13 aprile 2010 —
pagina 09
sezione: Attualità
di ROBERTO URIZIO
TRIESTE «Siamo abituati a definire spietata la concorrenza, in realtà è la mancanza di concorrenza sia nel pubblico che nel privato che produce inefficienze, prezzi alti, riducendo il livello di benessere di una società». Da questo presupposto si è sviluppato il dibattito organizzato dalla Confcommercio di Trieste nel quale sono intervenuti lassessore regionale Alessia Rosolen, il segretario provinciale del Pd Roberto Cosolini, il presidente della Camera di Commercio di Trieste Antonio Paoletti e lanalista di politiche pubbliche Paolo DAnselmi, autore del libro Il barbiere di Stalin.
Nellillustrate il suo lavoro, DAnselmi ha sottolineato la necessità di portare la concorrenza in primo piano per passare dalla divisione della torta alla produzione della torta stessa.
La mancanza di concorrenza, secondo DAnselmi, porta al rischio di evasione dal lavoro, intesa come assenza di una qualsiasi valutazione del prodotto o del servizio erogato, in campo pubblico come in quello privato: «Il barbiere di Stalin non si sentiva minimamente responsabile dei crimini del dittatore, pur servendolo fedelmente. Come lui, anche noi ci dichiariamo regolarmente innocenti pur flirtando ripetutamente con il male, o almeno con lirresponsabilità sociale che caratterizza lItalia».
Secondo Cosolini è un problema che ha portato al declino dellItalia, citando in particolare la mancanza di concorrenza nel settore dellUniversità, dei servizi pubblici e delle professioni dove si sono fatti passi indietro rispetto alle liberalizzazioni.
Una prima azione da compiere, secondo il segretario del Pd triestino, è tramutare i contributi statali, spesso sbilanciati verso una platea di imprese che generano una parte minoritaria di ricchezza, in detassazione immediata in modo da velocizzare il sistema e renderlo meno dipendente da legami tra economia e politica.
Per lassessore Rosolen merito e qualità non dovrebbero scoperte degli anni Duemila ma principi fondanti. La crisi ha fatto pensare a nuovi modelli di sviluppo e anche la politica deve cambiare mentalità: non dipendere più da meccanismi finanziari.
Lesponente della Giunta regionale ha citato i casi delle ferrovie e dellenergia dove, con le privatizzazione degli anni 80 e 90 si è pensato che meccanismi finanziari potessero sopperire alla politica e alletica del lavoro.
Il presidente Paoletti ha infine sottolineato la necessità di creare catene virtuose per dare risposte alle imprese che oggi non trovano in Italia le condizioni per lavorare al meglio e si vedono costrette a emigrare oltreconfine.
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