«In un momento in cui lo Stato dà poche garanzie per la ricerca, noi abbiamo fatto il grande salto diventando fondazione, lunica del genere in Italia». Claudio Tiribelli, medico del fegato, docente universitario, laboratorio da 400 metri in Area di ricerca, 5000 pazienti di cui il 30% da fuori regione su cui fare sperimentazione e cura, 18 ricercatori «di otto nazionalità», così riesce a fare contratti di «almeno 5-10 anni» ai ricercatori, mentre un «grant» europeo non dura più di tre.
Ha associato la Regione, con un finanziamento da ben 250 mila euro, le Aziende ospedaliere di Trieste e Udine con 30 mila, lArea di ricerca con altri 30, e dallUniversità ha ottenuto non denari (non ci sono) ma se stesso: la disponibilità di tempo stipendiato da dedicare al Centro studi.
Da qui poi la caccia ad altri fondi, quelli cui attinge anche il Burlo Garofolo: Telethon, Airc, bandi europei. «È finita lepoca dei finanziamenti a pioggia» afferma Tiribelli, in partenza per Giacarta, impegnato nel progetto avviato con la Regione a Buenos Aires per la creazione del primo centro di «crioconservazione» di organi per i trapianti dArgentina, mentre altri accordi per esportare ricerca e tecnologia in corso con Messico, Indonesia, Egitto. Non solo, il dottore del fegato è anche revisore a Bruxelles dei progetti europei, così come (e lo ha raccontato ieri) Carlo Rizzuto, il presidente del Sincrotrone.
In Area Tiribelli paga senza scomporsi 65 mila euro di affitto allanno per 400 metri quadrati di laboratorio, servizi inclusima: «Ti dà servizi, facilitazioni, attrezzature, è vicina a Cattinara. Uno potrebbe chiedersi se serve un cinque stelle. La risposta è sì. Devi essere trattato bene per fare ricerca, chi dice non posso farla in realtà non vuole. Per questo serve il finanziamento a lungo termine».
Chi ha voluto, e potuto, è stata in Area la Ital-Tbs, ora Tbs-Group, nata da unintuizione nel 1987 (garantire gestione e manutenzione di apparecchiature e tecnolologie biomediche) e ora multinazionale anche nelle-health in una decina di paesi europei e quotata in Borsa nel listino delle piccole e medie imprese, presidente e amministratore delegato Diego Bravar. Tutto partì da un progetto del Cnr, ma dopo i consistenti capitali pubblici ricevuti si trasformò anche in attore finanziario per acquisire investitori in Italia e allestero. E lArea tanto si è virata su questa rotta che cercando un consorzio di ricerca denominato «Innovaction relay centres» con basi in mezza Italia tra cui a Trieste in Area, si trova ormai dellaltro. Quello è sparito, si è trasformato in «Friend Europe», a base triveneta, tra i soci ha anche le Camere di commercio, Informest, Enea. Offre consulenze su tecnologie e finanziamenti, segnala opportunità di mercato, individua «partner tecnologici». Fa parte della Divisione trasferimento tecnologico, diretto da Stephen Taylor. «Abbiamo avuto una menzione come best pratice della pubblica amministrazione per la nostra capacità di trovare finanziamenti: si pesa di meno sui fondi pubblici» dice Lara Dipace, la funzionaria. (g. z.)