Il Brasile spacca in due la proprietà di Telecom

MILANOPiccoli e grandi soci di Telecom chiedono la testa di Telefonica: deve lasciare Telco, la holding di controllo del gruppo guidato da Franco Bernabè, perchè in conflitto di interesse in Brasile dove si sta battendo per conquistare il primo operatore mobile del Paese, Vivo, principale concorrente di Tim Brasil, controllata brasiliana di Telecom. A chiedere il divorzio è stato Marco Fossati, attraverso la Findim titolare del 5% del capitale di Telecom, quota che ne fa il terzo azionista, dopo Telefonica e le Generali.
«Indipendentemente dal fatto che riescano o meno a fare l'acquisizione (di Vivo, ndr) - afferma Fossati - buon senso vuole che Telecom Italia non possa più avere Telefonica come proprietario di una partecipazione di controllo, visto che la loro strategia è ora in diretto conflitto con le prospettive del nostro asset strategico brasiliano Tim Brasil». Una richiesta applaudita dall'Asati, l'associazione dei piccoli azionisti di Telecom: «condividiamo la necessità di un'uscita di Telefonica - ha commentato il presidente Franco Lombardi - e già nel passato abbiamo a più riprese denunciato il conflitto di interessi in cui si trova il socio spagnolo di Telecom».
Per ora in Telco, secondo quanto si apprende in ambienti vicini alla holding che controlla il 22,5% di Telecom e di cui Telefonica detiene il 46,2%, non sono previsti movimenti nè sono in agenda appuntamenti. Il patto scade nel 2013 con una finestra, nell'aprile del prossimo anno, per chiedere la disdetta anticipata e la scissione delle quote. Le mosse di Telefonica non potranno comunque non imporre una riflessione ai soci italiani di Telco (Generali, Mediobanca, Intesa).
La posizione di Fossati sulla "sostenibilità" di Telefonica nella stanza dei bottoni di Telecom nasce dalla battaglia ingaggiata dagli spagnoli per il controllo di Vivo. Un obiettivo per il quale sono stati messi sul piatto 6,5 miliardi di euro per la quota del 50% di Portugal Telecom in Brasilcel, la holding che controlla il 60% dell'operatore brasiliano e di cui Telefonica ha l'altro 50%. Se Telefonica centrerà l'obiettivo, si troverà ad essere in Brasile sia proprietaria di Vivo che azionista di Tim Brasil. Una situazione che per Fossati «sarebbe il massimo conflitto di interessi».