Se Genefinity, la piccola vivacissima azienda nata dallUniversità di Trieste e attiva nel campo dei film sottili per bionsensori e sistemi fotovoltaici (che lavora soprattutto con lestero) ha appena vinto la quarta edizione del premio «Start up dellanno» dando lustro alla creatività triestina legata allimpresa, poco si sa di che fine hanno fatto le tantissime «invenzioni» registrate a livello individuale da ben 166 cittadini tra il 2000 e il 2008. Un numero molto superiore a quello dei ricercatori di mestiere.
Tra queste invenzioni ci sono moltissime curiosità simpatiche. Cè chi ha inventato un particolare stendibiancheria, e chi si è ingegnato a brevettare «un parco marino in Porto vecchio». Troviamo poi lidea che consente di meglio guidare un cavallo. O quella di un «lavaschiena» da bagno e da doccia. Un signore ha invece fissato i diritti per la creazione di «bigodini per méches» e un altro ha creato «un tubetto traforato anti-occlusioni compenetrante il pennello della pipa».
Una creativa donna ha inventato un «supporto per ghirlanda cerimoniale». Un signore il «portafoto particolarmente indicato per il settore funerario», un altro un «porta cravatta per giacca», cè chi si è ingegnato su particolari soluzioni sul phon e i bigodini per capelli (anche senza méches»), o su un «indumento intimo monouso particolarmente adatto a raccogliere il sudore» e chi tocca vette sublimi di fantasia: ha brevettato «la macchina delle coccole».
Ma davvero sarebbe interessante allestire una mostra delle invenzioni, non solo per vedere la macchina delle coccole, ma pure «maglia e calzoncini strappabili per giocatori», «maschera portasigarette per laspirazione del fumo passivo di tabacco», «fiore artificiale dotato di gambo a bloccaggio rapido», «dispositivo per il ginocchio che consente la rotazione automatica della tibia», «dispositivo identificativo da indossare», «dispositivo dorsale di regolazione multipla per la personalizzazione della taglia dei reggiseni», «cubicolo antidirottamento», «bacchettone di aspirazione, con denti e spazzole variabili, per la pulizia del cane, del gatto e del cavallo», «cofano funerario» (tre diversi inventori), «apparecchio sgusciauova», «barra di controllo per aquiloni».
Questa la creatività individuale. Più difficile riferire che cosa hanno scoperto e brevettato gli enti di ricerca, perché si tratta di procedimenti nel campo della fisica, della chimica, della biologia che a occhio inesperto poco dicono di per sè.
Di norma noi siamo soprattutto abituati a fare i conti con i brevetti farmaceutici, specie da quando siamo invitati a comprare il farmaco «generico»: poiché lazienda produttrice non paga più i diritti, la medicina costa meno. Anche per mantenere il deposito negli anni, infatti, si paga. Le idee non sono gratuite, poggiano su un solido mercato. (g. z.)