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Liliana e Marta, riunite dalla danza

Una passione, quella per la danza, che unisce e riunisce. In questo caso due triestine che, dopo aver frequentato la scuola di Maria Panzini a Trieste, hanno visto le loro strade dividersi. E si sono ritrovate in questi giorni per il ”Summer Dance in Italy”, settimana di workshop al Teatro Sloveno suggellata da una grande serata in piazza Marconi nell'ambito di ”Muggia sotto le stelle” che grazie a loro parla triestino. Sono Liliana Candotti, direttrice artistica di Alambrado Danza e presidente della Lega Danza Uisp di Firenze e Marta Diminich, docente della Staatliche BallettSchule Berlin. L'una vive a Firenze dove, dopo aver lavorato come coreografa, ha seguito il suo amore: l'insegnamento. L'altra a Berlino, dove ha ballato con i più grandi del mondo fino alla nascita del primo figlio. «Trieste - dicono - non l'abbiamo dimenticata, anzi».
«Qui - spiega Liliana - ho trovato grande apertura nelle istituzioni: mi hanno facilitato nella realizzazione di un progetto che mi auguro possa proseguire l'anno prossimo». «Mi chiedono se mi manchi Trieste - aggiunge Marta - e io rispondo di no, perché se fai quello che ti piace, ti trovi bene ovunque. A Trieste poi ci torno due volte l'anno». Perché siete andate via? «Se vuoi trovare sbocchi devi girare: la vita del ballerino è spostarsi». «Siamo partite insieme nell'84. La prima parte della strada è stata comune, poi io mi sono dedicata alla danza contemporanea, mentre Marta ha proseguito con la classica. A Firenze - prosegue Liliana - ho studiato con Maria Rosa Villoresi, solista in vari teatri tedeschi e allieva di Marika Besobrasova. Sono rimasta affascinata dalla danza contemporanea e, dopo alcune esperienze negli Usa e in Francia, sono tornata nel capoluogo toscano, dove mi dedico alla coreografia e all'insegnamento nella scuola che dirigo, ma anche all'organizzazione di workshop ed eventi. Il successo raggiunto ha più a che fare con la soddisfazione nel perseguire un sogno che con la notorietà. La danza è passione, sacrificio, e anche se ultimamente ha avuto un po' di spazio in tv, rimane poco conosciuta al grande pubblico».
Anche la carriera di Marta è passata per Firenze. «Per il diploma i miei mi hanno regalato uno stage, cui ne è seguito un secondo come allieva di Egon Madsen, stella dello Stuttgarter Ballett. La mia fortuna è stata incontrare Gino Landi, che mi ha aperto le porte del musical e dell'operetta. Stava lavorando a uno spettacolo a Berlino e mi chiese se volevo seguirlo. Lo spettacolo non si realizzò, ma fece in modo che gli artisti arrivati con lui fossero inseriti in un altro show. Così sono rimasta». Dopo aver lavorato al Friedrichstadt Palace per cinque anni, ha deciso di dedicarsi all'insegnamento della danza classica. «Insegnare è una passione. Dobbiamo ringraziare la nostra prima insegnante che ci ha fatto amare la danza».
«Quello che ci dispiace dell'Italia è che non si punti sui giovani. I talenti ci sono, ma la danza è considerata un hobby, la cenerentola delle arti. Eppure ci vuole dedizione: la danza è uno stile di vita. Devi studiare ogni giorno per 10/15 anni, devi curare particolarmente il fisico: il tuo corpo è uno stumento. Molti piaceri ti vengono tolti, ma a ripagarti è l'amore per l'arte». Una preoccupazione. «Leggiamo che il Corpo di ballo del Verdi è stato sciolto. In giro per il mondo incontri tanti ballerini italiani, ma la presenza di un corpo fisso è garanzia della continuità di una scuola. Molti quando smettono si dedicano all'insegnamento e lo fanno nella città dove lavorano. Anche a Trieste ci vorrebbe una scuola coreutica pubblica».
Gianfranco Terzoli

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