi.
ENERGIA Di antica data sono i rapporti con l'Eni, che ha di recente annunciato l'intenzione di investire in Libia 25 miliardi di dollari. Allo stesso tempo, Tripoli detiene una quota di circa l'1% del Cane a sei zampe e non ha fatto mistero di voler salire ancora.