11 marzo 2010 —
pagina 25
sezione: Cultura - Spettacolo
di LISA CORVA
Qualche settimana fa
Giulio Mozzi si è addormentato in treno. E quando si è svegliato si è accorto che gli avevano rubato il cellulare. Direte: che cosa ci interessa? Il punto è che Giulio Mozzi è uno scrittore, e che l'incidente assomiglia in modo bizzarro a uno dei buffi racconti del suo ultimo libro,
"Sono l'ultimo a scendere" (Mondadori). Che sono, infatti, per la maggior parte ambientati sui treni italiani, Eurostar e regionali, compresa una tratta che chi parte da Trieste conosce bene: quella che va da Mestre a Milano. Mozzi, infatti, scrittore e consulente editoriale, vive a Padova; ma, a quanto pare, vive molto anche nei non propriamente comodi vagoni delle Ferrovie dello Stato. Proprio in treno è ambientato il racconto di una signora, cui lei racconta che le voci che sente uscire dalla grata del condizionatore sono gli spiriti di chi si è suicidato sui binari...
Ha letto per caso il libro? Si è vendicata?«Quella signora, come tanti personaggi di romanzi e racconti, ha un problema: non esiste. Quindi non so come potrebbe scrivermi o vendicarsi. D'altra parte, anni fa, un tizio mi mandò una cartolina per dirmi che aveva incontrato il personaggio d'un mio racconto - un professore pazzo che, nel racconto, andava in giro per gli argini del Po emiliano impartendo lezioni a chiunque incontrasse. Eppure anche quel personaggio non esisteva. Quindi non si può escludere nulla...».
In treno lei guarda sempre che cosa leggono gli altri passeggeri. Le è mai venuta la tentazione di dire: ma lasci perdere! Oppure: è bello, l'ho letto anch'io...
«Mi succede spesso di chiacchierare di libri e letture con chi viaggia vicino a me. Di solito non sono io ad attaccare bottone. Il più delle volte sono conversazioni piacevoli. A volte sono sorprendenti. Una volta stavo andando a Milano, leggevo un dattiloscritto di racconti, di fronte a me c'era un giovanotto che leggeva un libro di filosofia dal titolo impossibile. Facemmo due chiacchiere, e si scoprì che il giovanotto era l'autore dei racconti. Che poi furono anche pubblicati: Luca Berta, "Imitazioni della vita", Sironi».
Ha mai incontrato qualcuno che leggeva un suo libro?«Sì. In treno, naturalmente. Un ragazzo lo leggeva, e il suo amico gli domandò: "Ma com'è, quel libro?". Il ragazzo rispose: "Sapessi!... Di quelle seghe mentali!...»".
In uno dei racconti il protagonista è un suo libro. Ritrovato, e salvato, in una bottega di libri usati: era di una lettrice la cui biblioteca, dopo la sua morte, era stata venduta dal marito. È un racconto molto commovente. Mi è rimasta una curiosità: che libro era?«Nella mia immaginazione, il libro era "La felicità terrena". Sono contento che il racconto risulti commovente. E' bello quando le storie inventate commuovono».
Lei viene tempestato da richieste di aspiranti scrittori. Allora, una volta per tutte, il suo consiglio è? A parte, s'intende, il suo "(Non) un corso di scrittura e narrazione" (Terre di mezzo editore). «Sono ben lieto di essere "tempestato" da richieste di aspiranti scrittori. Io cominciai a pubblicare perché Marco Lodoli ebbe la generosità di leggere un mio racconto e di farlo leggere ad alcuni editori. Non vedo perché non dovrei restituire il favore. E sono felice di aver fatto di questo - del leggere qualunque testo mi venga sottoposto - addirittura un mestiere. A chi ha scritta una storia, e si propone di mandarla in giro, consiglierei una cosa sola: metta il suo dattiloscritto su un tavolo; ci metta accanto i cinque o sei libri che ama di più - non necessariamente i libri più belli che conosce: quelli che ama di più, che in qualche misura gli hanno cambiata la vita - e si domandi: "Questo mio scritto, potrebbe cambiare la vita a qualcuno? E perché?". Se non ha una risposta chiara, eviti di spedire».
"Sono l'ultimo a scendere" è nato in realtà come un blog-diario, che ha tenuto in rete dal 2003 al 2008, e che si interrompe prima dell'avvento di Facebook. Che cosa pensa, dunque, del sito di social networking più famoso del mondo, e sul quale è presente anche lei?«Ogni strumento va usato per quello che è e per quello che può. Facebook è un luogo ideale per cazzeggiare, ma a me cazzeggiare non interessa. È anche uno strumento ottimo per diramare istantaneamente brevi notizie (ad esempio: un link a un articolo, l'avvio di un'iniziativa, eccetera) a una quantità di persone che, se hanno chiesto o accettato di essere tuoi "amici", evidentemente hanno un interesse per quello che fai. Infine, è uno strumento ancora molto scadente per cercare persone che possano condividere con te delle cose o dei percorsi. A questo scopo, sono più utili le reti sociali professionali, come Linkedin o simili. Gli scocciatori, poi, sono più presenti nelle mie storie che nella realtà...».
Viaggia ancora così tanto in treno? Un appello alle FS?«Viaggio in treno tantissimo: 15-20 ore a settimana non me le leva nessuno. A Trenitalia chiederei di dare più soddisfazione, più visibilità, più pubblico elogio al personale viaggiante: fa un lavoro difficile, e quasi sempre lo fa molto bene».
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