La solitudine del guardiano, tra un bau e l'altro

Da "La scoperta di Bild" pubblichiamo l'inizio del racconto di Fulvio Tomizza, per gentile concessione di Falzea Editore.

di FULVIO TOMIZZA


C'era un cane tanto solo, come nessuno se lo può immaginare. Forse fu pensando a lui che si incominciò a dire "solo come un cane". I suoi padroni erano una coppia di contadini già anziani, che per tutto il giorno se ne stavano a lavorare nei campi e tornavano a sera tarda. Da quel momento incominciava il lavoro di Bild, che era di tenere la volpe lontana dal pollaio. Giovanni e Giovanna, i suoi padroni, lo avevano legato a una catena tra la stalletta dei polli, che sorgeva dietro la casa, e il bosco di querce. A ogni rumore sospetto tra il fogliame Bild era lesto ad abbaiare, così che i due vecchi sposi, stanchi morti per la fatica, si svegliavano per un attimo e subito ricadevano nel sonno, rassicurati.
Per questa ragione non erano avari con il loro cane, al quale davano da mangiare due volte al giorno, di mattina presto prima di partire e alla sera quando tornavano, badando pure a riempirgli la ciotola dell'acqua.
Quanto al bere e al mangiare Bild poteva dirsi dunque contento. Ma ciò di cui più soffriva era la mancanza di compagnia, lo starsene solo dalla mattina alla sera e dalla sera alla mattina. Sognava anche lui nei momenti in cui veniva preso dal sonno, e immaginava che dal bosco uscisse per davvero la volpe, che era suo compito di impaurire, che Giovanni ogni tanto lo slegasse e lo portasse con sé sul trattore; che Giovanna nel versargli il cibo allungasse una mano per accarezzargli il pelo, grattargli un orecchio, tirargli la coda; che i passanti si fermassero sulla strada ghiaiosa quando avevano superato il margine del bosco e d'improvviso comparivano alla sua vista e lui li richiamava con un abbaio e loro invece affrettavano il passo, i bambini si mettevano addirittura a correre per scomparire dietro l'alta facciata della casa. Sì, che si fermasse un po' di più la vecchietta con lo scialle, ma senza dirgli ciò che lui ben sapeva: che era solo come il campanile del paese.
Proprio da quel lato della piazzuola, nella quale si elevavano soltanto l'albero a cui era legato e il pagliaio dove si rifugiava in caso di pioggia, gli venivano le uniche distrazioni che interrompevano le sue giornate lunghe e tristi. Gli dava una certa soddisfazione vedere di quando in quando la gente scendere dal villaggio vicino per raggiungere il grosso paese fornito di alcuni negozi e attraversato dalla strada asfaltata sulla quale scorrevano le automobili, i camion, le corriere, già verso il mare.
Meravigliava Bild il diverso modo di vestire e di camminare degli stessi passanti, sia che cambiassero le stagioni e come i suoi stessi padroni gli si presentassero ora con le braccia nude ora infagottati fino agli occhi, sia che si recassero al paese per le compere o invece di là si spingessero verso altri centri.
Imparava anche a conoscerli, a ricevere qualche parola in risposta al proprio abbaio, che era quasi sempre di protesta. Non capivano che il suo modo di esprimersi non era sempre di minaccia e avesse anche lui il diritto di mostrarsi diverso a seconda del tempo, dell'umore, del tipo di persona alla quale si rivolgeva.
Poi scendeva la notte e dal suo spiazzo nudo e un po' elevato Bild vedeva accendersi tante luci che pure parevano invitarlo a farsi vivo, a dire che lui continuava a esserci anche col buio. Ma la sua voce non veniva ascoltata e, via via, si sperdeva nel frastuono delle macchine che erano ridotte a tanti puntini luminosi, i quali sfrecciavano lungo la grande strada.