Adriano Braidotti fa il cattivo miracolato

di FRANCESCO CARDELLA


TRIESTE Il teatro resta la sua terra, ma al respiro di un set non ha saputo proprio rinunciare, soprattutto se l'attore da affiancare si chiama Gigi Proietti. Adriano Braidotti torna davanti alla cinepresa e lo fa in grande stile, vestendo i panni da protagonista per il film tv dal titolo "Preferisco il paradiso", per la regia di Giacomo Campiotti, opera in due puntate dedicata alla vita di San Filippo Neri, produzione targata Rai attesa sul piccolo schermo per il prossimo autunno. L'attore triestino interpreterà Antonio, il cattivo di turno miracolato da Filippo Neri ( Gigi Proietti) e che in seguito alla grazia deciderà di intraprendere un percorso religioso vestendo il saio. Ruolo delicato e intenso quello affidato a Braidotti, tappa giunta forse inaspettata, quasi a coronamento di una prima parte del variegato cammino artistico, scandito da molto teatro, scuola e spettacoli di mimo, regia, corti, cinema e abbondanti incursioni televisive disegnate da ruoli all'interno della soap "Vivere" o nelle serie " Camera Caffè", " Don Matteo" e " Nebbie e Delitti": «Ci contavo e attendevo il momento propizio – spiega Adriano Braidotti – speravo di riprendere il discorso con la cinematografia pur sapendo bene il contesto difficile e per certi versi privilegiato dell'intero ambiente. Era un cavallo da prendere – ha ribadito deciso – e sapevo che l'esperienza mi avrebbe dato forza, stimoli».
È stato così. Il trentunenne interprete su quel "cavallo" è rimasto in sella non solo per l'opera di Giacomo Campiotti e ha saputo cogliere una nuova opportunità: «Eravamo sul set di "Preferisco il Paradiso" e sono stato avvicinato dal regista Fernando Muraca – ha aggiunto – dall'incontro è nata la possibilità di poter lavorare in un film biografico dedicato al filosofo Duns Scoto. Si tratta di una produzione sostenuta dalle Edizioni Paoline, destinata ad essere tradotta in varie lingue e anche essa, in futuro, per una programmazione Rai».
Due pellicole, due personaggi, un unico denominatore. Quello di una narrazione a tinte religiose, con storie che evocano mutamenti, fede e filosofie, quasi a voler accompagnare il momento della possibile svolta dell'attore triestino: «Che sia una svolta lo spero – ha replicato – di certo non intrisa da miei particolari concetti di religiosità». La sua "Chiesa" resta piuttosto il palco, la sua fede legata all'arte e in particolare al suo mentore, il regista Antonio Calenda: «Quando mi chiama per lui ci sono sempre – sottolinea Adriano Braidotti – lo faccio di cuore, anche perché mi offre la possibilità di tornare a Trieste e mantenerci un contatto artistico, una delle cose a cui ci tengo particolarmente». Lo vedremo infatti all'opera nello spettacolo "L'inventore del cavallo", tratto da un racconto di Achille Campanile, produzione dello Stabile regionale in programma dal 17 al 19 giugno al Teatrino Parco San Giovanni, lavoro firmato da Luciano Pasini, con la supervisione artistica dello stesso Antonio Calenda.
Ancora teatro quindi, la via del cuore che Adriano Braidotti persegue sin dai primi sogni tra palco e laboratori, cammino corredato dagli studi giovanili alla "Scuola di Bologna" diretta da A.G. Garrone e dalle successive tappe, prevalentemente targate Teatro Stabile "Rossetti", dove la crescita è stata alimentata da opere come "Orestea", a fianco di Alessandro Preziosi, "Otello", nei panni di Cassio accanto a Michele Placido, e nel "Re Lear", con Roberto Herliztka.
L'ultima gemma teatrale di Adriano Braidotti è scaturita dal fortunato Arlecchino interpretato alla corte di Massimo Dapporto, in "I due gemelli veneziani".
C'è un progetto infine che sta prendendo vita, idea che Adriano Braidotti sta traducendo sulla scorta di quanto collezionato, ideato e cullato nell'arco di 12 anni di esperienze collaterali anche in veste di mimo. Uno scrigno a cui l'interprete triestino ora vuole dare un palco, un cartellone e il senso di un viaggio che continua: «Una pantomima tutta mia, finalmente – chiosa – era l'idea artistica pura che avevo con me, che non volevo commercializzare ma che ora voglio piuttosto rivelare, come merita. Un ora di spettacolo, poca musica, una storia semplice. Mi chiedo dove saprà portarmi...».
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