Dentisti in crisi, il calo dei pazienti tocca il 40%

di GABRIELLA ZIANI


Nessuno vuole spendere, molti non ne hanno più la possibilità, tutti però vogliono un lavoro fatto al meglio, e talora s'illudono di procurarselo secondo la vecchia formula «di più a meno», andando all'estero, e non di rado rischiando colossali bidoni (senza possibilità di risarcimento). C'è poi chi evita queste peripezie, e dal dentista semplicemente ha smesso di andare. Si calcola un calo di pazienti del 30-40%. Coi conseguenti problemi di salute, che forse nemmeno si è in grado di mettere a fuoco.
Per i dentisti, già considerati «d'oro», i tempi si sono fatti così amari che a Trieste molti studi sono a rischio di chiusura, lo conferma la categoria apertamente, dicendo anche che l'università continua a produrre dentisti, e che una volta i giovani appena laureati erano subito contesi, mentre adesso, dopo undici anni di studio, supplicano apprendistati che fanno perfino fatica a trovare: «Del resto, chi è oggi quell'idiota disposto a spendere non meno di 200 mila euro per aprire uno studio suo?».
Meno clienti, più clienti che non pagano, in aumento i contenziosi d'ogni tipo. Gente che per non pagare dichiara: «Il lavoro è stato fatto male». E trova sponda in altri dentisti che, a volte anche solo per accaparrarsi un cliente, danno loro ragione a scapito del collega. Guerra di carie, più che alla carie. In una categoria che in città ha una concentrazione di professionisti doppia rispetto alla media italiana, come ricorda il presidente degli odontoiatri in seno all'Ordine dei medici, Diego Paschina: uno ogni 700 cittadini adulti, a fronte del dato nazionale di uno ogni 1500. Per la precisione gli studi dentistici sono 191, non tutti singoli, dunque i professionisti sono in numero maggiore. Poi ci sono i facili confini alle spalle che aprono rivoli di pazienti fuggitivi. Più verso Croazia (e oltre) che verso Slovenia, per ragioni di prezzo.
Ecco un risvolto della crisi economica che ha dirette conseguenze sulle cure. «Molti pazienti non li vediamo più. Altri vengono e non pagano, oppure dicono che pagheranno ma a rate, 300 euro al mese: sissignore, così mi pagano in tre-quattro anni, ma scherziamo? Impossibile, coi costi alti e non comprimibili che ci ritroviamo. Sempre più spesso - racconta preoccupato Paschina - ci facciamo vidimare la parcella dall'Ordine, per cautelarci». Che cosa significa? Il dentista certifica il lavoro svolto, i costi, la parcella richiesta, e poi chiede all'Ordine di verificare la congruità del prezzo. Col timbro sulla carta può poi rivolgersi a un avvocato contro il suo cliente debitore. «Però - aggiunge Paschina mestamente - se poi uno i soldi non li ha, non li ha. Hai voglia a denunciare. È più facile che quando il cliente scopre che ti deve, che so, 1000, o 10 mila euro che siano, improvvisamente si svegli e ti accusi di aver fatto male il lavoro. E quando anche ti rivolgi alla giustizia, coi tempi che ci mette, chiunque infine la fa franca».
A dirla tutta, un giorno in uno studio dentistico (ma non a Trieste) si è arrivati per questi motivi a una lite dai risvolti paradossali. Medico: «Lei deve pagarmi il lavoro». «Non pago». Medico: «Allora scelga: o si fa togliere l'impianto, il dente che le ho messo, e me lo restituisce, o chiamo i carabinieri». Risposta: «Tolga pure e se lo tenga». A ciascuno il suo, e un ringhioso addio. Nulla si sa del destino del dente usato, ha vinto il principio.
In più c'è la gente che va all'estero. A Trieste non si vedono ancora i pullman riempiti con le campagne pubblicitarie, che portano in Romania, in Ungheria. «Si vedono però le conseguenze - dice Paschina -, cure con materiali contenenti nichel (che da noi non si usano più), e allergie pazzesche, risarcimenti zero e contenziosi giudiziari con altri Stati, figuriamoci. Nessuno pensa - aggiunge - che la prevenzione costa meno ed evita lavori importanti, va invece a farseli fare altrove, dove ovviamente non te li negano. Le stesse persone in Italia per lo stesso intervento avrebbero certo pagato di più, ma nella maggioranza dei casi l'avrebbero evitato». Si dice nell'ambiente che le aziende produttrici di strumenti per dentista fanno operazioni di
dumping per creare mercato in Paesi in via di sviluppo, cioé vendono sottocosto. E da qui parte la catena del «low cost».
«Ormai anche la Slovenia ha paura di quanto sta succedendo in Croazia e più in là, fino in Bielorussia - conferma Adriano Celato, il predecessore di Paschina -, quanto a noi il personale, i materiali, gli affitti, illeasing per le attrezzature continua a costare, e gli introiti a calare. La forbice si allarga sempre più, e la coperta è sempre più corta».
«Vero - certifica Claudio Pandullo, presidente dell'Ordine dei medici di Trieste -, fra i dentisti ci sono continuequerelle e lamentazioni, hanno sempre più difficoltà a trovare pazienti, mentre al contrario l'Italia e noi stessi stiamo restando senza medici, e la Slovenia pure». Poi c'è un'altra storia: quella del paziente che stenta a trovare il dentista. Cioé un dentista che sia a portata di mano, e anche di tasca.
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