Traffico in tilt, la disfatta del Piano neve

di PIERO RAUBER


Bus bloccati con le quattro frecce accese per ore e con il
displayluminoso impostato alla voce fuori servizio. Sul sedile di guida, autisti rassegnati o in preoccupata attesa di disposizioni da una ricetrasmittente che non dava segni di vita, tanto erano ingolfati i canali d'emergenza. Eppoi utilitarie in derapata, se non di traverso, o in coda tra una sfrizionata e una toccata al freno. E ancora taxi muniti di catene, o almeno di pneumatici da neve, protagonisti di slalom tra tutti quegli ostacoli motorizzati. A proposito: chi un taxi è riuscito a intercettarlo, tra le 14 e le 16, ha come vinto la lotteria, visto che le linee telefoniche per chiamarne uno erano costantemente intasate. E i dodici spargisale di AcegasAps? Bloccati pure loro nel corto circuito del traffico, appesantito dalla chiusura della sopraelevata della Gvt. Come bloccate del resto - proprio per l'accumulo di mezzi pesanti dirottati dalla sopraelevata lungo via Svevo - risultavano le Panda dei tecnici della Trieste Trasporti, che avrebbero dovuto consegnare al volo le catene, con tanto di montaggio seduta stante, a tutti quei bus (e a un certo punto erano più di cinquanta sparsi per la città...) fermi per l'appunto con le quattro frecce. Tutt'intorno strade impercorribili - come la proverbiale via Commerciale, rimasta chiusa fin alla notte e ben poco "assistita" dal tram di Opicina, che comunque si fermava a Conconello prima che unblack-outlo tagliasse fuori per circa mezz'ora - o scivolosissime, come per esempio via Fabio Severo da una parte e via Forlanini dall'altra. Già, via Forlanini, l'arteria principale per le ambulanze o le macchine private dirette a Cattinara. Tante istantanee per un unico dato di fatto: la Trieste che ieri pomeriggio doveva (o voleva) muoversi è finita miseramente in ginocchio, vittima per la prima volta di file in pieno centro e non solo sulle pendenze semiperiferiche. Il maltempo ha neutralizzato il Piano neve del Comune se è vero che la salatura preventiva della sera prima è stata spazzata dalle raffiche record. È stata, insomma, la giornata più nera per le ex municipalizzate, da cui i cittadini si attendevano strade percorribili e trasporti pubblici garantiti. «Finita la buriana andremo a fare tutte le verifiche, ma il contesto è stato talmente eccezionale che non vedo colpe particolari», ha detto in serata l'assessore alle partecipate Paolo Rovis. L'apocalisse meteorologica, dunque, non appena alla bora s'è aggiunta la neve, ha consegnato alla storia anche il collasso del traffico cittadino. Gli effetti si son fatti ancor più collaterali per la concomitanza, come detto, della chiusura della Gvt, tra Molo VII e Servola, su disposizione dell'Anas. Una decisione presa al mattino - attorno alle 11 - perché sull'asfalto il vento aveva sbattuto alcuni pezzi di un attempato camino che sovrasta la vicina centrale operativa dei vigili del fuoco. A ciò s'è aggiunta l'impraticabilità di uno snodo viario importante per il cuore della città come piazza Sansovino,off-limitsal mattino per un tetto sbriciolato, rimasto tale al pomeriggio in salita verso San Giacomo e San Giusto - per il guasto fantozziano di un bus doppio della linea 10: il che ha reso non percorribile anche la galleria Sandrinelli da piazza Goldoni. Proprio in piazza Sansovino, verso le 16, è piombato Roberto Dipiazza. Ha parlato perentorio ai vigili urbani, agli addetti della Trieste Trasporti e a quelli dell'AcegasAps. «La presenza del sindaco spinge l'organizzazione», ha tagliato corto lui. Tant'è: prima che la Gvt fosse riaperta poco dopo le 17, il collasso del traffico aveva sopraffatto comunque la città. E lo aveva fatto senza sintomi di preavviso. Con la Trieste Trasporti, in particolare, colta di sorpresa. I bus in effetti, quando verso le 13.30 era cominciata a venir giù la neve, erano tutti sprovvisti di catene, nel senso che queste non erano riposte neppure nel vano attrezzi. «Ma per come si stava mettendo la giornata, attorno alle 13 eravamo in allarme solo a Prosecco, poi in mezz'ora è cambiato tutto, con l'aggravante che avevamo i camion davanti a via Svevo e le macchine con le catene non riuscivano a uscire dalla sede...», riferisce Roberto Gerin, direttore d'esercizio della stessa Trieste Trasporti. Quello che i triestini ricorderanno, però, è la paralisi pressoché totale della rete del trasporto pubblico, con linee sospese (è il caso di 15, 16, 17, 17/, 24, 25 e 26, 28 e 30) e con navette munite ad esempio di catene per collegare largo Giardino a San Giovanni, o l'incrocio tra via Forlanini e via San Pasquale a Rozzol. E per arrivare sull'altopiano? Anche quella è stata un'impresa. Quando è calata la sera - e il ghiaccio ha iniziato a formarsi pericolosamente financo sulle Rive - i bus fermi poco sopra l'Università erano a un certo punto sette, e quello che saliva per Opicina si mostrava zoppo, con tre catene su quattro perché le altre erano impegnate altrove. La fame di catene, d'altronde, non è mai stata così alta. E talvolta non sono bastate neanche quelle. A Medeazza, ai confini della provincia, qualcuno non è arrivato a casa neppure con un 4x4. La soluzione l'ha trovata, sì, ma agli antipodi della tecnologia. A bordo di un trattore.
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