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La mappa dei dividendi, i big abitano a Nordest

di ROBERTA PAOLINI


TRIESTE Vendi a maggio e vai via. Chi ha la fortuna (o la maledizione) di conoscere il mondo dei trader sa che questo detto vale una volta di più se in Primavera, tempo di dividendi, le compagnie decidono di essere generose con i propri azionisti. La politica di ripagare i soci è tornata di gran moda a Piazza Affari, anche se a farla da padrona non sono certo le medie imprese maestre del Quarto Capitalismo nordestino, ma - sempre loro - le adorate Blue Chips.
Abbiamo analizzato il ranking dei dividendi distribuiti nel 2010 dalle quotate sul listino milanese, confrontando le compagnie nordestine quotate rispetto alle società a maggior capitalizzazione. Il risultato? Il Nordest è il vero approdo della finanza italiana. Se si esclude infatti Eni, Enel e Fiat (ma solo la prima è irraggiungibile quanto a dividendi), le società più generose in quanto a ripartizione dei propri profitti sono tutte dell’area delle Tre Venezie.
Nell’ordine, Eni ha assegnato 1 euro di utile per azione portando il rendimento della cedola su singolo titolo a 5,6%. Il ”cane a sei zampe” si è confermato così come il vero baluardo dei cassettisti. A seguire Atlantia, la holding di partecipazioni nel settore infrastrutture che ha come azionisti di riferimento i Benetton attraverso Sintonia e Schemaventotto (in tutto oltre il 38% del capitale) e annovera nel capitale anche Generali ha distribuito relativamente all’esercizio 2009, tra acconto e saldo, 0,746 euro per azione. A ruota Banca Generali, che ha assegnato invece 0,45 euro, il Leone di Trieste ne ha destinati 0,35 euro, come pure Luxottica, 0,35 euro.
Tallona una classica Blue Chip: Fiat che ha distribuito però dividendi più alti delle altre nordestine di ”peso” solo agli azionisti possessori delle ”risparmio”, 32 centesimi di euro, e ”privilegiate”, 31 cent. Dietro al Lingotto c’è Enel, 25 cent. E ancora Benetton Group, 0,23 euro e Geox 0,2. Acegas Aps ha elargito una cedola di 0,09 euro, De’ Longhi 0,08 e Premuda, 0,02. Manca a chiudere il quadro il dato di Danieli, la compagnia dell’acciaio chiude il bilancio al 30 giugno e solo a settembre il cda si riunirà per approvare i dati e per proporre l’eventuale dividendo. Nel 2009 la compagnia di Buttrio ha erogato per, 22 cent per le azioni ordinarie, 24 cent per le risparmio.
Gli altri titoli delle medie aziende nordestine invece sono stati ”avari” con i propri azionisti e questo perché molti gruppi industriali hanno subito la violenza della crisi, manifestando una forte riduzione degli utili (precipitando, in alcuni casi, anche in territorio negativo). Gruppo Carraro negli ultimi due esercizi non ha potuto distribuire dividendi. Come pure di Stefanel che non li elargisce dal 2006 o Safilo che non ne dà dal 2008.
E poi ci sono imprese che non li hanno mai concessi, come Gruppo Coin (che in compenso ha registrato un aumento dei corsi azionari nell’ultimo anno del 78%) ed Eurotech. Grazie al ricco piatto dei dividendi hanno guadagna il titolo di re della Borsa una delle famiglie simbolo del Nordest: i Benetton. I fratelli di Ponzano Veneto: Luciano, Gilberto, Giuliana e Carlo hanno incamerato proventi derivanti dalle diverse partecipazioni (in porzione variabile: Assicurazioni Generali, Atlantia, Caltagirone editore, Mediobanca, Pirelli, Rcs Media e ovviamente Benetton Group) per 203 milioni di euro. Più del premier Silvio Berlusconi che si è dovuto accontentare di 142 milioni di euro di proventi da partecipazioni.
Mentre l’imperatore dell’occhiale Leonardo Del Vecchio ha incassato 131 milioni di euro di proventi. Guadagni provenienti dai risultati di Luxottica e dalla distribuzione dell’utile delle Generali. Mentre il patron di Geox Mario Moretti Polegato, azionista di maggioranza assoluta di Geox, con la sua Lir, ha portato a casa la bellezza di 37,2 milioni di euro di dividendi.
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