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«Più concorrenza migliora il lavoro»

di ROBERTO URIZIO


TRIESTE «Siamo abituati a definire spietata la concorrenza, in realtà è la mancanza di concorrenza sia nel pubblico che nel privato che produce inefficienze, prezzi alti, riducendo il livello di benessere di una società». Da questo presupposto si è sviluppato il dibattito organizzato dalla Confcommercio di Trieste nel quale sono intervenuti l’assessore regionale Alessia Rosolen, il segretario provinciale del Pd Roberto Cosolini, il presidente della Camera di Commercio di Trieste Antonio Paoletti e l’analista di politiche pubbliche Paolo D’Anselmi, autore del libro “Il barbiere di Stalin”.
Nell’illustrate il suo lavoro, D’Anselmi ha sottolineato la necessità ”di portare la concorrenza in primo piano per passare dalla divisione della torta alla produzione della torta stessa”.
La mancanza di concorrenza, secondo D’Anselmi, porta al rischio di ”evasione dal lavoro”, intesa come assenza di una qualsiasi valutazione del prodotto o del servizio erogato, in campo pubblico come in quello privato: «Il barbiere di Stalin non si sentiva minimamente responsabile dei crimini del dittatore, pur servendolo fedelmente. Come lui, anche noi ci dichiariamo regolarmente innocenti pur flirtando ripetutamente con il male, o almeno con l’irresponsabilità sociale che caratterizza l’Italia».
Secondo Cosolini ”è un problema che ha portato al declino dell’Italia”, citando in particolare la mancanza di concorrenza nel settore dell’Università, dei servizi pubblici e delle professioni “dove si sono fatti passi indietro rispetto alle liberalizzazioni”.
Una prima azione da compiere, secondo il segretario del Pd triestino, “è tramutare i contributi statali, spesso sbilanciati verso una platea di imprese che generano una parte minoritaria di ricchezza, in detassazione immediata in modo da velocizzare il sistema e renderlo meno dipendente da legami tra economia e politica”.
Per l’assessore Rosolen ”merito e qualità non dovrebbero scoperte degli anni Duemila ma principi fondanti. La crisi ha fatto pensare a nuovi modelli di sviluppo e anche la politica deve cambiare mentalità: non dipendere più da meccanismi finanziari”.
L’esponente della Giunta regionale ha citato i casi delle ferrovie e dell’energia dove, ”con le privatizzazione degli anni ’80 e ’90 si è pensato che meccanismi finanziari potessero sopperire alla politica e all’etica del lavoro”.
Il presidente Paoletti ha infine sottolineato la necessità ”di creare catene virtuose per dare risposte alle imprese che oggi non trovano in Italia le condizioni per lavorare al meglio e si vedono costrette a emigrare oltreconfine”.
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